Criscaso
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- Casimiro
- Archimede
- Gimbal 7
Esperienze
acquisite, lezioni imparate, applicazione di modifiche, imprevisti
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pagina - Novembre 2009
Casimiro -
Modello di razzo dotato di giroscopi e motore orientabile

Casimiro su pad di lancio, agosto 2005
Breve storia dello sviluppo (2001 -2005)
Introduzione
Casimiro
è il primo e tuttora (novembre 2009 mentre scrivo queste note) unico
modello di razzo dotato di sistemi di
stabilizzazione attiva mai realizzato in Italia. A dire il vero, NON è
l'unico da un bel pezzo, ma gli altri razzi sperimentali dotati di
simili sistemi non sono ancora stati realizzati da altri
sperimentatori. Criscaso ha costruito ma non ancora lanciato Archimede
che è completo in tutte le sue parti ma necessita di alcune poche
decine di ore di messa a punto per via di alcune difficoltà di impiego
dei giroscopi Heading-lock di cui è dotato. Inoltre da maggio 2009 ho
iniziato la costruzione di un telaio di test (STA = Static Test
Article) per la sperimentazione del dardeggiamento di motori laterali
che agiscono a supporto di uno o più motori fissi centrali, esattamente
come avveniva, per intenderci, nel primo stadio del Saturn 1B. Questo
progetto va avanti nel mio tempo libero e non ha ancora un nome
ufficiale, e per questo motivo al momento viene riferito al sistema di
sospensione cardanica, unico al mondo nel campo del modellismo
sperimentale, come "Gimbal 7" perchè semplicemente è la
settima sospensione cardanica che ho costruito finora. Gimbal 7 si sta
comportando bene nelle prove statiche e potrei anche trasformarlo in un
veicolo completo da lanciare. In altra pagina apposita ne parlo
diffusamente ma già qui posso dire che in tutti i miei razzi
sperimentali degli ultimi sette-otto anni faccio impiego di una tecnica
costruttiva particolare e rarissima, che vede il veicolo
costituito da un notevole numero di elementi costitutivi fissati
con viti. Non faccio uso, cioè, di colle come si fa nel mondo giocoso
e frettoloso del modellismo. Il veicolo è quindi passibile di modifiche
e riparazioni e risulta composto da diverse sezioni che a
loro
volta possono essere smontate completamente nelle loro parti
elementari. Sarà una follia, ma bisogna dire che le vere macchine
spaziali e TUTTI i veicoli che vengono presi a prestito nel
modellismo... sono fatti esattamente così. In effetti Casimiro,
Archimede e Gimbal 7 sono vere miniature di veicolo spaziale.

Elementi di Casimiro agosto 2004
Caratteristiche
uniche di Casimiro
Casimiro
è un piccolo razzo dotato di piccolo motore, di due piccoli giroscopi
allo stato solido, di una sospensione cardanica in grado di orientare
il motore in tutte le direzioni con un angolo massimo di venti gradi
dall'asse di rollio del veicolo, di servomotori per il comando della
sospensione cardanica, di un sistema elettronico di controllo dei servo
e dei giroscopi, un sensore inerziale elettromeccanico di autonome
progettazione e produzione per l'espulsione automatica del paracadute
all'apogeo o n seguito di perdita di controllo durante il volo sotto
propulsione, di costruzione modulare-smontabile della seconda
generazione (criscaso), di impianto elettrico gestibile dall'esterno,
di paraurti per la sezione gimbal-motore e altre minori
caratteristiche... sempre uniche che lo rendono simile a un vero
missile spaziale! E può arrivare, molto
lentamente, a pochi metri di quota (circa quarantacinque-cinquanta al
massimo con il tipo di motore AT F12). A sentir parlare i
modellisti
di razzo, quindi, sarebbe un totale fallimento. Ma ragionando come i
modellisti di
razzi, che per essere più forti e unire i loro cervelli (con quale
scopo ancora lo si ignora) amano riunirsi
in associazione, anche i piccoli razzi di Jim McFarland (GYROC) e di
PSAS (Andrew Greenberg, Oregon) e David Wyatt (Kestrel, GB), che hanno
sistemi di stabilizzazione attiva e non sempre funzionano e quando lo
fanno arrivano a modestissime quote, sono fallimenti! Boh, tutto sta
nell'assumere un punto di riferimento, come sosteneva il buon vecchio
Albert Einstein. Sarà anche un caso che il mio Casimiro sia stato
riconosciuto in tutto il mondo e mi abbia procurato ammirati commenti
anche da gente che lavora in NASA! E sarà, naturalmente, un caso che il
mio Casimiro abbia ricevuto l'onore della pubblicazione sulla rivista
Sport Rocketry, la più antica e prestigiosa rivista del mondo nel
settore del modellismo di razzi. In Italia nessuno ha ancora prodotto
nulla di lontanamente simile per originalità e per contenuti tecnici. Il
mio Casimiro,
quindi, NON prende riferimento, per i suoi contenuti tecnici, al mondo
del modellismo di razzi, con eccezione del motore. D'altro canto i
modellisti sanno che non è possibile, rimanendo nel mondo del
modellismo, fare qualcosa di simile.
* * * * *
Amici
e colleghi. Ecco chi ha combinato qualcosa di molto concreto nel campo
della stabilizzazione attiva di piccoli razzi. Tutti hanno in comune
una lunga storia di ricerca e studio e tutti hanno sperimentato a lungo
prima di ottenere i primi risultati.
http://www.ukrocketman.com/rocketry/gimbal.shtml
http://lists.psas.pdx.edu/pipermail/psas-avionics/2007-May/011186.html
http://www.davidwyatt.me.uk/rocketry/files/Technical%20Milestone%20Report%20-%20Wyatt.pdf
* * * * *
Casimiro
è in effetti un
primo studio, che ha funzionato ed è concretamente visibile a casa mia
senza il pagamento di alcun biglietto (!), di un veicolo molto più
vicino
alle vere macchine spaziali di qualunque potentissimo modello di razzo
HPR fatto in Italia (e se ne fanno tanti e sempre più grandi e poi non
si sa come e dove lanciarli). Casimiro è costruito in tecnologia
modulare smontabile, è
modificabile e riparabile in ogni suo componente, è dotato di sistemi
meccanici, elettromeccanici ed elettronici che non fanno parte
solamente del mondo razzimodellistico, ha richiesto la progettazione,
la costruzione, lo sviluppo e il test di sistemi del tutto innovativi,
originali e necessari e non necessita di alcuna parte commerciale del
mondo razzimodellistico a parte il motore. Il veicolo è stato
realizzato con tubi commerciali senza il minimo uso di colle, e per
questo motivo è possibile sostituire i tubi commerciali con altri di
qualunque provenienza senza intaccarne minimamente il funzionamento.
Casimiro è stato oggetto di sviluppo durante la sua costruzione ed è
stato il punto di riferimento per la progettazione di Archimede, che a
sua volta è un passo intermedio verso un terzo veicolo. Gimbal 7 è
invece un passo "laterale" per la sperimentazione di un diverso campo
nellla meccanica, volto a sperimentare l'orientamento indipendente di
due coppie di motori su un solo asse affiancati a uno o più motori
fissi centrali.
Foto non
ufficiale di Gimbal 7
Ma
sto dicendo la verità o Casimiro è un falso?
Innanzitutto
una premessa: non mi interessa minimamente convincere chi legge che
quello che ho combinato sia vero: affari vostri! Semplicemente illustro
i risultati di una enorme quantità di esperimenti, studi, prove e test.
Tutto ciò ha portato a realizzare qualcosa che so essere unico al mondo
e so anche che nel mondo siamo in pochi, veramente pochissimi, a poter
dichiarare quello che io sto dichiarando. Nel mondo ben poche persone
hanno realizzato piccoli modelli di razzo funzionanti dotati di sistemi
di stabilizzazione attiva, ed escludiamo ovviamente gruppi di
professionisti che hanno accesso a risorse economiche e gruppi di
studio universitari e gruppi di persone dilettanti che hanno avuto la
fortuna di trovare degli sponsors! Ma anche tutti costoro hanno avuto
una storia paragonabile alla mia, se non nelle dimensioni dei loro
manufatti e nell'entità dei loro investimenti finanziari. Tutti quelli
che vogliono realizzare cose innovative DEVONO più o meno fare come ho
fatto io, vale a dire sperimentare, modificare, rompere pezzi e
riprovare daccapo. Non date retta a chi parla parla nei forum e dice
che questa cosa non può funzionare perchè i sensori fanno così e cosà e
i microprocessori devono essere programmati così e cosà e che gli
accelerometri e i giroscopi non possono funzionare sui modelli di
razzo! Se parlano è perchè... NON SANNO! O, meglio, non hanno avuto la
mia (nostra!) testardaggine e non hanno avuto la mia (nostra)
perseveranza!Dimostrazione di pura ignoranza e sopraffina stupidità,
dettata dai dogmi intoccabili del settore commerciale..
Quello
che leggete qui è vero per me e per chi ha condiviso con me un
lunghissimo periodo di ricerca e studio, e devo dire che non sono
pochi; ma TUTTI quelli che mi scrivono in proposito da molti anni sono
assolutamente convinti, anche senza avere visto e toccato con i loro
occhi e le loro mani, che Casimiro sia vero e reale. Qualcun altro, in
Italia, ha preferito ignorare la cosa, perdendo così, se non
un'amicizia con una persona senza dubbio intelligente, anche
l'opportunità di CONDIVIDERE queste grandissime esperienze e di
imparare cose nuove. I modellisti cretini italiani, quelli che "non
fanno chiacchiere e fanno tanti lanci", e sono solo due o tre, mi hanno
dato, con il loro comportamento, la migliore motivazione per mandare
avanti questa piccola impresa! E per concludere, diciamo anche che
questo discorsetto NON è un ringraziamento nei loro confronti. Casimiro
è stato riconosciuto in tutto il mondo rm e tutte le persone che mi
hanno scritto dall'estero mi hanno onorato dei loro complimenti e anche
si critiche e suggerimenti.
Casimiro
è reale e funzionante, e dopo due voli più che buoni, è conservato
completo in tutte le sue parti e perfettamente funzionante, previo
controllo, sostituzione e ricarica delle batterie. Dopo il secondo volo
sono state implementate alcune piccole modifiche nelle regolazioni
meccaniche ed era in programma l'eliminazione del sistema di controllo
visuale dell'allineamento del motore, che in effetti non era più
necessario. Il veicolo avrebbe così potuto guadagnare circa trenta
grammi di peso. Ma siccome già nel settembre 2005 era iniziato il
lavoro su Archimede, che in parte è l'evoluzione di Casimiro e in altra
parte è lo studio di sistemi e tecniche ulteriormente innovative, ho
pensato che fosse meglio conservare il mio storico veicolo esattamente
come dal suo secondo volo, quello maggiormente riuscito. Chiunque può
venire a trovarmi per vedere Casimiro e molte persone, anche tra
esponenti del settore razzimodellistico italiano, lo hanno avuto tra le
mani. Non hanno capito molto, all'epoca, ma, anche se non lo ammettono,
sanno di avere visto qualcosa di unico in Italia. Qualcosa di piccolo,
modesto, ma unico. Uhm, unico? Beh, veramente no, perchè gli studi e la
sperimentazione proseguono e Casimiro è oggi piuttosto superato!
Moltissime soluzioni sono state ideate e provate nel frattempo, quindi
smettete di chiedermi COME si costruisce Casimiro! Come dico in altre
pagine, io NON voglio insegnare COME si fanno i razzi, voglio solo
illustrare a cosa possono portare lo studio e la passione. Questione di
cervello, non di manuali di istruzioni e colle.
Casimiro
- storia di servomotori e giroscopi uniti ai razzi. Dicerie, ignoranza
e ignoranti e... tante prove per vedere come funzionano

