POLICARPO
Modello di razzo con sistema di accelerometro meccanico e telemetria
analogica
Criscaso 1992 - 1993

Policarpo II, 9 agosto 1993
Criscaso
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pagina - Febbraio 2010
Policarpo -
Modello di razzo dotato di trasmettitore VHF per trasmissione
telemetria analogica (1993)

Policarpo 16 agosto 1993 - quarto e ultimo volo
Pictures copyright Claudio Morselli e criscaso
Breve storia del progetto (1992 -1993)
Introduzione
Policarpo
era un piccolo razzo realizzato in cartoncino e legno di balsa dotato
di trasmettitore VHF tarato sulla banda radioamatoriale dei 144 MHz che
trasmetteva un tono audio compreso tra i 100 e i 1000 Hz prodotto da un
circuito oscillatore VFO azionato da un accelerometro a massa
oscillante. L'esperimento consisteva nel trasmettere, in forma
analogica e rudimentale, dati di volo da bordo dell'apparecchio e
riceverli a terra per verificare il collegamento a media distanza (tre
chilometri per la stazione remota) e per dimostrare la possibilità di
affidare un carico utile a un piccolo razzo. Policarpo era dotato di un
cluster di due motori Estes D12 ed era pensato in due unità separate
(booster e capsula) che tornavano a terra con sistemi di paracadute
indipendenti. Il veicolo effettuò quattro voli con diverse
motorizzazioni e dimostrò la fattibilità di quanto richiesto in sede di
progetto, andando oltre le aspettative e producendo risultati per
l'epoca assolutamente all'avanguardia. In particolare l'esperimento di
telemetria era ispirato alla reale missilistica di alcuni famosi
vettori spaziali, di cui riprendeva i principi fisici ed elettrici. Di
questo progetto esiste documentazione sotto forma di articolo
pubblicato dalla rivista Unoaotto della MantuaModel nel 1994.
Oggi
questo piccolo progetto può sembrare insignificante, soprattutto alla
luce dei grandi successi raccolti, anche nel nostro paese, dai grandi
razzimodellisti che ormai si danno da fare con veicoli estremamente
sofisticati, potenti e raffinati. Solo, mi preme sottolineare che si
tratta di un pezzetto di storia del 1993, quando in Italia non
esistevano nè organizzazioni, nè gruppi, nè associazioni, nè
assicurazioni, nè mecenati del razzimodellismo. Nè esistevano
apparecchiature commerciali di telemetria miniaturizzate a basso costo.
Qui si illustra puro lavoro ed esercizio di fantasia e di inventiva.
Idea
iniziale
Dopo
avere passato alcuni mesi nello sperimentare fantasiosamente i motori
Estes tra A e C con piccoli missiletti artigianali, alcuni dei quali
piuttosto al di fuori dei canoni "ortodossi" del razzimodellismo,
cominciai a pensare che con questi motori avrei potuto finalmente
realizzare qualche esperimento oltre al semplice volo del razzo, che in
fin dei conti non era altro che una velocissima salita e una lenta
discesa sotto paracadute e francamente molto poco emozionante. Così
abbandonai alcuni esperimenti MOLTO divertenti che però non posso
raccontare per iscritto e cominciai a pensare di mettere su un razzo
qualcosa che non fosse normale parte del razzetto. Vale a dire un
"carico utile", ovvero una specie di "missione". A questo punto il
razzetto diventava solo una parte della "missione", vale a dire il
veicolo che si incaricava di portare in quota quello che poteva essere
un registratore audio a microcassette per registrare i suoni e gli
effetti del veloce moto del razzo. La prima idea fu infatti quella di
implementare un piccolo circuito oscillante a bassa frequenza, fissa,
che doveva essere registrata dal telaio di un microregistratorino. Le
