Criscaso
Experimental Rocketry
Criscaso Notizie
21.07.2010 Studio sui generatori di gas per deploy
17.05.2010 Generatori pirotecnici di gas per deploy
25.04.2010 - Nuovo registratore a cassette TEAC
19.04.2010 - Modifiche microoscilloscopio Jyetech
12.04.10 - Accenditori
19.03.10 - Microoscilloscopio
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Criscaso Notizie
Esperimenti, osservazioni, sviluppi, idee e appunti
21 luglio 2010 Studio sui sistemi generatori di gas per deploy ad alta quota
http://www.spacewarptechnology.com/SWT/High%20Altitude%20Tests/TABLE_CONTNETS.htm
http://www.thefintels.com/aer/vacdeploy.htm
Il problema del deploy ad alte altitudini non è, come si può supporre,
molto sperimentato. Però alcuni appassionati-studiosi cercano effettivamente
di fare esperimenti per cercare di capire quali degli elementi in gioco
cambino di comportamento causando la mancata apertura del
paracadute.
Le prove che gli amici sperimentatori hanno fatto
costituiscono già un buon punto di partenza su cui riflettere, anche se come
dicono loro stessi, altri esperimenti sarebbero opportuni.
Osservando
i test che questi amici hanno pubblicato si ricava sicuramente una cosa: che
la carica di deploy può essere pirotecnica, ma preparata con molta cura e non
fabbricata in maniera rozza e artigianale. E' evidente che mettere una certa,
anche abbondante, quantità di polvere nera in un pezzetto di foglio di
plastica e avvolgerlo intorno all'accenditore non è il modo migliore
di ottenere la pressurizzazione richiesta. Un'altra cosa evidente è che
gli accenditori funzionano bene, anche se magari sono troppo veloci nel loro
compito di combustione.
Durante il volo ad alta quota il vano del
paracadute, se non perfettamente a tenuta stagna, perde progressivamente di
pressione e il sistema generatore di gas, anche se perfettamente funzionante,
perde di efficacia perchè può generare un limitato volume di gas. In
condizioni normali, vale a dire in un compartimento dotato di una pressione
molto simile a quella del suolo, questa quantità di gas è più che sufficiente
a generare l'aumento di pressione e l'onda d'urto comprime sufficientemente
bene le tante molecole d'aria presenti nel ristretto ambiente. Ma in un
compartimento dove l'atmosfera è rarefatta il lavoro del generatore di gas
consiste essensialmente nel ripressurizzare il tubo e non c'è abbastanza
energia per provocare l'onda d'urto. La soluzione più facile in questo caso
sembra essere semplicemente l'aumento di polvere nera, che produrrà più
gas.
Ma bisogna anche considerare che i grani della polvere nera devono
accendersi tutti, e perchè questo succeda occorre che la carica di polvere
nera sia il più possibile confinata in uno spazio ristretto e possibilmente
in un contenitore metallico rigido di volume consistente tappato
ermeticamente. Non è l'ossigeno che occorre perchè la combustione avvenga
regolarmente, e nemmeno la pressione atmosferica. Semplicemente all'inizio
della combustione i primi grani di polvere che si accendono, quelli posti più
vicino all'accenditore, cominciano a produrre gas mentre quelli che seguono
non sono ancora accesi. In un compartimento elastico il gas comincia a
spostare i grani che non trovano molta resistenza e semplicemente si
allontanano prima di ricavare abbastanza energia termica per cominciare a
loro volta la combustione. Invece, in un contenitore metallico dotato di una
chiusura superiore perfettamente ermetica e robusta, diciamo in grado di
resistere a parecchie atmosfere, non si ha spostamento dei grani di polvere
nera fintantochè la pressione non raggiunga valori tali da rompere
la chiusura. Si tratta ovviamente di tempi di millisecondi, ma sufficienti
da assicurare, durante la salita della pressione all'interno del tubo
metallico, la combustione della maggior parte dei grani di polvere
nera.