Giroscopi acquistati per prove e test con supporto ortogonale a due
assi per prove.
La
storia di Casimiro parte nel 2001, quando
cominciai a mettere giù degli schizzi di massima per un veicolo a razzo
con motore orientabile. Acquistai alcuni servomotori e alcuni circuiti
di controllo per servo e cominciai a fare qualche esperimento, dato
che mi mancava esperienza con tali simpatici meccanismi. Cominciai
l'anno dopo lo studio di giroscopi e mi misi a costruirne uno. Fu un
lavoro piuttosto difficile perchè per ottenere un giroscopio
minimamente efficiente arrivai a utilizzare una ruota d'acciaio montata
su un motorino per CDROM sovralimentato. Un mese di lavoro di lima e di
carta vetrata finissima mi fecero ottenere un pre-giroscopio
ottimamente
silenzioso, veloce e relativamente privo di vibrazioni. Cominciai
quindi a
costruire una sospensione cardanica per il giroscopio e nello stesso
periodo (metà 2002) cominciai a sospettare dell'esistenza dei giroscopi
per
modellismo. Dovetti saperne di più e sospesi i lavori sul mio
giroscopio che potevo allora considerare al 70 per cento del suo
completamento. Avevo capito che bisognava fare sul serio e studiare i
giroscopi allo stato solido.

Giroscopi programmabili e supporto gyro interno per Casimiro 2004
Chiesi informazioni sui giroscopi a stato
solido nell'organo comunicativo dell'allora allegra
combriccola di amici che si dilettavano di razzi. Allegramente (si sa
che i razzimodellisti erano e sono sempre stati dei buontemponi, di
gran cuore e di estrema cortesia e correttezza) mi fu risposto dai più
esperti dell'organo, che
comprendevano anche sedicenti esperti elicotteristi e sedicenti grandi
razzimodellisti benefattori,... che i giroscopi sono quelle cose che si
mangiano nelle fiere paesane e che era meglio pensare a razzi normali!
Sospettai fosse un giro di parole per evitare di dirmi: "non so nulla
di giroscopi". Presi atto delle note stonate fornitemi dall'"organo".
Proseguii negli studi e chissà come mi imbattei subito nei siti web di
gente che invece i giroscopi li conosceva e li impiegava
fantasiosamente ed ebbi il sentore che qualcuno lo facesse anche sui
razzi. Naturalmente mi appassionai e cominciai ad accumulare
informazioni sui giroscopi a stato solido, passando dal settore
dell'elimodellismo a quello della microelettronica giapponese e scoprii
come sono costruiti, come funzionano e quali segnali generino. Potrei
scrivere un manuale sui giroscopi e addirittura costruirli da me
medesimo, e non sto dicendo una follia. Semplicemente ho passato mesi a
spulciare il web e a salvare decine e decine di pagine teoriche e
pratiche sui giroscopi, arrivando a scoprire un'infinità di cose
teoriche e pratiche. Potete farlo anche voi, se appena volete saperne
di più. Si tratta solo di investire un po' di tempo libero... e qual è
quel modellista che non impiega del tempo libero per informarsi?
Correndo arrivò il 2003 e trovai sul web il sito di UKRocketman che
descriveva per sommi capi il suo Gyroc. Quelle pagine mi spronarono
negli studi e cominciai ad investire soldi e tempo su queste ricerche.
Nel luglio 2003 fui a Bologna per il lancio di Arturo di Marco
Agostinelli, che con quel razzo, piuttosto rozzo nella sua
realizzazione, completava la sua
laurea in ingegneria aerospaziale. Marco mi parlò del fatto che
l'università di Roma intendeva realizzare un razzo dotato di motore
orientabile. Fu molto gentile nel promettermi copia della sua tesi e
gentilissimo nel farmela arrivare sul serio. Ho ancora in archivio
registrazioni audio di quella giornata molto interessante.
Ho naturalmente copia di tutto ciò che è successo con Arturo quel
giorno.
Acquistai
quindi per la prima volta una coppia di giroscopi identici, piuttosto
economici per l'epoca ma non così economici in assoluto!... e iniziai
un lungo programma di sperimentazione
elettronica-meccanica. Studiando il sistema giroscopio-servo imparai
quali tipi di segnali e quali reazioni erano necessarie e conseguenti.
Accumulai decine e decine di pagine di appunti e una serie lunghissima
di test in laboratorio, realizzati dapprima con meccaniche fisse, mi
permisero di pensare a una sospensione cardanica che fosse in grado di
sostenere e muovere un motore a razzo di tipo Estes.
La
sospensione cardanica - sperimentazione meccanica dal vero
Cominciò
così
in primavera-estate 2003 la costruzione della prima sospensione
cardanica dedicata al motore
Estes E9. Subito al primo colpo emersero alcuni problemi che impedirono
alla sospensione numero 1 di arrivare a completamento.Un banale
problema di centraggio dei fori sull'anello in alluminio mi impedì di
unirlo al secondo anello. A quell'epoca usavo anelli in alluminio
ricavati dallo smontaggio di hard disk degli anni Ottanta. Elementi di
elevatissima precisione, ma purtroppo in numero scarsissimo nel mio
laboratorio e purtroppo quasi tutti unici e diversi fra loro.
Introvabili altri esemplari, dovetti pensare a sostituire l'anello
esterno con qualcosa d'altro.