sollecitazioni delle varie fasi del volo forse avrebbero potuto
influenzare la velocità del nastro e quindi produrre una variazione del
tono audio. Ma allora pensai che era meglio porre nel veicolo un
piccolo trasmettitore radio per provare a trasmettere ciò che volevo
dapprima registrare. L'esperimento diventava così molto interessante e
un vero e proprio esperimento di telemetria analogica con conseguente
ideazione e costruzione di un sistema di accelerometro meccanico. Tutto
molto basilare e artigianale che però diede risultati incredibilmente
positivi per l'epoca. Infatti a quell'epoca i razzimodellisti in Italia
erano pochissimi e non organizzati e inquadrati come poi succederà
tristemente nel 1999. Eravamo tutti "cani sciolti" e piuttosto
scollegati dai nostri predecessori degli anni Sessanta che si
divertivano con tubi metallici riempiti di polvere di zinco e leggevano
Sistema Pratico.
Definizione
del progetto
Contattai
l'amico Claudio K2, radioamatore del mantovano, per valutare l'ipotesi
di coinvolgerlo nell'esperimento di tracking del razzetto che avrei
dovuto costruire solamente dopo avere fissato le caratteristiche del
trasmettitore, da cui dipendevano ovviamente quelle del vettore.
Claudio mi disse che preferiva la banda dei 144 MHz perchè garantiva
lunghe coperture con bassissima potenza, piuttosto che la banda degli
80 MHz che invece pensavo di usare. Infatti avevo da parte una piccola
serie di trasmettitori di Nuova Elettronica, LX667, che avevo usato
pochi anni prima come radiomicrofoni e come eccitatori per banda FM e
fu una fortuna che la rivista prevedesse la possibilità di modificarli
facilmente proprio per la banda radioamatoriale, sia pur con una certa
perdita di potenza.
Partendo
da questa decisione, la prima cosa fu di modificare uno dei miei tre
picocli trasmettitorini. Il circuito funzionò subito bene e il mio
ricevitore a larga banda testimoniò di una discreta funzionalità del
modulino. Così cominciò la costruzione della capsula destinata a
contenere il trasmettitore e la pila da 9 Volt. Nello stesso tempo ci
fu un certo lavoro di modifiche al veicolo di lancio che inizialmente
avevo cominciato a costruire con un diametro di 70 millimetri. Mi
accorsi che la capsula sarebbe venuta di ottanta millimetri. Intanto
anche le operazioni di mutua valutazione dei pesi, contestualmente con
la costruzione dei primi elementi, mi portava a considerare necessaria
la scelta della motorizzazione in cluster. Tre motori di classe C
potevano andare bene ma alla fine optai per due motori D12, che
complessivamente davano un maggiore impulso e garantivano al veicolo,
che sarebbe pesato circa cinquecento grammi, una quota di poco
superiore ai cento metri.
Costruzione
e sviluppo
Il
booster fu realizzato in cartoncino Bristol, con due tubi portamotore
interni fissati con ordinate di multistrato da 3 millimetri. Una zona
inferiore, sede di incollaggio degli alettoni, fu resa leggermente più
robusta. Una sezione superiore, quella per l'unione alla capsula, era
costruita con possibilità di applicazione di un giunto con transisione
conica per supportare una capsula con diametro di cento millimetri,
dato che si intravedeva la possibilità di eseguire un diversissimo e
divertentissimo "esperimento" aggiuntivo. Il giunto conico poteva
essere fissato con viti e quindi rimosso. Primo esempio di modularità
dei miei veicoli a razzo, che spinsi molto a fondo negli anni
successivi e che impiego tuttora nei miei progetti. Gli alettoni furono
realizzati in balsa semplice, leggermente irrobustita da un velo di
colla vinilica.