Insomma, si ottiene un botto più potente in un tubo paracadute con
minore pressione. Non importa la quantità di ossigeno nè la temperatura,
anche perchè il cambiamento di temperatura è repentino e non molto influente
all'interno del tubo generatore di gas posto all'interno del vano paracadute.
La perdita di energia termica da raffreddamento è sicuramente modesta nei
brevi tempi del volo del veicolo.
Un'altra cosa che si nota è che il
tubo metallico contenente la polvere nera deve possedere, oltre a una
quantità di polvere maggiore, anche un sistema di confinamento dei grani. La
polvere enra deve essere tenuta ferma e compatta nei pressi della testa
dell'accenditore e ciò è semplicemente ottenuto con palline di ovatta ben
compressi. Superiormente si chiude il tubo metallico con strati di nastro di
diverso tipo, purchè la chiusura effettuata sia in grado di cedere a una
pressione minore di quella della chiusura inferiore. Insomma, un paio di giri
di nastro di carta non sono sufficienti.
Questi aspetti mi ricordano
molto da vicino le prove che feci anni fa per il mio piccolo sistema di
deploy che avevo realizzato per Casimiro. Per il paracadute di Casimiro era
necessario un sistema di deploy autonomo e non affidato al motore, dato che
il motore è chiuso in un tubo cieco che ruota continuamente durante il volo.
Dato che avevo comprato un paio di esemplari del Safe Eject e letto
attentamente le istruzioni, mi sembrava quantomeno poco sicuro il sistema di
chiusura del tubo dopo avere installato la carica di esplusione.
Devo premettere che non possiedo polvere da sparo e che i miei esperimenti
sono sempre stati fatti con la polvere ricavata dalla carica di deploy dei
motori Estes D12 e integrandola con la polvere di petardi. Questo perchè per
fare esperimenti occorre ovviamente molta polvere... ma l'obiettivo era
comunque capire che tipo di deflagrazione fosse necessaria per effettuare
l'espulsione del mio piccolo paracadute.
Cominciando con piccole
quantità di polvere (e aumentandola gradualmente) e chiudendo il tubo Safe
Eject nel modo illustrato nel foglietto di istruzioni, ottenevo solamente dei
"puff" che non espletavano in alcun modo il deploy. Vabbè, sarà colpa della
polvere che uso, che non è la 4F. Ma siccome di questo disponevo, continuavo
a fare prove.
Il Safe Eject di cui dispongo è accompagnato da un
foglietto di istruzioni che dice di tappare il tubo, una volta inserita la
quantità di polvere necessaria, con un semplice tappo di carta costruito
avvolgendo nastro in carta sul tondino di legno arrivando a fare frizione
sulle pareti del tubo. Seguendo alla lettera queste istruzioni ho sempre
notato una certa lentezza nella combustione della polvere e spesso il tappo
di carta veniva semplicemente sparato fuori con molta polvere non accesa.
Quando cominciai ad aggiungere, sopra la polvere, alcune palline di ovatta
fino a raggiungere il bordo superiore e a chiudere il cilindro con diversi
strati di carta superiori fissati con un notevole numero di giri di nastro,
ottenni finalmente dei botti efficaci anche con la pessima polvere che usavo.
E le fiammate che uscivano dal cilindro erano vistose e molto calorifiche, sì
da danneggiarmi più volte il povero paracadute che usavo per i test a
terra.
Diversi tipi di accenditori che usai diedero gli stessi risultati:
dapprima gli Estes Solar Igniters, tagliati appena dietro la testa e saldati
a una piccolissima piattina di fili, microlampadine e anche qualche e-match.
Solamente con le lampadine si notava un ritardo nella deflagrazione della
carica tra mezzo secondo e un secondo, dato che la resistenza elettrica delle
lampadine è molto maggiore di quella degli accenditori. Ma nel mio caso il
ritardo del deploy era non solo ininfluente, ma anzi benvenuto perchè mi
consentiva di usare il mio piccolo sensore inerziale elettromeccanico che era
sensibile al burnout del motore.