Castello gimbal 2.1
Così
nacque il "castello", ovvero una
struttura meccanica chiusa realizzata in elementi di vetronite uniti
per mezzo di angolari di alluminio e viti. Il "castello", termine che
ho ricavato dal settore meccanico di precisione delle macchine per
scrivere meccaniche degli anni Cinquanta-Settanta, avrebbe racchiuso e
sostenuto l'anello di supporto motore in alluminio. A sua volta il
castello
poteva essere fissato, nelle due estremità perpendicolari a quelle in
cui era fissato l'anello di sospensione del tubo portamotore, a una
forcella che diventava l'estremità inferiore del veicolo teorico in
corso di studio (cioè dello STA gimbal in corso di realizzazione).
Nasceva
così la sospensione cardanica per motore a razzo; unica al mondo,
giacchè gli altri sperimentatori usavano un sistema molto più semplice
di cui parlerò più avanti. La sospensione numero due fu oggetto di
innumerevoli prove statiche. Scoprii un mucchio di problemi pratici che
non avevo previsto sui disegni e ben presto capii che ce ne voleva una
terza! La terza sospensione cardanica impiegava per la prima volta
microcuscinetti a sfera e fu unita a un sistema di tubi commerciali
concentrici che ospitavano un servomotore e relativo supporto. Questa
sospensione cominciava a funzionare benino e impiegai con essa anche i
sistemi elettronici di controllo (analogici) e i giroscopi.

Gimbal 2a con microcuscinetti a sfera. Mancano i motori di azionamento.
La
"gimbal 3" fu protagonista di prove fino allo sfinimento dei suoi
motori e del cilindro di supporto. Nell'inverno 2003 fu unita a una
specie di telaio che poteva essere considerato il telaio di un intero
razzo. Una sezione superiore dedicata ai sistemi elettronici e al tubo
paracadute rendevano lo studio estremamente eloquente e financo alcuni
razzimodellisti molto in alto nella "piramide" lo ebbero in visione.
Dubito che
all'epoca ne comprendessero il valore tecnico, ma tant'è.
Non studiavo e sperimentavo certo per sentirmi dire "bravo" dai
sedicenti grandi razzimodellisti: facevo questi studi per inventare e
per elevare le mie personali capacità e non volevo certo mettermi su
una cattedra.

Gimbal 2b con sezione motori di test.
Comincia
il lavoro di progettazione del veicolo - investimenti in termini di
tempo e soldi
Cominciò
così il lavoro di riprogettazione completa del veicolo a razzo. Avendo
accumulato informazioni sufficienti sui sistemi minimi necessari, e
sapendo che lo sviluppo avrebbe proseguito bene solamente con un
veicolo completo, avviai il programma di acquisto di nuovi servomotori
e nuovi giroscopi. E, naturalmente, di nuovi materiali costitutivi,
ricambi, minuteria, componenti elettronici e consumabili.
Le
spese
erano notevoli, se si pensa che solamente i giroscopi costavano circa
centoventi Euro e ne dovevo utilizzare due. Ottimi servomotori,
particolarmente studiati per caratteristiche meccaniche ed elettriche,
costavano più di quaranta Euro ciascuno. Alcuni componenti del
settore razzimodellistico furono necessari, come per esempio il piccolo
generatore di gas "Safe Eject", che mi serviva per risparmiare il tempo
necessario allo sviluppo di un simile sistema interamente artigianale
(cosa che avrei realizzato due anni più tardi e che mi consentì di
essere... indipendente anche qui!), e Casimiro cominciava a prendere
forma. La cosa che ricordo di più di quel tempo è soprattutto
l'emozione di rendermi conto che il veicolo cambiava continuamente di
forma e di dimensioni durante la sua costruzione. Ogni singolo pezzo
poteva essere costruito, unito agli altri del sistema che stavo
sperimentando ed essere poco dopo smontato e sostituito da un altro
migliorato in
seguito ai problemi incontrati. Un vero lavoro di sviluppo del progetto
contemporaneo alla sperimentazione dal vero dei componenti.
Nel marzo
2004 Casimiro assumeva finalmente
l'aspetto di un piccolo razzo. La quarta sospensione cardanica,
finalmente perfettamente funzionante, era di una precisione eccellente.
L'elettronica non era per nulla stabile e precisa ma per alcuni secondi
poteva funzionare e pilotare correttamente giroscopi e servomotori. Una
mattina ebbi in mano Casimiro alimentato e mi accorsi che muoveva il
motore in seguito alle rotazioni che impartivo, esattamente come
volevo. Certo, non era preciso, non era veloce, non era affidabile, non
era minimamente quello che serviva, ma muoveva il motore. Sapevo che
l'elettronica analogica mi avrebbe procurato grattacapi ma in quel
momento ero certo che valeva la pena proseguire. Casimiro avrebbe
volato presto o tardi, possibilmente in agosto. Mi
accorgevo di avere superato il punto di non ritorno e il programma
doveva continuare a qualunque costo e con la massima velocità.

Casimiro agosto 2004 con sistema di alettoni e boosters smontabili
Sistema
inerziale per l'espulsione del paracadute