Alcuni dei disegni originali.
A
un bel momento mi resi conto che gli alettoni, piuttosto grandi per via
del fatto che stimando con carta e penna le caratteristiche di
stabilità del veicolo e mi imponevo di renderlo stabile, erano molto
cedevoli e tendevano a vibrare molto facilmente. Risolsi il problema
semplicemente unendoli tra di loro con un elemento di collegamento
costituito da un albero in legno di bambù. Il sistema di
stabilizzazione divenne così molto più rigido.

Capsula
Policarpo. 1. sezione fusoliera sfilabile fissata con viti. 2. nose
cone con attacco paracadute. 3. trasmettitore VHF N.E. 144 MHz. 4.
Antenna a filo. 5. paracadute.

Capsula e booster.
La
capsula fu costruita più lentamente e a un bel momento, verso giugno
1993, mio fratello azzardò l'ipotesi di costruire un oscillatorino
costruito attorno a un integrato digitale, un semplice VFO, vale a dire
un oscillatore variabile in funzione di una tensione applicata mediante
un sistema di fotocellula a LED emettitore e fotoresistenza. Il
sistemino avrebbe così permesso di costruire una specie di
potenziometro elettronico-ottico, costituito da una banda di plastica
trasparente resa in parte opaca da una striscia di cartoncino nero a
forma di triangolo. Oscillando verticalmente la banda modulava per
quantità di luce ricevuta dalla fotoresistenza, che posta in un
semplice partitore, forniva una tensione variabile al VFO. Così in
circuito produceva un tono audio che variava abbastanza linearmente con
lo spostamento della banda oscillante. La banda oscillante fu sospesa
tra due molle e a una estremità della banda un pesetto cilindrico
costituiva la massa oscillante. Ecco il semplice accelerometro che
trasmetteva un tono audio compreso tra i cento e i mille Hz a seconda
della posizione della banda di fronte alla fotoresistenza. Il sistema
fu rudemente fissato al telaio della capsula, proprio dietro al
trasmettitore VHF. L'integrato CD4049 non era per nulla infastidito dal
campo elettromagnetico prodotto dal trasmettitore e fin dal primo
momento il circuito funzionò bene. La capsula era completata con un
nose cone fissato definitivamente al telaio, da un tubo di fusoliera
sfilabile inferiormente per permettere le regolazioni del TX e del
circuito modulante, per sostituire la batteria. La batteria era
ospitata in un apposito contenitore posto sopra il telaio. Un elemento
rigido di attacco del paracadute era fissato al vertice del nose cone.
La capsula completa di batteria e di due piccoli paracadute Estes
pesava 220 grammi, mentre il booster, realizzato con tecniche
estremamente conservative, pesava centosettanta grammi completo di
paracadute realizzato utilizzando un grosso sacchetto di plastica.
Bastava aggiungere due motori Estes D12-5 per ottenere un peso di
duecentocinquanta grammi. Il peso totale di Policarpo era al momento
del lancio di quattrocentosettanta grammi, circa il triplo dei più
pesanti razzetti che avevo fino allora realizzato.
Una serie di disegni esplicativi dell'epoca.

I sistemi della capsula.

Principio di costruzione del sensore inerziale.

Costruzione sensore su banda trasparente.

Modulazione a variazione di area.

Schema del sistema sensore.

Supporto fotocellula.

Capsula
Policarpo. Retro trasmettitore: 6. cilindro contenitore della massa
oscillante fissata alla banda modulatrice. 7. fotocellula a LED e
fotoresistenza.8. circuito VFO e partitori di tensione.

Particolare della sezione sensore di accelerazione.

Il
trasmettitore VHF NE LX667 modificato per la banda dei 144 MHz. Si
tratta di un PLL a sintesi di frequenza, veramente stabilissimo e
precisissimo per l'epoca. La capsula Policarpo è ancora oggi conservata
completa e funzionante, con tutti gli elementi originali.

Policarpo fotografato dopo il secondo volo e... dopo qualche riparazione
Attrezzature
di terra
Contemporaneamente
alla costruzione di capsula e vettore, mi resi conto che Policarpo
avrebbe richiesto una rampa piuttosto pesante e stabile. Un semplice
asse di legno quadrato con la solita asta da 4 millimetri non era certo
una soluzione adatta. Serviva qualcosa di più stabile e duraturo. Così,
sempre per questioni di semplicità e di velocità costruttiva, pensai a
una base rettangolare in pesanti assi di legno, chiusa superiormente da
una pesante lastra di acciaio ricavata dallo smontaggio di un vecchio
piccolo fotocopiatore. Ai lati della base rettangolare fissai due aste,
una, quella solita per i miei vecchi razzetti, e una più lunga da 5
millimetri di diametro, per Policarpo. Nello stesso tempo ebbi modo di
fissare, ai lati del box, delle pinzette elettriche per l'attacco degli
accenditori. Infatti cominciavo a voler diminuire i problemi di
accensione dei motori, dato che un misfire di un motore mi avrebbe dato
certamente un volo irregolare di Policarpo e molto probabilmente la sua
distruzione. Così arrivai alla pensata di eliminare i famigerati
coccodrilli e procedetti alla modifica di un nutrito numero di
accenditori Estes mediante l'unione di una piattina di fili rigidi
colorati. Ciò rendeva possibile dare corrente agli accenditori in
parallelo senza il pericolo di piegarne i reofori e incorrere in
rotture dell'elemento resistivo. Inoltre anche in caso di ritardo di
accensione di un motore, la lunga piattina consentiva di rimanere
attaccata al motore già in moto ascensionale e dare un paio di decimi
di secondi in più per la sua eventuale accensione ritardata. Insomma,
cercai di anticipare tutti i problemi che avevo incontrato nei
precedenti mesi di... sperimentazione selvaggia.