Una volta che cominciai a mettere
mezzo centimetro cubo di polvere, anche mischiata a polvere di petardo,
riempiendo il tubo con palline di ovatta e chiudendolo maledettamente bene
con molti strati di carta e un numero spropositato di giri di nastro sul
bordo esterno, ottenni sempre botti efficaci e paracadute sempre
espulso.
Fu così che Casimiro fece i due voli, sempre impiegando
accenditori ricavati da lampadine e nel secondo volo addirittura SENZA il
Safe Eject e invece utilizzando un volgare tubo di ottone.
Non si può
pretendere di ottenere una buona combustione di una carica avvolta in un
pezzetto di plastica, anche se chiusa con colla e simili artifici.
Bisogna assolutamente tenere compatta la polvere e chiusa in un volume
sufficientemente ampio a consentire la graduale combustione di tutta la
polvere. Le palline di ovatta durante la breve combustione, inizialmente, si
comprimono gradualmente e mantengono i grani di polvere confinati all'interno
del tubo, consentendo loro di essere a loro volta accesi da quelli già in
corso di combustione sotto di essi. Quando la pressione sale a livelli tali
che la chiusura superiore cede, la maggior parte dei grani di polvere ha
bruciato o lo sta facendo.
Questo è solo mezzo problema. Rimane il fatto
che la carica di deploy, in un tubo che arriva ad altezze considerevoli, si
trova a invadere un volume già parzialmente depressurizzato. L'energia che
sviluppa, o che dovrebbe sviluppare, viene in tal caso abbondantemente
perduta semplicemente nel compito di ripressurizzare il vano. Con ciò
perdendo di efficacia meccanica e fallendo l'onda d'urto perchè c'è
ovviamente meno gas contro cui premere. Il risultato è che il paracadute
riceve una botta piuttosto fiacca e non se la sente di arrampicarsi fuori dal
tubo. Ma se qualcosa producesse del gas prima che la carica di deploy faccia
il suo lavoro, allora l'onda d'urto si farebbe
sentire, eccome.
L'amico sperimentatore ha notato come il sistema a
gas CO2 sia piuttosto "debole" in talune occasioni e lo ha raddoppiato. Così
ottenendo efficaci deploy. Ma il sistema di raddoppiare la carica di
espulsione rappresenta, forse, anche la via per aumentare prima la pressione
all'interno del tubo paracadute e solo successivamente per espellere il
paracadute. Sarebbe sufficiente distanziare nel tempo l'attivazione delle due
cariche. Un veicolo destinato a chilometri di quota non bada certo alla spesa
di due cariche di espulsione e credo che questo sia fattibile su qualunque
veicolo di una certa "classe".
Come dicono gli sperimentatori, nulla come
le prove per capire e avere più probabilità di ottenere il risultato cercato.
Nel caso di un veicolo estremo, non si può certo lasciare alla fortuna il
compito del deploy e fare simili prove è l'unica vera possibilità di
stabilire se e come funzionano i sistemi che si vogliono implementare sul
veicolo, a prescindere da quanto dicono gli "altri" e chi fabbrica i sistemi
di deploy.
Insomma, si tratta di provare. Ho cercato di integrare quanto
sto leggendo in giro con le mie piccole personali esperienze.
17 maggio 2010
Generatori pirotecnici di gas per deploy - Sviluppo Archimede 2005
(servizio esaustivo per utenti registrati)

Una torcetta laser da un Euro può diventare...
Prima
della vacanza in Sicilia, donde ritorno solo oggi, ho lavorato a un
piccolo progettino che ho cominciato a sviluppare già diversi anni fa.
Come spiegato brevemente nella pagina di Casimiro, un sistema di
espulsione del paracadute pirotecnico era da me stato "reinventato" in
maniera economica e autarchica copiando quello commerciale tedesco.