Inerzsens 3.1 montato su Casimiro per il suo primo volo
Mentre
lo sviluppo del veicolo procedeva, naturalmente, così era anche per il
progetto; e una notevole serie di idee veniva fissata sulla carta degli
appunti. Un aspetto che notavo dall'inizio del programma era che il
problema del ritorno a terra del veicolo, una volta per aria, era
estremamente critico e di difficile risoluzione. Il motore Estes E9
nelle versioni con carica di espulsione non poteva su Casimiro operare
l'apertura del paracadute perchè il motore non sarebbe stato in alcun
modo collegato con la sezione paracadute e invece racchiuso in un tubo
portamotore cieco, che doveva ruotare in tutte le direzioni. Tanto
valeva pensare quindi a un Estes E9-P. Però il paracadute doveva essere
assolutamente estratto e anche io, come scrive Jim McFarland sul suo
sito, pensai ovviamente a un piccolo timer. Infinite simulazioni fatte
su carta (perchè tanto i software per modellisti sono del tutto inutili
per questi veicoli sperimentali e bisogna invece usare semplici calcoli
di massima che si affinano nel corso del tempo) mi facevano capire che
nel caso di un lancio perfetto il veicolo avrebbe potuto arrivare, con
estrema lentezza, a un apogeo di venti-venticinque metri. Il
motore Estes E9 sarebbe stato usato del tutto al di fuori dei canoni
"ortodossi" dal modellismo, che dicono che la spinta media del motore
(in questo caso 9 Newton) deve essere circa quattro o cinque volte il
peso totale del veicolo (cioè circa duecento grammi). Casimiro
avrebbe potuto pesare, teoricamente, circa ottocento grammi e più. Di
conseguenza avrei ottenuto un volo molto lento, con bassissima
accelerazione e con una velocità finale al burnout estremamente bassa,
di pochi metri al secondo, con i quali il veicolo avrebbe proseguito
per nerzia di pochissimi altri metri. In caso di volo poco controllato
e nel caso peggiore di traiettoria, il veicolo avrebbe potuto
percorrere, in orizzontale, circa venticinque metri al massimo con un
apogeo di circa dodici. In caso di volo senza controllo, il veicolo
avrebbe raggiunto altezze e distanze intermedie, ma le rotazioni
sarebbero state problematiche e sarebbe stato impossibile salvare il
veicolo da un rovinoso atterraggio. Ma anche in caso di volo regolare
nessun altimetro commerciale sarebbe mai servito allo scopo di estrarre
il paracadute perché tutti i dispositivi commerciali hanno bisogno di
avvertire quote e accelerazioni tipiche del veicolo RM per funzionare
correttamente, salvo il fatto che spesso sono realmente poco affidabili
di per se stessi. Un piccolo timer
avrebbe dovuto essere tarato esattamente a 2,5 secondi, vale a dire
leggermente meno della durata della spinta del motore, per tener conto
del ritardo dell'accensione della carica di deploy. In ogni caso era
chiaro che il volo sarebbe stato assolutamente critico e l'espulsione
avrebbe potuto benissimo essere inutile se il veicolo fosse a quel
momento già a terra. Comunque, era l'unica via
percorribile e cominciai a preparare il timer. Senonchè, proprio in
quel tempo, stavo lavorando a un piccolo dispositivo che mi aveva
chiesto l'amico-collega Riccardo P. Stavamo discutendo di un razzo a
due stadi da realizzare con le sue tecniche di lavorazione del carbonio
da motorizzare con piccoli motori. Sviluppai in breve tempo un sistema
elettromeccanico che costituiva un sensore inerziale per l'attivazione
di un accenditore in seguito a una variazione di accelerazione. Il
dispositivo fu provato dal vero sull'Iris in compositi di Riccardo P. e
funzionò bene.
Il
dispositivo che avevo ideato e costruito per Riccardo nasceva da una
richiesta ben precisa. Un ipotetico veicolo bistadio, costruito in
materiali compositi e dotato di piccoli motori, doveva raggiungere
quote elevate in virtù della costruzione sopraffina, di cui è esponente
sopraffino proprio Riccardo. Allo scopo di massimizzare la quota, è
importante che il secondo stadio si accenda quando il primo stadio ha
appena cessato di funzionare. All'epoca non esistevano dispositivi
commerciali dotati di accelerometri e un normale altimetro serviva poco
per questo scopo. Utilizzare la tecnica dei motori sovrapposti
implicava il disegno di un veicolo piuttosto convenzionale e Riccardo
voleva invece realizzare un veicolo del tutto originale, dove il motore
del secondo stadio fosse posto magari a notevole distanza e magari non
in comunicazione con quello del primo stadio (accensione causata dalla
carica del primo stadio impossibile). Pensai quindi che nel volo di un
simile modello, ciò che succedeva al momento del burnout, vale a dire
lo spegnimento del motore del primo stadio, era una notevole
decelerazione causata dall'attrito dell'aria sul veicolo in velocità,
producendo un'accelerazione negativa. Questo transitorio violento era
certamente in grado di spostare dalla posizione di riposo, bassa e
causata dalla gravità a motore spento e vieppiù confermata dall'aumento
di accelerazione prodotta dal motore durante il suo funzionamento, di
una levetta metallica che poteva chiudere un contatto quando in
posizione sollevata. Una breve serie di esperimenti meccanici portarono
all'ideazione di un piccolo aggeggio elettromeccanico a cui aggiunsi un
relè per costituire un semplice circuito antirimbalzo e una maggiore
sicurezza di contatto. Poi sostituii il contatto della levtta con un
relè Reed che dava il vantaggio di non soffrire di polvere e
ossidazioni. Il terzo esemplare della catena di sviluppo fu quello che
sperimentammo sul campo. Semplice, affidabile e... inerziale, alla
faccia di chi nell'organo comunicativo dei giocosi modellisti era
convinto (e lo strillava) che non potesse funzionare. Quel dispositivo
face tanta strada e divenne il gioiellino che aprì il paracadute di
Casimiro in entrambi i voli (in due diverse versioni) e lo farà ancora
su altri veicoli criscaso. Amen.
(foto)
Primo
dispositivo inerziale Criscaso per l'accensione di un motore per
secondo stadio su modelli di razzo convenzionali - idee di
partenza

Prototipo sensore inerziale 2.2 - 2003
Questo
dispositivo era pensato per attivare un accenditore in seguito a una
variazione di accelerazione e avevo pensato, naturalmente, che la
stessa cosa poteva essere utile per Casimiro. Infatti, considerando un
ipotetico volo ideale, Casimiro si sarebbe trovato, dopo tre secondi
dal decollo, lentissimo e a una quota irrisoria e da lì avrebbe
cominciato a cadere. Questi aspetti mi hanno sempre affascinato e ho
sempre visto potenzialità di studio con i modelli di razzo e in special
modo per le brevissime condizioni di "microgravità" relativamente
all'interno del veicolo quando esso si trovi nelle immediate vicinanze
dell'apogeo. In questi momenti, infatti, il veicolo è pressochè
istantaneamente fermo a mezz'aria e quindi al suo interno vi è
condizione di zero g. Vale a dire che un accelerometro posto al suo
interno, fissato al telaio della capsula, misurerebbe accelerazione
zero. Ma iniziando la caduta e cominciando ad acquistare velocità,
questo ipotetico accelerometro misurerebbe, per effetto dell'attrito
con l'aria che frena vieppiù con l'aumentare della velocità, un
continuo aumento del valore di accelerazione da zero. Alla velocità
terminale, vale a dire quando l'oggetto in caduta non accelera più
perchè l'attrito compensa l'ulteriore aumento di velocità, si ottiene
nuovamente il valore di 1 g, corrispondente a quello del suolo.