La rampa 1993. Si notano le colonnine di fissaggio dei terminali
elettrici degli accenditori modificati.
La
rampa di lancio pesava circa un chilogrammo e mezzo e poteva essere
resa ancora più stabile con l'applicazione di assi di legno per
aumentare l'impronta a terra. Un primo lancio del modello Estes Saturn
V in aprile permise di mettere a punto alcuni piccoli problemi.
Procedure
e test
Man
mano che ci si avvicinava ad agosto, mentre procedeva il lavoro nel
tempo libero delle domeniche e di qualche ora sul lavoro, procedeva
anche il lavoro di stesura di un programma di lanci e contatti con
l'amico Claudio per mettere a punto la capsula, vale a dire testarla a
terra per verificare che funzionasse e per fissare la giusta frequenza
di trasmissione. Sapevo che la frequenza migliore per il trasmettittore
era risultata essere quella di 144,975 MHz in via teorica, ma un altro
conto era verificarla dal vero. Claudio così mise a disposizione il suo
ricevitore Yaesu FRG9600 con cui passai alcuni giorni agli inizi di
agosto per fare prove di trasmissione. Mio fratello, all'epoca
impegnato con la fidanzata, mi assicurava buoni quarti d'ora del suo
tempo libero e caricava la capsula Policarpo sulla schiena per poi
girare per le strade del paese in bicicletta. Io a casa con il mio
ricevitore a larga banda e un'antenna Yagi a quattro elementi
verificavo il modo migliore di tenere l'antenna e valutavo le
variazioni di polarizzazione. Poi pregavo Max di rifare il giretto e
usavo il ricevitore di Claudio. Scopersi ben presto che il mio doppia
conversione costruito su circuiti di NE era molto più sensibile del
Yaesu, di contro il magnifico digitale di Claudio era stabilissimo e
preciso e definimmo così esattamente la frequenza operativa. La sera
del 6 agosto 1993 in un breve "briefing" decidemmo che la sera
successiva avremmo lanciato. L'intera giornata del 7 agosto fu dedicata
alle ultime prove, alla preparazione degli accenditori, alla
preparazione della stazione di collegamento radio CB e
all'impacchettamento dei paracadute.
Programma
di lanci
A
sera cominciai ad accendere le radio. Il mio ricevitore a larga banda
fu montato con l'antenna a stilo anzichè quella direttiva perchè non
avevo collaboratori oltre a mia sorella Rossana che già doveva
presiedere la radio CB per il collegamento con Claudio da casa sua.
Attivai il fido registratore Sony TC-MR2 e un microfono stereo che
avrebbe ripreso da un lato la voce di Rossana e dall'altro i suoni
provenienti dalla rampa di lancio posta a circa cento metri dietro
casa. Poi raccolsi i collaboratori che costituivano la Squadra Tigre
(avrei potuto definirla la Squadra Lambrusco, date le caratteristiche
dei miei "uomini", vale a dire mio papà e Jaegermeister-Gabriele). Mi
fissai alla cintura il fidatissimo, stupendo e costosissimo
registratore Sony TC-D6C e un microfono stereo al collo. Partimmo con
Policarpo, la rampa di lancio, valigetta di attrezzi e ci recammo al
sito di lancio. Arrivammo dopo solo tre minuti, prendendocela anche
comoda. Sistemai rampa e vettore e accesi la capsula. Stesi la
centralina di lancio e NON diedi la chiave a Nevio LCO per via del
fatto che... non si sa mai. Tornai di corca a casa e agguantai il mike
del CB per contattare Claudio che era già in linea. Anche lui, su mio
ordine, diede il via al registratore e poi consegnai la radio a
Rossana, mentre alla mia radio già arrivava il tono del trasmettitore
modulato dall'accelerometro. Mi accorsi che mio papà toccava il missile
perchè avvertivo delle piccolissime variazioni di frequenza del tono
audio ricevuto, segno che Policarpo era leggermente mosso a mano. Anche
questo era segno della discreta sensibilità del sistema di
accelerometro. Tornai di corsa al sito di lancio e consegnai la chiave
di sicurezza a Nevio LCO. Gabriele Jaegermeister urlò il count-down.
Alle diciannove e trenta del sette agosto 1993 Policarpo accese i suoi
due motori D12-3 e il vettore decollò, non troppo velocemente dato il
suo peso. Stabile nella ascesa, fu in circa quattro secondi in quota e