Quello commerciale tedesco era stato impiegato, per comodità e per non
perdere altro tempo che dovevo usare, piuttosto, per lo sviluppo di un
sacco di altri sistemi, su Casimiro e pensavo di poter fare a meno
anche di questo componente commerciale perchè evidentemente è di una
semplicità costruttiva disarmante. Certo, fare un tubo in alluminio
anodizzato rosso e dotarlo di una chiusura e di un dado era MOLTO
elegante... ma farselo in casa avrebbe consentito di risparmiare almeno
ventuno Euro! Ricordando come già nel 2003 alcuni esperimenti di
generatori di gas realizzati con comune tubo di alluminio da UN EURO al
METRO avevano funzionato esattamente come l'elemento tedesco che costa
circa trecento Euro al metro, sapevo che la cosa era fattibile anche se
certamente non sarebbe stata bella come il cilindro rosso
scintillante... Così un elemento piuttosto rustico fu realizzato,
quando ebbi finalmente più tempo dopo i lavori su Casimiro, nel 2005 e
installato su Archimede. L'elemento funzionò perfettamente nelle prove
statiche esattamente come fu per il dispositivo commerciale, ma è
veramente piuttosto brutto a vedersi se confrontato con l'elegante
dispositivo commerciale. Non che la cosa mi preoccupi minimamente,
sapete che la mania dell'estetica in cose che possono distruggersi al
primo colpo è per me stupida e inutile, ma adesso è arrivato finalmente
a completamento il nuovo dispositivo interamente costruito da me che è
anche elegante! E senza che nemmeno lo desiderassi! Il bello è che, a
differenza del Safe Eject che costa una cifra pazzesca, è anche più
versatile. Pensato per l'utilizzo su piccoli missili, è in grado di
contenere fino a un grammo di polvere nera e può accettare quasi
qualunque tipo di accenditore. Quindi sia i DaveyFire, sia accenditori
prodotti in proprio con lampadine, sia gli accenditori Estes tagliati e
saldati a piattina (informazioni in futuro!).

Gli elementi del generatore di gas criscaso sono qui separati.
L'elemento
è realizzato a partire da una comune torcetta laser da un Euro, di
quelle che si vendono sulle bancarelle dei mercatini. Il fondello e il
corpo sono in ottone più sufficientemente robusti per la bisogna e il
fondello è a vite, cosa che rende l'elemento facile da montare e
smontare. Il fondello è stato molato per eliminare l'attacco
dell'anello del portachiavi, forato e filettato per l'unione di una
colonnina a vite per elettronica. Un ulteriore foro sul perimetro del
fondello serve per far passare la piattina dell'accenditore. La testa
dell'accenditore, all'interno del fondello, viene piegata a U
rovesciata in modo che la testa di pirogeno risulti rivolta verso il
basso. Un piccolo cuscinetto di gomma pane, stucco, plastilina o
simile, serve a sigillare il foro dell'accenditore e a proteggere la
testa della vite di attacco inferiore. Una volta fissato l'accenditore
e sigillato il fondello, il cilindro può essere avvitato e il
generatore di gas riempito con la quantità di polvere desiderata e
tappata come di consuetudine. Cosa ancora più singolare è che
prevedendo la sezione di deploy smontabile (e qui, ovviamente, son
dolori per i "diversamente sperimentatori"), l'elemento generatore di
gas può essere fissato alla parete inferiore del segmento di
contenimento del paracadute, con il tappo di carta adesiva all'interno
e l'estremità del cilindro, il cavo dell'accendotore e il dado di
fissaggio all'esterno, inferiormente. Così il cilindro sporge
all'interno del tubo paracadute per solo uno o due centimetri (dipende
dalla staffa inferiore di fissaggio) e non può arretrare per effetto
della deflagrazione, con ciò eliminando i rischi di mancanza di
pressurizzazione del vano paracadute e il danneggiamento della sezione
elettronica sottostante. Il tutto... al costo di una torcetta laser
cinese e di un pochino di lavorazione meccanica. Ma il bello è che
l'elemento è anche esteticamente molto carino per via della
verniciatura lucida. In commercio nelle bancarelle si vendono a manate
le torcette, che sono anche molto belle e colorate. Al prezzo di un
Safe Eject commerciale si possono realizzare cannoncini per un'intera
flotta di veicoli, e anche prevedere sistemi ridondanti con notevole
risparmio di soldi! Ancora, le ridotte dimensioni hanno il loro
perchè... e l'utilizzo delle lampadine come accenditori rende la
sperimentazione conveniente su modelli a basso costo. Tutto sta,
naturalmente, nella cura della fabbricazione dell'elemento cilindrico e
negli accenditori autocostruiti. Le tre pilette della torcetta? Beh, potrebbero essere impiegate proprio per attivare i miei nuovi accenditori!