Sensore
inerziale per l'accensione di stadio superiore - versione 2.3 2003 per
Riccardo P. su telaio per l'IRIS in compositi di Riccardo. In alto il
segnalatore di accensione, costituito da un cannoncino a polvere.
Sistema
inerziale elettromeccanico per l'espulsione del paracadute su Casimiro
- secondo grado di affidabilità (ridondanza)
Per
realizzare un semplice sistema inerziale basta così misurare una
differenza di accelerazione, definendo cioè un valore minimo e uno
massimo, al di fuori dei quali il sistema attua un differente
comportamento. Vale a dire attiva o meno un interruttore che potrà dare
tensione a un accenditore. Questo è quanto fa, dopo un paziente lavoro
di affinamento e sviluppo, il mio piccolo sensore accelerometrico
elettromeccanico.
Il
dispositivo fu realizzato in diverse versioni successive, che furono
oggetto di prove estremamente bizzarre e talvolta divertenti. In alcuni
casi lo avevo in mano e... mi buttavo giù da una sedia per osservare da
vicino come si comportava. Quando fui certo che era in grado di
attivare accenditori Estes mi spinsi a pensare che il piccolo
dispositivo sarebbe diventato il sistema più importante del veicolo.
Incredibile, pensavo: realizzo un missile unico al mondo e per salvarlo
dalla caduta senza paracadute lo affido a un aggeggio elettromeccanico
ideato e costruito da me medesimo! Un aggeggio elettromeccanico molto
ma molto più umile e semplice dei dispositivi commerciali! Ma pensato e
realizzato sfruttando le mie esperienze meccaniche che lo rendevano
efficace e molto più affidabile di quei costosissimi e capricciosi
altimetri, che quando non funzionano la colpa è sempre e solo tua e il
fabbricante tira fuori il fatto che nelle decine di prove il tuo
"piccolo inconveniente", che ti è costato il modello costosissimo, "non
si è mai verificato". Risate... perlomeno gli stessi rischi con il mio
apparecchio sono da considerarsi parte integrande del rischio insito
nella sperimentazione totale e libera. Il rischio mi sembrava piuttosto
grande ma anche, contemporaneamente, molto minore di quello che avrei
affrontato con un volgare timer.
E
non era tutto qui: durante le innumerevoli prove mi accorsi che il mio
sensore, costituito da una leva meccanica in sospensione e fulcrata a
un'estremità, era sensibile anche per rotazioni sugli assi
perpendicolari a quello di funzionamento normale (qui ci sarebbe da
approfondire perchè questo aspetto deriva da scelte
meccaniche-costruttive ben precise ma non è questa la sede per farlo e
neppure voglio farlo
per fornire gratuite informazioni critiche ai "ricercatori" del
settore!). Quindi ottenni un fenomenale risultato, che consisteva di un
doppio fattore di sicurezza per il veicolo. Il sistema era efficace sia
per accelerazioni longitudinali, sia per le rotazioni dell'intero
veicolo in caso di perdita di controllo. In caso di volo fuori
controllo, il deploy sarebbe avvenuto ugualmente, rallentando così sia
le rotazioni incontrollate, sia la caduta regolare. Nessun dispositivo
commerciale
avrebbe mai potuto fare così tanto con così poco e a simili condizioni
di velocità e quota. Questi aspetti non sono mai stati capiti (o
meglio, riconosciuti) dalla comunità del modellismo di razzi, anche se
cercai di spiegarlo diffusamente sul solito "organo". Ma sono stati
capiti, eccome, da tutta la gente che ha letto (e capito!) il mio
articolo su Casimiro pubblicato sulla rivista USA Sport Rocketry.
Modifiche
e sviluppo del veicolo - vantaggi della costruzione modulare smontabile
Mi
resi conto che il tempo correva, in luglio, quando ebbi pronto il
sistema inerziale per il deploy e lo montavo velocemente all'interno
del veicolo. Una cosa molto vantaggiosa della costruzione
modulare-smontabile (che ho spiegato in un articolo scritto insieme
all'amico-collega Riccardo P. sulla rivista Sport Rocketry nel 2006 e
che spiegherò brevemente in altre pagine del mio sito prossimamente) è
che posso operare continue modifiche a un veicolo senza dover tagliare
pezzi di cartone incollati e senza incollarne nuovamente degli altri.
Un componente nuovo deve essere inserito? Bene, si smonta la porzione
del veicolo interessata e si estrae il frame interno, se esistente. O
lo si costruisce se necessario. E si costruisce il supporto mancante o
si estrae quello esistente che non va più bene per il nuovo elemento e
se ne applica un altro. E si aggiunge questo e quello o si toglie
quell'altro, si spostano batterie, componenti e cavi e filature. Nessun
problema, tutto ciò che serve può essere fatto. Ogni volta il veicolo è
nuovamente pronto e funzionante e si può procedere a test e prove. E di
conseguenza si può modificare nuovamente il veicolo se i test hanno
dato indicazioni su modifiche opportune. Un razzo costruito secondo i
canoni del modellismo sarebbe del tutto inutile e andrebbe rifatto
daccapo ogni volta: forse è ANCHE per questo che i modellisti non
studiano mai nulla di complicato e non affrontano progetti
sofiisticati... si accontentano di aumentare dimensioni, pesi, e
potenze. Con il risultato che a un bel momento il loro modello è
talmente grosso e pericoloso che bisogna impazzire per trovare dove
lanciarlo. Casimiro poteva essere lanciato anche dietro casa mia!
Impianto
elettrico - alimentazione sistemi
In
luglio 2004 dovetti preparare un sistema di gestione dell'alimentazione
elettrica. Avevo infatti diversi sistemi elettronici che richiedevano
diverse alimentazioni. I giroscopi funzionavano con tensioni tra i 4,5V
e o 6V, il circuito di controllo servo però funzionava con 12V e il
sensore di deploy Criscaso doveva essere reso indipendente con una
terza batteria. Così approntai un veloce e rozzo pannello che recava
attacchi elettrici per l'accensione dei sistemi e perl'applicazione
della chiavetta di sicurezza del sensore inerziale. In modo tale che
potessi preparare il veicolo con le batterie nuove e ricaricate,
chiuderlo e posarlo sulla rampa di lancio e attivare solo all'ultimo
momento i sistemi. Questo perchè le batterie erano le più piccole
possibili e separate per singolo sistema. A questo punto un
intelligente ricercatore potrebbe chiedersi (magari potrebbe anche
chiedermelo, ma finora nessun italiano lo ha fatto, chissà come mai!)
perchè abbia usato diverse piccole batterie e un sistema così
complicato per attivare i sistemi. Non voglio qui rispondere a questo
quesito... anche perchè lo sto ponendo IO e io ne conosco le risposte
(tantissime, tutte giuste).
Test
statici del veicolo su rampa - ideazione di sospensione cardanica per
simulazione del volo
In
agosto inoltrato fui in campagna, a Cape Cadaveral, posto dove lanciavo
vent'anni prima i miei razzetti realizzati con la polvere dei petardini
cinesi. Casimiro era appena appena funzionante ma non avevo la minima
idea di come si sarebbe comportato una volta acceso il suo motore.
Pensai così che dovevo assolutamente fare alcune prove di accensione
del motore tenendo fermo a terra il veicolo, e osservare il
comportamento della meccanica per capire se le reazioni di controllo
fossero state adeguate ed efficaci. Mi serviva un telaio di supporto
per Casimiro che lo lasciasse libero di ruotare su due assi. Insomma,
dovetti pensare a una sospensione cardanica per l'intero veicolo! Il
veicolo avrebbe quindi, una volta acceso il motore, prodotto
oscillazioni e il sistema di guida avrebbe dovuto correggerle. Anzi, a
dire la verità pensavo che sarei stato io a dare delle perturbazioni al
veicolo per osservare, mediante telecamerina, se il motore venisse
orientato per correggere e smorzare le oscillazioni.
L'ambizioso
programma fu messo in cantiere e cominciai a costruire un telaio da
applicare alla mia pesantissima rampa di lancio in acciaio. Mi resi
conto presto però che questa meccanica sarebbe stata molto complicata e
mi avrebbe richiesto moltissimo tempo prima di essere funzionante e
affidabile. Così ne realizzai solo metà. In pratica il veicolo sarebbe
stato fissato, in posizione baricentrica, a una morsa realizzata con
tubi di cartoncino per razzi, dotata di due alberi centrali che
entravano in due fori in blocchi di legno fissati al telaio di
supporto. Il tutto fissato sulla mia pesante rampa. Il veicolo avrebbe
così avuto due soli gradi di libertà su un solo asse. Per testare il
veicolo sarebbe stato necessario provare un'accensione e osservare il
funzionamento del sistema relativamente a un giroscopio, un servo e uno
solo degli anelli della sospensione di Casimiro. Poi, ruotando il
veicolo sull'asse di rollio di 90 gradi, ripetere la cosa. Non troppo
sofisticato, ma perlomeno fattibile.

Casimiro sulla sospensione cardanica a un solo asse sulla rampa
criscaso 2002.
Il
telaio fu pronto solo il 15 agosto. Le mie ferie finivano di lì a sei
giorni. Il pomeriggio del quindici il mio "vecchio" collaboratore
Jaegermeister Gabriele passò per casa mia e lo agguantai. Agguantai
anche la mia vecchia centralina di accensione Policarpo, una macchina
fotografica, un registratore e piazzai il tutto. Feci un breve
addestramento a Jaegermeister e mio papà osservava stranito quello che
stavo combinando nel suo giardino. Avevo posto Casimiro sul telaio
fissato alla mia rampa pesantissima e posi il tutto in mezzo agli
alberi da frutto. La vicina di casa passò senza far troppo caso e fui
certo che non mi avrebbe dato problemi.
Casimiro
inclinato sulla rampa di lancio pareva pronto a prendere le vie del
cielo, ma sapevo che il peso della rampa e la robustezza del telaio di
supporto erano più che sufficienti a impedire qualsiasi volo.

Particolari della sospensione cardanica per il veicolo su rampa fissa
Test
di accensione motore con veicolo su rampa - osservazioni, imprevisti,
accidenti vari
Per
il primo test il veicolo fu lasciato del tutto spento. Un motore Estes
E9-5 fu installato nel portamotore e un accenditore inserito.
Jaegermeister
fece il count down dopo che io diedi l'ok perchè avevo avviato la
fotocamera per filmare il test. Il motore si accese regolarmente e
Casimiro rimase fermo rocciosamente. Non si osservò la minima
oscillazione del veicolo, il che mi fece soprattutto considerare che la
sospensione cardanica di Casimiro era eccellentemente centrata e
precisa, mentre quella che teneva fissato l'intero veicolo era
abbastanza frizionata per assorbire le piccole imperfezioni della
spinta prodotta dal motore.
Il
motore fu espulso teatralmente dal supporto motore alla fine del
periodo di delay. La fumata bianca si dileguò in pochi minuti.