assistemmo all'apertura del paracadute. I due elementi del veicolo si
separarono e sotto i rispettivi paracadute ci sorvolarono prendendo
direzione Ovest e atterrarono in pochi secondi a circa centocinquanta
metri, proprio nel cortile del vicino di casa. Mentre mi avviai
velocemente per il recupero, i miei due collaboratori si occuparono di
riporre rampa e attrezzatura. Di lì a pochi minuti mi trovai sul tetto
in lamiera ed Eternit del garage del mio vicino di casa, e a sprezzo
del pericolo strappai il vettore Policarpo avviluppato nelle foglie di
vite Merlot del mio vicino che osservava che non gli rovinassi i rari
tralci. Udii a un certo momento il suono del tono radio emesso dalla
caspula: mio papà stava cercando la capsula e usava il ricevitore come
"radioguida" per avvicinarvisi pur non vedendola. Ottima la sua
pensata, che costituiva un ulteriore esperimento estemporaneo. Difatti
trovammo la capsula dall'altra parte dell'orto del mio vicino, nascosta
e impigliata in un albero di pesche. Il mio vecchio amico di infanzia
Davide si arrampicò con la sua agilità di ventiquattrenne e recuperò la
mia capsula.
Ringraziai
Davide e famiglia, promettendo loro una bottiglia di vino... e mi
dissero di NON portare il vino di mio papà, notoriamente genuinissimo
ma anche molto a corto
di alcol.
Mi
precipitai a casa e riagguantai la radio CB. Claudio fu cortese e
preciso nei suoi compiti e mi ritrasmise, in diertta, la registrazione
del tono audio di Policarpo come ricevuto da tre chilometri di
distanza, facendomi rimanere per qualche istante senza fiato per
l'emozione. L'esperimento era pienamente riuscito al primo colpo e
capsula e booster erano in ottime condizioni.
Non
è possibile spiegare l'emozione di vedere riuscire un esperimento così
complesso, dopo dieci mesi di lavoro continuo e dopo tantissimi
imprevisti che richiesero modifiche e regolazioni infinite. Era
veramente come realizzare il completamento di una piccola missione
spaziale.
A
questo punto mancava solamente la ripetizione dell'intero sistema per
dimostrare che tutto era adeguato ed efficace e non solamente il
risultato della buona fortuna.
La
sera con Claudio a casa decidemmo di passare alla seconda fase del
programma. Avremmo cioè eseguito la sera seguente un nuovo lancio che
non prevedeva la capsula trasmittente, bensì quella maggiorata con il
carico utile... appariscente. Compito di Claudio sarebbe stato quello
di effettuare fotografie per la documentazione.
La
sera dell'otto agosto 1993 ripetei le procedure, dopo una giornata
passata a ripulire il vettore e a sostituire il sistema di paracadute.
Fissai a vite il giunto conico e nella capsula maggiorata fu posto il
"segnalatore visivo di corrente atmosferica", vale a dire un rotolo di
carta igienica dotato all'estremità di un piccolo paracadute. La
capsula era dotata di un enorme paracadute e doveva semplicemente
lasciar fuoriuscire il rotolo di carta che avrebbe dovuto srotolarsi a
oltre cento metri di quota, provocando così la più spaziale delle
stelle filanti e, ovviamente, segnalando visivamente la direzione del
vento. Alle diciannove Claudio arrivò in sella alla sua fida Lambretta,
che era stranamente partita dopo sole sessantadue pedate alla
pedivella, e preparò la sua fotocamera Yashica motorizzata sul
treppiede mentre io preparavo Policarpo e la centralina.
Jaegermeister
diede il consueto count-down e LCO Nevio schiacciò il pulsante di
accensione. Ma i motori non si accesero. Ripetemmo la procedura dopo
avere controllato gli accenditori, ma nuovamente ci fu misfire. A
questo punto era chiaro che avevo problemi con la centralina e decisi
di rinviare il lancio. Claudio aveva eseguito qualche foto. Facemmo
ripartire a spinta la Lambretta di Claudio, che così poteè ritornare
alla sua base. A casa aprii la centralina e non trovai nulla di
anomalo, a parte la tensione dell'accumulatore un po' bassa. Mi resi
conto che avevo corso qualche grosso rischio con il primo lancio di
Policarpo e attaccai la batteria al caricatore. Buttai via i due
accenditori vittima di due false accensioni e l'indomani sera ripetemmo
tutto quanto.