Il
risultato finale è esteticamente gradevole e professionale. Questo, per
chi ama l'esteriorità. Per gli altri, facile comprendere il contenuto
tecnico e il "messaggio" dell'operazione realizzata.
25 aprile 2010
Nuovo deck di registrazione TEAC

Visitando
il mercatino di San Donato Milanese mi sono imbattuto in un
meraviglioso registratore di qualche anno fa. Il Teac V610 che veniva
venduto fino a pochi anni fa a qualcosa come trecento Euro. Ancora con
la sua grossa scatola di cartone e la busta con le istruzioni e la
garanzia, la macchina non presentava alcuna usura sul capstan e una
testina lucidissima senza il minimo segno di scorrimento di nastro. Il
mobile nero lucidissimo con il frontale nero satinato. Insomma, un
registratore mai usato. Le dita mi frizzavano e solo per far finta di
nulla ho cominciato a toccare e a maneggiare gli altri apparecchi sulla
bancarella, compreso un gelosino che, pure, mi faceva gola. A un bel
momento ho chiesto, mettendomi lontanissimo dal Teac, al signore
tenutario della bancarella quanto volesse per il Gelosino. Quaranta
Euro. E per il giradischi, quello lì? Sessanta. E per la mattonella a
cassette Philips? Quindici Euro. E per il Teac, quello là in fondo?
Trentacinque. Gliene darei venticinque. Vada per trenta. Mio. A casa
la sera lo provo. Prendo una buona cuffia, un paio di mie cassette in
archivio e una al cromo vergine, ne ho ancora tante nei cassetti,
vuote, pronte da registrare. E lo metto in moto. Silenziosissimo,
precisissimo, suono morbido e caldo. Le mie vecchie registrazioni fatte
in Dolby C su cromo saltano fuori come nuove, anche se questa macchina
ha un sistema Dolby molto più sofisticato. Ok, allora andiamo in
registrazione. Attacco il mio mp3 Sony alle prese linea e metto in
pausa la macchina con la posizione rec attiva. Regolo il master per i
soliti +3 dB e faccio partire il nastro con il Dolby C. Un brano solo,
la mitica Asha Puthli con la famosissima "The Devil Is Loose". Fermo,
riavvolgo e la macchina riparte automaticamente dall'inizio del brano.
La voce di Asha Puthli e il superbo arrangiamento del brano riescono
morbidi e caldi, direi addirittura meglio del sia pur buon mp3 a 228
Kbps. Proprio un registratore nuovo fiammante. Ecco, finalmente, una
nuova macchina a cassette da affiancare al mio glorioso Sony D6C che
lavora benissimo da vent'anni. Anzi, questa macchina lo supera in tutti
gli ambiti e quindi posso anche rimettermi a pensare di installare uno
studiolo di registrazione in casa. Che bello rimettere le mani su un
registratore a cassette dopo tanto tempo e dopo, anche, un paio di
digitali nuovissimi che funzionano benissimo ma con tutti i menù e
sottomenù ti vien voglia spesso di gettarli dalla finestra...