Test accensione 1
Casimiro
fu lasciato fissato al telaio ed estrassi il motore dopo qualche minuto
di raffreddamento. Esaminai la meccanica e non notai il minimo segno di
danno meccanico. Attivai i sistemi e verificai che la sospensione
eseguiva i regolari movimenti dettati dal programma di reset dei
giroscopi. La sospensione si arrestò in una posizione non centrata per
via dell'instabilità termica dell'elettronica analogica e mi ripromisi
di regolare la posizione. Spensi tutti i sistemi. Smontai la
sospensione della rampa ed estrassi il veicolo. Separai i due segmenti
di fusoliera ed estrassi il telaio interno di supporto dell'elettronica
quel tanto che bastava a permettermi di raggiungere i
micropotenziometri e riattivai i sistemi. Dopo il reset, regolai la
posizione di zero della sospensine cardanica per ottenere
l'allineamento del motore verso l'asse longitudinale del veicolo.
Rimontail il veicolo e lo rimontai sulla sospensione della rampa.
L'operazione richiese in totale circa mezz'ora.
Casimiro
fu pronto al secondo test circa un'ora dopo il primo. Jaegermeister fu
pronto dopo un bicchiere di lambrusco che mio papà aveva prontamente
preparato sul tavolino dietro casa. Attesi che i due fossero nuovamente
attenti e concentrati e ripreparai il veicolo. Attivai i sistemi e
diressi le operazioni di accensione come prima. Mi appostai in una
posizione diversa da quella di prima con la fotocamera e avviai la
registrazione del filmato. Jaegermeister al mio cenno iniziò il count
down ma improvvisamente la macchina fotografica si spense. Urlai STOP a
Jaegermeister e sospendemmo il test. Corsi in casa a sostituire le
batterie della mia fotocamera e non pensai di spegnere Casimiro, che
attendeva con i gyro, il sistema di controllo e i servo alimentati .
Riaccesi la fotocamera e riniziammo la procedura. Jaegermeister attivò
la chiavetta di sicurezza, fece il count down e pigiò il pulsante di
start. Il motore di Casimiro prese vita e stavo filmando regolarmente.
Mi accorsi subito che la fiamma del motore non era allineata con il
veicolo. Per colpa del tempo trascorso tra l'attivazione dei sistemi e
l'accensione del motore l'elettronica analogica aveva modificato
i segnali dati ai giroscopi e la sospensione cardanica era
disallineata di un paio di gradi. ma in una direzione per la quale il
singolo asse di libertà della sospensione cardanica del veicolo non
poteva essere sufficientemente disturbato e Casimiro non produsse il
minimo movimento nè la sospensione corresse alcun movimento. Il motore
fu mantenuto rocciosamente fermo nonostante le vibrazioni da esso
prodotte. Mio papà non fu molto contento nel riscontrare in giardino,
la mattina seguente, una macchia di erba seccata e sbiancata nel punto
in cui i motori dei test avevano gettato i prodotti di combustione.
Ricordarsi di porre sull'erba un sacco di juta se vogliamo fare altri
esperimenti con i motori.

Test accensione 2
Test
di deploy dal vero - sensore inerziale criscaso utilizzato come da
progetto - annotazioni
I
tre giorni seguenti servirono per rimontare il sensore di deploy,
rifare le tabelle cronologiche, smontare l'accumulatore di
alimentazione dei servo per sostituirlo con il secondo identico e per
testare il deploy a terra. Il sensore fu provato dal vero a terra con
mezzo veicolo, dato che la sezione motori non serviva allo scopo. I due
test furono soddisfacenti, sebbene nel primo non ottenni l'espulsione.
Nel secondo, utilizzando un diverso modo di preparare il generatore di
gas svizzero, tutto andò bene, talmente bene che il paracadute giallo
riportò anche una leggera bruciatura. Annotai tutto quello che avevo
fatto, compresi gli errori di procedura, e decisi che il sensore, il
generatore di gas, il paracadute e il nose-cone erano adeguati al volo.
Cosi smontai e ripulii il Safe-Eject e lo preparai per funzionare dal
vero. La sezione superiore di Casimiro fu dichiarata pronta al volo.

Fondo sezione paracadute con generatore di gas per deploy (Safe Eject)
e connessioni elettriche.
Primo
volo, 19 agosto 2004 - problema del campo di lancio risolto
brillantemente - volo apparentemente fallito
Il
diciannove agosto ruppi gli indugi e non procedetti ad altri test
statici, come avevo pensato. Radunai la mia squadra di collaboratori
(Barbara, Mario, Rossana e Giovanni) che avremmo occupato il campetto
che avevo adocchiato qualche giorno prima durante i miei lunghi giri in
bicicletta. Un pezzetto di golena a Po, a due chilometri di distanza da
casa, era del tutto privo di colture e sensa alberi vicino. Mi fu fatto
notare che non conoscevamo il proprietario e mio papà si offerse di
andare al bar a cercarlo. Decisi invece di occupare il piccolo campetto
arato dei nonni, che in quel momento era parimenti sgombro. Nessuno ci
avrebbe dato fastidio nè l'autorità di pubblica sicurezza avrebbe
potuto darci noie, dato che il terreno era di proprietà di un parente
che me ne dava la disponibilità. Massima sicurezza anche in questo.

Manca poco al
lancio e... cosa diamine c'è di più interessante da guardare laggiù?
Trasportammo
squadra e attrezzature verso sera, intorno alle diciotto e trenta. La
rampa fu posta in un posto impervio ma stabilizzata. Le livelle
indicavano duscreta orizzontalità del pad. Preparai Casimiro mentre
Mario LCO preparava la centralina e il relativo cavo. Gli altri tre
erano fotografi e documentavano tutte le operazioni.
Una
serata estremamente ventosa fu quella del diciannove agosto. Piuttosto
strano per la bassa mantovana e per un cielo tutto sommato sereno. Non
troppo caldo, e Casimiro risentiva degli sbalzi termici. I sistemi
funzionavano bene ma la sospensione cardanica si spostava lentamente in
pochi secondi. Posai il missile sulla pad senza il minimo aiuto di
un'asta e attesi il momento migliore. Raffiche di vento arrivavano a
creare pericolo di ribaltamento di Casimiro, e il sistema di antiurto
non era in grado di tenerlo ben saldo in posizione verticale. Avevo
anche il pensiero della batteria del sensore inerziale che aveva una
durata di pochi minuti e in attesa di un momento senza vento spensi
tutti i sistemi. Li riaccesi di lì a poco e verificai che il motore era
leggermente fuori asse. Spensi nuovamente tutto, smontai la parte
superiore e riaccesi per riallineare. Richiusi e posai nuovamente
Casimiro sulla rampa. Nuove raffiche di vento mi fecero aspettare e a
un bel momento sembrò che il vento calasse. Avemmo un momento di calma
e urlai a tutti di far correre le macchine fotografiche e a Mario di
dare il via al lancio. Mario fece il count down e premette il pulsante.