Policarpo sulla... "rampa" appesantita da un pezzetto di
bimattone.

Decollo di Policarpo 2D con la capsula maggiorata.

Nel cielo appare una vistosissima stella filante, che nemmeno a San
Siro quando gioca il Milan se ne vede una uguale!
Policarpo
decollò alle diciannove e venti del 9 agosto 1993 in configurazione
"funghetto" e portò in quota un puntino bianco che divenne
ben presto una lunga striscia bianca. Alcuni abitanti del
circondario, avvertito il rumore dei motori (che era piuttosto
fastidioso per tutti i cani del paese, che si mettevano a latrare per
protesta), uscirono di casa e manifestarono stupore per quell'oggetto
volante. Alcune massaie furono più curiose che impaurite da un
eventuale sbarco di alieni maniaci della pulizia del corpo e in pochi
minuti ebbi una specie di riunione sediziosa attorno a me. Quando
spiegai che si trattava di una cosettina del tutto innocua e che, no,
non avevo cosparso la carta igienica con la polvere pruriginosa, gli
abitanti del piccolo paese ridendo e chiacchierando su quel milanese
che tutti gli anni portava scompiglio nella comunità, si ritirarono
nelle loro case. Portandosi via anche la carta igienica, che non
ritrovai per terra!
Anche
il secondo volo di Policarpo fu un successo. Anche se naturalmente non
era un volo molto scientifico, questo secondo volo fu assolutamente
divertente e contribuì a svegliare le "coscienze" missilistiche di
alcuni ragazzini che poi vollero d a me qualche consiglio per
realizzare piccoli missiletti e a cui regalai anche qualche motore.
Insomma, anche questo faceva spettacolo, anche se non era proprio
quello che volevo a tutti i costi. Era quindi l'ora di rimettere mano
al programma principale, con la ripetizione della missione con la
capsula telemetrica. Claudio doveva passare
qualche giorno di vacanza in montagna e decidemmo così di ripetere il
volo della capsula elettronica il quattordici agosto. Così avrei potuto
controllare booster e capsula e preparare per bene l'esperimento più
importante.
La
sera del quattordici agosto 1993 la Squadra Lambrusco al completo fu
riunita e ripetemmo la missione di telemetria, esattamente come quella
del sette agosto. Policarpo fu
infatti dotato di due motori D12-3 per pura prudenza, piuttosto che
tentare di aggiungere un pochino
di quota, dato che avevo notato come il deploy si fosse effettuato, nel
primo volo, con il veicolo ancora in lento moto ascendente. Il rischio
era però quello che altri due secondi di ritardo producessero un deploy
con il veicolo già veloce in fase di caduta e provocare danni ai
paracadute e forse al booster e alla capsula, ma non avevo due Estes
D12-5, quindi fu un esperimento del tutto inevitabile.
Policarpo
decollò bene e ripetemmo tutto quanto. Claudio K2 a casa sua ripetè la
ricezione e la registrazione, mentre alla base io non ottenni una buona
registrazione per via del fatto che mia sorella non era molto attenta e
non regolò il ricevitore analogico... del resto io non l'avevo molto
addestrata. Claudio ricevette molto bene il tono radio e la sera mi
consegnò la cassetta. Ormai il programma era virtualmente concluso con
successo e i risultati erano veramente migliori delle più rosee
previsioni. Decidemmo di fare ancora un lancio, dato che stavo per
finire i motori e comunque avremmo potuto magari fare foto del missile
al decollo. Claudio si disse pronto a tentare. Notai un piccolo
danneggiamento da urto al giunto della capsula ma non gli diedi troppa
importanza.
La sera
del quattordici agosto c'erano novità: mio papà aveva mal di denti e
non poteva essere di aiuto, e intanto il nostro vecchio amico Gianni
era venuto a trovarci dopo anni di mancanza. Fu mattacchione ed
entusiasta e partecipò alle operazioni. Misi in opera
registratore e ricevitore mentre Claudio preparava sul campo
la
fotocamera motorizzata. Nelle fasi di sintonizzazione del ricevitore
analogico, che richiedeva qualche minuto di riscaldamento per
stabilizzarsi, notai che il tono audio trasmesso dalla capsula da pochi
minuti accesa, era stranamente fissato intorno agli ottanta Hz. Avviai
il registratore e tornai alla rampa, pregando Rossana di controllare se
avesse avvertito una nota più alta mente io avrei aperto la capsula.
Notai, una volta aperta la capsula, che la massa oscillante si era
portata in posizione più alta del normale, come se la molla di
sospensione inferiore fosse rotta o stirata o sganciata. Per porre
rimedio alla faccenda avrei dovuto rinviare il lancio e quindi, visto
che comunque la massa oscillante si muoveva verticalmente, decisi di
lasciarla partire nonostante il malfunzionamento del sensore. In quel
momento capii che il segno di deformazione del giunto segnalava un
atterraggio brusco della capsula al secondo volo. Proseguii e pazienza
se il tono audio sarebbe stato di difficile
interpretazione. Policarpo era motorizzato in quell'occasione con un
D12-3 e un D12-5 (l'ultimo
disponibile nella mia scorta) .
Chiaramente non c'erano problemi per il deploy, anche perchè a ogni
lancio applicavo paracadute nuovi e comunque un solo D12 aveva la
potenza sufficiente per effettuare correttamente il deploy.