19 aprile 2010
Lavori di modifica del microoscilloscopio JYETECH
Come
mi ero ripromesso, ho aggiunto l'accumulatore al piccolo apparecchio
onde renderlo autonomo e portatile. Non è stato difficile anche se ha
richiesto un po' di lavoro. Sei elementi NiMH da 800 mAh in serie, per
una tensione finale di 7,5 Volt, un circuito di ricarica a corrente
costante con LM 317, il tutto posto su una basetta aggiuntiva che viene
posta dietro a quella logica di governo che reca anche, aggiuntive, due
prese jack da 3,5 mm per l'ingresso del segnale e per prelevare il
segnale di calibrazione che il circuito rende disponibile. Aggiunto un
interruttore a slitta e il microoscilloscopio può funzionare adesso in
modalità cc esterna con ricarica contemporanea dell'accumulatore e in
modalità cc interna per circa due ore e mezza continuative. Inoltre un
piccolo buzzer che può essere collegato mediante un microspinotto rende
leggermente udibile il tono di calibrazione. Già che c'ero ho aggiunto
anche una presa per la tensione dell'accumulatore, che può essere
impiegato indifferentemente per la ricarica mediante circuiti esterni o
per azionare un apparecchietto esterno (trapanino, anche per accendere
eventualmente motori per razzi, insomma, per fare un mucchio di cose). La
basetta aggiuntiva ha le stesse dimensioni di quelle fornite nel kit e
semplicemente aggiungendo distanziatori a dado il piccolo oscilloscopio
mantiene le caratteristiche di portatilità a fronte di un piccolo
aumento di volume e di peso. Adesso mi viene voglia di comprare un
altro di questi apparecchi...
Ecco un breve resoconto sulle modifiche realizzate.

Cominciamo
con realizzare un circuito di prova, tanto per controllare chel'idea
sia fattibile. Individuato sullo schema elettrico dell'apparecchio i
punti in cui intervenire, realizzo un telaio di prova con batterie
ricavate dal programma Archimede, NiCd da 230 mAh.Tutto funziona bene e
l'oscilloscopietto funziona perfettamente, anche se richiede parecchia
corrente (circa 300 mA).
 Così,
con sei elementi NiMH da 800 mAh ministilo e una basetta opportunamente
dimensionata, realizzo un telaio che si aggiungerà internamente, dietro
alla piastra principale e davanti alla piastra finale di protezione. Il
circuito prevede a sinistra l'interruttore di alimentazione,
l'integrato regolatore di corrente e la presa a due pin per il prelievo
della tensione dell'accumulatore. A destra le prese jack per l'ingresso
del segnale da inserire nell'oscilloscopio e per prelevare il tono di
calibrazione.
 Altra vista della modifica
 Vista dell'apparecchio frontale con la basetta di supporto dell'accumulatore.
 All'accensione l'oscilloscopio esegue l'operazione di caricamento del firmware.
 L'oscilloscopio
ha funzioni molto molto simili a quelle di un vero oscilloscopio e in
più anche un frequenzimetro. Davvero niente male per un oggetto così
piccolo ed economico. Davvero ci voleva questa modifica per renderlo
portatile e molto più versatile.
 La
piastra aggiuntiva viene posta tra quella di governo principale e lo
schermo posteriore, con l'impiego di distanziatori metallici
aggiuntivi. Naturalmente sono tutta minuteria che un buon
sperimentatore ha nel suo laboratorio in copiosa quantità. Qui vediamo l'apparecchio completo e funzionante.
 Vista dell'apparecchio acceso dal lato inferiore.
 Altra vista del sistema completo.
 Le
prese jack sul lato sinistro. Quella in alto fornisce il segnale di
calibrazione a 500 Hz 5V picco-picco. Manca ancora l'ultima aggiunta
che consiste in una presa a tre pin e un cicalino per sentire la
frequenza.
 Funziona senza l'alimentatore per circa due ore e mezza.
 Con
il cavetto in dotazione... piuttosto povero. Ne fabbricherò uno più
professionale, più lungo e sicuro, provvisto di micropuntale e cavetto
di massa. In alto sulla sinistra si nota l'ultima piccola modifica,
l'aggiunta del deviatore a tre pin e chiavetta e il disco nero del
cicalino piezo.
 L'apparecchio pronto all'impiego sul campo... anche per controllare razzi ed elettronica.
 Applicando
il puntale sul pin di uscita del tono di calibrazione è possibile
visualizzare l'onda quadra perfettamente stabile e precisa e fare
riferimento ad essa nel preparare i settaggi dell'oscilloscopio per una
misura che richiede una certa precisione.