Fotogrammi
dalla fotocamera di Giovanni B.
Casimiro
accese il motore e decollò lentamente, producendosi in un volo
apparentemente faticoso, lento e curvo. Nulla di simile ai tipici voli
di razzomodelli. Una parabola che lo portò sopra di me a circa venti
metri di quota per poi proseguire a testa in giù a motore ancora
acceso. Non appena il motore si spense, sentimmo il "bum" della carica
di deploy e alla quota di circa otto-nove metri il paracadute fu
aperto. Casimiro atterrò proprio dentro al fosso, pieno di sterpaglie e
asciutto, a circa venticinque metri di distanza dalla rampa di lancio.
Ero piuttosto vicino e scesi nel fosso. Trovai Casimiro steso su un
letto di sterpaglie e come li toccai avvertii i motori azionarsi e
muovere la sospensione cardanica. La meccanica reagiva a tutti i
movimenti che impartivo al veicolo. Il leggero traliccio di bambù che
costituiva il piede di appoggio e il paraurti per il motore era
spezzato in due punti ma la meccanica non aveva il minimo danno. Il
paracadute era perfettamente aperto e non si notavano ulteriori danni
rispetto a quelli sofferti nei test fatti nei giorni precedenti.
Risalii il fosso con Casimiro in mano e i ragazzi mi si avvicinarono
per vedere. Tutti avevano da raccontare quanto avevano visto e i
registratori che porto sempre con me fissarono le utilissime prime
impressioni. Smontai la sezione superiore di Casimiro e spensi i
sistemi.
Dati
e impressioni del primo volo - raccolta, studio e analisi dei dati,
ideazione di modifiche e aggiornamenti
Giovanni
aveva filmato con la sua fotocamera e mi fece vedere il volo. In un
primo momento ero piuttosto deluso dal volo che ritenevo poco
significativo. Però avevo capito che il veicolo era del tutto salvo,
che tutti i sistemi avevano funzionato e che le condizioni termiche
avevano influito molto sul comportamento del veicolo. Non potevo
considerare questo volo come un totale fallimento perchè Casimiro aveva
volato in maniera stabile, vale a dire senza rotazioni incontrollate.
IL primo volo di un razzo con sistemi di stabilizzazione attiva era un
fatto acquisito. La strada era ancora lunga ma sapevo già che molte
cose potevano essere modificate.
La
sera a casa analizzai tutte le foto digitali e il filmato, che
visionammo decine di volte. Notammo due fatti essenziali. Primo, che
subito dopo il decollo, il sistema di controllo aveva avvertito la
rotazione e operato la correzione orientando correttamente il motore
nel senso dovuto. Si notava infatti che durante le fasi iniziali del
volo il veicolo, che aveva subito decollato inclinato, veniva
leggermente raddrizzato. Secondo, che il veicolo era decollato con il
motore disallineato. Vale a dire che la posizione di zero eta persa
durante l'attesa dopo l'attivazione e il motore forniva una spinta
disassata, che aveva prodotto la parabola. Se il motore fosse stato
perfettamente allineato il veicolo avrebbe volato verticalmente. Quindi
entrambe le richieste di progetto erano state incontrate con successo.
Il veicolo correggeva l'orientamento del motore in seguito alle
perturbazioni e lo manteneva stabile.
Le
correzioni immediate da apportare al veicolo erano, a quel punto,
implementare un sistema di regolazione della posizione di zero del
motore. E un sistema atto a misurare gli spostamenti.
Nei
giorni successivi, analizzando le foto, il filmato e osservando
criticamente il veicolo, mi resi conto che il primo volo di Casimiro
doveva essere considerato più come un successo che come un fallimento.
Il veicolo aveva operato molto ma molto similmente a quanto previsto, e
tutti i sistemi avevano funzionato. In particolare il mio sensore
inerziale aveva funzionato stupendamente e provveduto ad espellere il
paracadute poco dopo l'apogeo, non appena il motore aveva cessato di
funzionare. Questo dispositivo si rivelava un sottoprogramma di
successo e meritevole di sviluppo.
Il
primo volo di Casimiro, ho detto poco sopra, poteva essere considerato
un buon successo: il veicolo aveva volato con tutti i sistemi
funzionanti e tutti i sistemi avevano operato come da richieste di
progetto. Il veicolo non si era prodotto in rotazioni incontrollate su
nessun asse, aveva guadagnato quota e aperto il paracadute poco dopo
l'apogeo e il veicolo inerte era rimasto appesso correttamente al
paracadute anche a pochissimi metri di quota, rallentando la caduta. La
causa primaria del volo parabolico era stata individuata ed era
possibile, semplicemente regolando i sistemi, effettuare un nuovo volo
dopo la sostituzione di motore e batterie. Il sistema di piedistallo e
paraurti in elementi di bambù, spezzato in due punti, era vistosamente
inadeguato alle necessità ma incollato poteva consentire un nuovo
lancio in identiche condizioni. Un secondo volo effettuato con calma e
con regolazione precisa appena prima dell'accensione del motore poteva
con buone probabilità essere migliore del primo.
Questo, per
la cronaca. Ma iniziava, da subito, il programma di sviluppo e modifica.
Analisi,
modifiche, aggiornamenti, regolazioni, nuovi sistemi
Nei
mesi successivi Casimiro a Milano fu sottoposto a un programma di
modifiche che riassumo perchè non voglio elencarle tutte e 43. Alcune
di esse sono minime e alcune, al momento del secondo volo, già obsolete
o rese non necessarie o del tutto inefficaci.
Gli aspetti
più importanti in cui si operarono modifiche sono:
- Sistema di
controllo dell'allineamento.
- Modifiche
nelle regolazioni meccaniche
-
Costruzione di pannello di controllo dall'esterno
- Modifiche
nell'impianto elettrico
- Variazione
della distribuzione delle masse per spostamento di elementi interni
-
Costruzione di sistema di piedistallo leggero con funzioni di paraurti
per la meccanica
-
Costruzione di sistema di protezione termica del paracadute
- Sviluppo
sensore inerziale per maggiore precisione e sensibilità
-
Implementazione di sistemi per misure elettriche e ricarica accumulatori
- Aumento
dell'affidabilità dei sistemi per migliramento delle tecniche
costruttive e di montaggio
- Ricerca,
costruzione, sviluppo di sistema di controllo digitale per servomotori
e giroscopi
-
Miglioramento dei segnali elettrici ed elettronici mediante
riprogettazione sistemi di alimentazione e connessioni
-
Miglioramento estetica per mezzo di finiture di qualità, verniciatura,
applicazione adesivi e portello di accesso al vano elettronica
-
Costruzione di interfaccia per la programmazione elettronica digitale
dall'esterno
Le
modifiche meccaniche si rivelarono minime. La sospensione cardanica
Gimbal 4 si era rivelata assolutamente precisa e robusta e solamente i
rapporti di trasmissione dei comandi degli attuatori furono modificati
leggermente per testare diverse velocità di risposta e diversi angoli
di movimento. Il sistema di controllo dell'allineamento du pensato per
consentire all'elettronica analogica di rimanere nel veicolo almeno
fino al secondo volo. Consisteva di una coppia di microsensori che si
attivavano qualora il motore uscisse di un grado dalla posizione di
zero, attivando un cicalino di allarme. Per la posizione di zero un LED
verde si accendeva in zona pannello, indicando così che su quell'asse
la sospensione cardanica era OK. Il sistema era del tutto indipendente
dagli altri e richiedeva un'altra batteria. Il sistema completo pesava
circa trenta grammi.
Risolvere il problema del paraurti fu,
tutto sommato, facile. La sezione motore di Casimiro era stata pensata,
già quasi due anni prima, come un sistema passibile di essere
utilizzato per diversi veicoli e costruito con elementi strutturali che
potevano permettere anche l'applicazione di boosters laterali e anche
di alettoni rimovibili, ambedue cose che si notano in alcune foto del
2004, quando pensavo che il veicolo potesse necessitare di ausilii sia
nella propulsione sia nella stabilizzazione aerodinamica. Quattro
colonnine di metallo sporgevano dalla sezione cilindrica e risultavano
i punti di attacco strutturale adatti a un supporto per mantenere
verticale il veicolo. Il sistema, realizzato con elementi di alluminio,
ottone e vetronite e dotato di eleganti piedini di gomma con funzione
di smorzamento vibrazioni e... antigraffio, era leggero e robustissimo.

Sistema di piedistallo e paraurti Casimiro 2005
Contemporaneamente,
però, ricercavo nel web la collaborazione di un programmatore di
microprocessori e cercavo una soluzione per migliorare l'affidabilità
del circuito di controllo dei servo. Così trovai la collaborazione di
Sergio F. di Roma, che mi fece avere un PIC programmato con un circuito
di sua invenzione per i servomotori. Il PIC sarebbe stato impiegato in
un circuito leggermente modificato per l'uso particolare dei servo di
Casimiro. Il circuito di prova funzionò bene al primo colpo e così
partì il programma di rinnovamento "digitale" di Casimiro.
Conseguentemente anche l'impianto elettrico dovette essere rifatto
completamente e alcune batterie spostate per permettermi di spostare i
nuivi circuiti. Inoltre i lavori di verniciatura, implementazione del
pannello, del portello di accesso richiudibile e il nuovo nose-cone
portavano il peso totale a circa ottocentonovanta grammi. Il rapporto
CG-CP era leggermente peggiorato nel senso che i due punti erano del
tutto invertiti rispetto a un modello di razzo ma la cosa non mi
preoccupava minimamente.