Policarpo al decollo del 16 agosto 1993.
Policarpo
decollò e arrivò a circa centoquaranta-centocinquanta metri, come al
solito. Solo, questa volta NON si portò a Ovest, passando sopra le
nostre teste, ma verso Sud, finendo proprio nel campetto pieno di
stoppie dietro casa. L'amico Gianni volle renderci partecipe del suo
entusiasmo infilandosi nel regno di ragni, cavallette ma soprattutto
zanzare con il figlioletto Riccardo sulle spalle. Sparì alla vista e
per un momento tememmo di perderlo vittima delle belve feroci
mantovane, ma le sue allegre grida di mantovano che si diverte
anzichenò ci facevano divertire anzichenò. Gianni trovò la capsula e me
la portò trionfante, e poi si rituffò nel campetto di erbacce. Il
booster non venne mai trovato e decisi di lasciarlo perdere, tanto la
capsula era salva. Gianni emerse dalle erbacce pieno di gonfiori di
punture di zanzare e di ortiche, e fu ringraziato con robuste dosi di
Lambrusco.
Una
foto ricorda l'evento di quella sera. Come siamo tutti diversi... Ma
bisogna dire che il vecchio Criscaso con il tempo è migliorato!

Foto di gruppo del sedici agosto 1993. Per la "privacy" non dico i
nomi, tanto io sono adesso molto più bello di allora!
Così
finiva, in allegria e con pieno successo, il programma di lanci di
Policarpo. Adesso cominciava il lavoro di raccolta dei dati.
Raccolta
dati, esperimento "indefinibile" e risultati
Concluso
il periodo dei lanci, avevo una notevole raccolta di foto e di
registrazioni audio. Soprattutto le registrazioni, che contenevano il
tono audio dell'accelerometro. Nel 1993 non ero molto ferrato nei
computers e digitalizzai semplicemente le registrazioni con la massima
qualità possibile, pur conservando le registrazioni originali sui
supporti originali. Le registrazioni erano state realizzate con tre
diversi registratori, due miei e uno di Claudio. Io avevo impiegato per
le riprese audio da casa, cioè microfonico per audio della radio CB e
del tono audio di Policarpo e delle voci degli osservatori il Sony
TC-MR", fantastica e incredibile macchina stereo a microcassette, un
po' carente di dinamica e rapporto S/N ma certamente di ottima qualità;
e il Sony D6C, registratore semiprofessionale a cassette dotato di
Dolby C che mi permetteva di effettuare registrazioni estremamente
nitide e definite, sì che all'ascolto ancora oggi non danno
l'impressione di essere di diciassette anni fa. Si sente, eccome, il
passare del tempo nelle voci delle persone che sono rimaste incise. E
il registratorino Grundig a cassette di Claudio, su cui si trovano le
tre registrazioni del tono radio di Policarpo ricevuto dalla sua base.
Tutto perfettamente conservato nel mio archivio.
Nel
2000 finalmente entrai in possesso di un piccolo software analizzatore
di spettro, il GRAM che molti radioamatori ricordano e usano ancora.
Passai le registrazioni al GRAM e... non senza emozione ricavai delle
immagini che parlano da sole! L'analisi del tono permette infatti di
scoprire come il piccolo e artigianale accelerometro fosse in grado di
avvertire e rilevare le variazioni di accelerazione all'interno della
capsula durante i voli. Sapevo già che la massa oscillante possedeva
eccessiva inerzia e che per questo motivo rimbalzava più volte, con ciò
danneggiando parecchio l'informazione contenuta, ma per essere un
esperimento del 1993 è comunque qualcosa di unico ed eccezionale e
rappresenta anche una vera "imitazione" di una missione spaziale con
telemetria analogica, molto ma molto simile a quanto si faceva ai
primordi della missilistica. Infatti la modulazione audio del segnale
RF è molto ma molto simile alla modulazione della telemetria di storici
missili e satelliti, come il Vanguard e il Redstone.
Nello
schermo del computer si poteva leggere la curva prodotta dal tono audio.
Cominciamo a
vedere questi interessanti grafici.