 Ecco
il segnale del tono di calibrazione. Si nota la presenza del trigger
interno (che si può anche prelevare esternamente se si modifica un
ponticello sul circuito) e una sufficiente precisione visiva per misure
più che discretamente critiche. I tempi arrivano a decine di secondi ed
è possibile utilizzare l'apparecchio come registratore di transienti.
Per ulteriori informazioni e curiosità... sono sempre qui.
* * * * *
12 aprile 2010
Accenditori per motori e cariche di deploy
Proseguono
gli esperimenti su tecnologie di accensione. L'obiettivo è realizzare
un elemento in grado di funzionare sia come accenditore per cariche di
deploy, sia come accenditore per motori a polvere nera (BP). Ulteriori
importanti richieste sono il ridotto consumo di corrente, la ridotta
tensione di alimentazione e un tempo di attivazione-combustione
completa sotto il secondo. Dopo una serie di prove condotte utilizzando
diversi tipi di microlampadine come elemento elettrico, siamo arrivati
a un primo risultato piuttosto significativo. Il sistema di
accensione piroelettrico ancora in corso di sperimentazione ha dimensioni
suppergiù comparabili a quelle di un accenditore DaveyFire, e funziona
già con una pila al litio CR2032 da 3Volt. In questo caso il tempo di
attivazione (inizio della combustione del pirogeno) è di circa mezzo
secondo, e il tempo totale di combustione della testa è di oltre un
secondo. Le caratteristiche dell'elemento pirogeno, di cui non possiamo
fornire, evidentemente, particolari precisi, consentono l'accensione dei motori
Estes con ugello di 3mm., quindi tutti i motori di classe D ed E. Questo
tipo di accenditore potrebbe quindi anche servire come accenditore per
motori di stadi superiori, dato che richiede batterie di piccola
capacità per attivarsi in maniera completa. L'elemento può essere
realizzato con piattina di fili rigidi da 0,5 mm. e anche meno
(accenditori criscaso 2001), con flat cable e con fili a trecciola
separati. Il ridotto peso dei fili di collegamento consente di fissare
l'accenditore al motore anche su veicoli che prevedono l'accensione in
quota, date le ridotte sollecitazioni sul sistema di fissaggio della
testa all'ugello. La sperimentazione di questo accenditore
continua parallelamente a quella su un diverso tipo di accenditore con
caratteristiche elettriche e meccaniche simili ma molto più fragile. In
totale, criscaso sta sperimentando quattro diverte tecnologie di
accensione, tutte leggermente diverse da quelle esistenti nel mercato
commerciale.
Guarda il filmato di una prova di accensione con batteria al litio CR2032
19 marzo 2010
Micro-oscilloscopio

Che
carino il microoscilloscopio in scatola di montaggio della JYETECH. Si
tratta di un apparecchietto senza pretese, naturalmente dato che costa
appena trentotto Euro spese di spedizione comprese. Dato che in
laboratorio ho un oscilloscopio piuttosto ingombrante, che funziona con
la corrente di rete, e dato che in effetti un piccolo oscilloscopio
portatile mi potrebbe servire per testare piccoli segnali in maniera
anche approssimativa, giusto per sapere se un circuito funziona oppure
no, se fornisce i segnali oppure no, senza pretese di precisione e di
accuratezza, ho comprato questo oggettino. Naturalmente funziona con un
adattatore a rete per la 230, ma non mi sarà difficile modificare il
circuito di alimentazione per applicarvi una piccola batteria NiMH e
renderlo autonomo per alcune ore di funzionamento.
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è stato realizzato da criscaso
in collaborazione con la Fabbrica del Duomo di Milano. Ci siamo
ispirati, per gli aspetti della modestia e della discrezione, alla
realizzazione della piramide di Cheope, della torre di Babele e al
disavanzo dello stato italiano, per cui prevediamo di completarlo entro
il 2512. Ottimizzato per i cervelli ragionevoli ed educati, è
perfettamente visualizzabile anche da quelli infantili,
dispettosi, cretini.
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