La
curva di GRAM relativa alla registrazione del tono di Policarpo del 7
agosto 1993. Elaborazione in falsi colori per maggiore chiarezza. Nel
riquadro è presente l'effetto della decelerazione del veicolo a seguito
del burnout dei motori. La parte iniziale del tracciato mostra la
violenta accelerazione al decollo, ma il rumore audio prodotto dai
motori che arrivava in diretta ai microfoni da cento metri ha prodotto
un inquinamento a circa 0,3 secondi. Il resto del volo è pulito e
mostra sostanzialmente un tono di riposo attorno ai 400 Hz (curva più
in basso, mentre la seconda in alto rappresenta l'armonica superiore
intorno agli 800 Hz). Le piccole transitorie variazioni di tono
corrispondono a dondolamenti della capsula appesa al paracadute.
Inoltre si nota che ogni volta il sensore si sposta in una posizione di
riposo leggermente diversa da quelle precedenti, a causa dell'attrito
del cilindro di ammortizzazione con il barilotto della massa
oscillante. A ventisette secondi si nota un grosso picco, segno
dell'atterraggio sul garage del vicino di casa. L'intero volo è qui
contenuto, della durata di ventisette secondi.

Dettaglio
del momento di decelerazione di Policarpo appena dopo il burnout.
Infatti si nota la sparizione del segnale caotico prodotto dai motori.
La curva tende a risalire lentamente dopo un picco molto
basso.

I
primi otto secondi del secondo volo. In questo caso, avendo fissato il
microfono più vicino al ricevitore, ho ricavato meno rumore e la
registrazione del tono audio è un po' più pulita. Importante notare
come il picco iniziale al decollo, di circa 3g, sia seguito da tre
rimbalzi della massa oscillante e da una curva molto più ampia e dolce,
che arriva a circa 4g e rappresenta il burnout. Poi il rumore dei
motori inquina molto il segnale ma sono avvertibilissime le nove
identiche curve di circa 1,5 g che rappresentano il momento appena
successivo all'apogeo, quando la capsula si trova in volo inerziale e
il sensore lavora in maniera meno afflitta da attriti. Il volo prosegue
con un tono abbastanza comparabile a quello del primo volo. A quattro
secondi e mezzo dal decollo è evidente la sollecitazione dovuta alla
carica di deploy, che produce un picco molto elevato. Il sensore non
era centrato nella capsula e poteva leggere un massimo di 4g positivi e
7g negativi, valori comunque molto approssimativi. Questo documento è a
mio avviso realmente fantastico per la quantità di informazioni che
racchiude.

Dettaglio
dei primi quattro secondi e mezzo del volo. Notiamo che la curva di
spinta dei motori D12 producono un picco di accelerazione molto
violento che non si ripete perchè poi diventa molto più piatta, ma la
massa oscillante continua a rimbalzare per tre volte e poi registra una
curva molto più dolce, seguita da nove oscillazioni identiche che
possono rappresentare una sorta di POGO indotta al veicolo dalla
decelerazione accoppiata con l'inerzia del sensore in una apparente
oscillazione verticale di circa 1g.

Questo
è il grafico della registrazione di Claudio K2 relativa al primo volo.
Il segnale utile arriva quando Policarpo supera la quota di circa 30-40
metri, e rappresenta il momento della leggera decelerazione successiva
al decollo, circa un secondo dal Lift-off. La curva è molto comparabile
con quella ricavata al centro di lancio, anche se la qualità del
segnale audio è molto differente per via della diversa tecnologia di
registrazione e della ampiezza della banda passante di ricevitore e
registratore da parte di Claudio. Oserei dire che questa curva contiene
informazioni più chiare della mia, perchè innanzitutto non contiene
rumore microfonico e in secondo luogo la ridotta banda passante si
traduce in una migliore definizione della curva ricavata dal tono
audio. La scala di ampiezza è comunque diversa e bisognerebbe oggi
ripetere digitalizzazioni e analisi delle registrazioni per tentare di
renderle molto più omogenee. In ogni caso il segmento di venti secondi
registrato da Claudio mostra esattamente le stesse sollecitazioni della
banda da me raccolta. Il segnale radio arriva a Claudio a 3 chilometri
di distanza solamente quando la capsula è a una quota di più di trenta
metri.
Ricadute
e documentazione
La
"ricaduta" più bella del programma Policarpo è rappresentata da una
serie di documenti che ancora oggi mi fanno inorgoglire, e da una serie
di registrazioni che ancora oggi sono giudicate con meraviglia e
ammirazione da chi le ascolta. E, in più, da un piccolo articolo
pubblicato sulla rivista "Unoaotto" della MantuaModel che mi offrì, nel
1994, di avviare una piccola collaborazione che però si interruppe dopo
due numeri a causa della sospensione delle pubblicazioni, senza
preavviso... e io avevo già inviato il materiale per un terzo articolo.
Pazienza, tanto ciò che conta è comunque avere fissato sulla carta di
una rivista la piccola impresa.
Ecco una
serie di registrazioni audio dall'archivio storico Criscaso.
1.
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Pagina in corso di aggiornamento.
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