Controller digitale 2.1 FiserTek

Pannello 2 e on analogica 2005 (foto cronologicamente di epoca
precedente alla foto immediatamente sopra)

Pannello di fusoliera richiudibile, pannello di controllo e attacco
interfaccia di programmazione servo (elettronica digitale)

Controller digitale Fisertek montata su telaio interno. Modifica
circuiti elettrici di segnale e potenza.
La
verniciatura fu eseguita su suggerimenti di Riccardo P. e costò uno
sproposito di ore! Ma risultò essere la migliore verniciatura mai
eseguita su un missile criscaso!
Ultima
modifica fu quella di optare l'esclusione del segmento di fusoliera
destinata al paracadute con pistone per la salvaguardia del paracadute
dai gas di combustione. Recuperai il tubo originale del primo volo,
piuttosto sofferente per le tante prove di deploy e per il primo volo,
ma sicuramente in grado di sopportare ancora almeno UN deploy. Questa
piccola modifica fece perdere al veicolo settanta grammi di peso.
Un
discorso a parte per il sistema inerziale criscaso. Il dispositivo che
tanto bene aveva funzionato nel primo volo era stato sostituito da uno
completamente nuovo. Identico nella circuiteria, ma modificato nella
meccanica. La leva sel sensore era fulcrata su un microscopico
cuscinetto a sfera ricavato da uno stupendo hard disk degli anni
Ottanta. Un vero microgioiello, che rendeva il sensore estremamente
preciso nel funzionamento su un solo asse e lo rendeva del tutto
inattaccabile alle vibrazioni sugli altri assi. Un relè da soli
quindici milliAmpere rendeva il dispositivo più affidabile nel tempo
perchè richiedente meno corrente dalla batteria. Ciò permetteva di
allungare la finestra di lancio, dato che era proprio questo sistema a
dettare il periodo finale di soli cinque minuti.

Inerzsens 3.1 e 3.2. Entrambi volati con Casimiro.
Le
modifiche terminarono a fine giugno 2005. Durante i dieci mesi di
lavoro centinaia di pagine di appunti, di osservazioni e di annotazioni
resero possibile credere che Casimiro fosse diventato un veicolo del
tutto nuovo. Inoltre mi resi conto che un identico veicolo, realizzato
con tubi in materiali compositi e migliorando ogni singolo elemento,
avrebbe potuto essere costruito per pesare meno di seicentocinquanta
grammi, almeno a livello teorico.

Sezione
inferiore di Casimiro, il giorno 14 agosto 2005 (vigilia di lancio).
Notare i cavetti esterni di segnale del sensore di controllo di
posizione del motore, fissati all'esterno della fusoliera.
In
luglio Casimiro non fu toccato, se non per... lustrarmi gli occhi!
Intanto lavoravo alle tabelle e accumulavo ricambi e consumabili. Ma
nello stesso tempo alcune soluzioni che erano state fissate nei libri
degli appunti cominciavano a essere sperimentate dal vero. Un nuovo
sistema di controllo digitale era stato prodotto dall'amico-collega
Adriano Neway su mie precise indicazioni, un nuovo tipo di sospensione
cardanica cominciava a essere sperimentata e la Gimbal 5 che era lo
sviluppo di quella di Casimiro, era progettata e costruita
appositamente per il motore Aerotech G12. Inoltre, ancora, la classica
sospensione usata da Jim McFarland e da altri sperimentarori del
settore cominciava a essere sperimentata anche da me.
In
agosto fui in campagna poco dopo la prima settimana. Con me una
tonnellata di materiali e di attrezzature. Il lavoro di preparazione al
lancio consisteva innanzitutto nella modifica del pad di rampa Alkermes
e nel controllo di ogni singolo elemento di ogni singola sezione.
Inoltre per la prima volta avrei impiegato, all'interno del generatore
di gas Safe Eject, lo stesso del primo volo, un accenditore fabbricato
da me mediante l'impiego di una microlampadina a 12Volt. Il nuovo
accenditore era da tempo provato mediante test e aveva dimostrato
un'ottima prestazione elettrica, perchè richedeva somamente quaranta
milliAmpere, ma un notevole ritardo, circa un secondo, nell'attivazione
della carica di deploy. Una serie di test condotti con un tubo di
acciaio a simulare il generatore di gas e poi un'ultima prova con il
Safe Eject, conclusero con successo la preparazione della sezione
paracadute di Casimiro. Il nuovo sistema inerziale era estremamente
preciso e sensibile, tarato per mezzo g. Rimaneva il problema del
ritardo, pazienza.
Secondo
volo, 15 agosto 2005
In
quell'agosto il tempo era pazzerello... tutti i giorni un temporale. Il
tredici agosto arrivarono Barbara e Mario e io cominciai le operazioni
di ricarica di tutti gli accumulatori, anche di quello della centralina
di lancio. Avevo già deciso dove lanciare, dato che un campetto diverso
da quello dell'anno precedente, a solo un chilometro da casa, era di
proprietà di un amico di vecchia data di mio papà. Il permesso
all'esperimento fu ottenuto una sera davanti a una bottiglia di
lambrusco e a spesse fette di salame.
Casimiro
fu rimontato, con il generatore di gas ricaricato e sigillato e con le
batterie cariche, la sera del 14 agosto. In caso estremo di necessità
una presa di ricarica sul veicolo era stata aggiunta poco prima del
trasferimento da Milano.
La
mattina del quindici agosto decidemmo che la giornata era buona e che
nel tardo pomeriggio avremmo provato a lanciare. Dopo pranzo andai a
riposare mentre Barbara e Mario giocavano a carte e si divertivano al
computer... o viceversa. Fatto sta che alle quindici Barbara corse a
chiamarmi perchè notava l'addensarsi di nuvoloni.
Fulminei,
con le bici e le macchine già cariche, partimmo. Arrivammo al campetto
proprio a ridosso dell'argine Po e montammo la rampa. Diedi a Mario un
registratorino Mp3 che doveva realizzare la pianosequenza dell'intera
spedizione e io azionai un altro registratore. Barbara fotografa
documentava le operazioni, pur cogliendo anche aspetti del paesaggio e
flora e fauna locale.

Pochi minuti prima del lancio, per ricordo, 15 agosto 2005
Mario
LCO approntò la centralina mentre io approntavo il veicolo. Una volta
attivati i sistemi, bastava inserire il connettore della cloche di
programmazione servo per richiedere il centraggio del motore al punto
zero. Una volta fatto ciò, il veicolo manteneva rocciosamente la
posizione. Controllato il funzionamento dei giroscopi, diedi
un'ulteriore microregolazione e dopo avere preso posto a circa trenta
metri di distanza e avviato la fotocamera nuova in posizione cinepresa,
diedi a Mario il Go.
Casimiro
decollò lentamente su una colonna di fumo nero e serpeggiò nel cielo.
Il veicolo correggeva vistosamente la sua rotta almeno su un asse,
mentre su un altro, dopo un tratto iniziale di circa due metri del
tutto stabile, piegava di circa dieci gradi per poi mantenere
l'assetto. Casimiro raggiunse circa quarantacinque metri di quota e
udimmo il botto della carica di deploy, che apparentemente avvenne poco
prima dell'apogeo, ma a circa mezzo secondo di distanza dal burnout
stimato a orecchio. Ciò significa che il veicolo stava proseguendo,
dopo il burnout, e non aveva ancora del tutto esaurito la sua velocità.
Il sensore aveva azionato il deploy con un ritardo inferiore, almeno in
apparenza, a quanto faceva nelle prove. Tuttavia possono avere influito
anche condizioni di vibrazioni, di rotazione e di distanza dai nostri
punti di osservazione.
Casimiro
prese terra, appeso regolarmente al paracadute, a diciotto metri di
distanza dalla rampa di lancio.
Il
volo aveva risposto perfettamente alle richieste iniiziali di progetto.
Tutti i sistemi avevano funzionato bene e il veicolo fu recuperato in
perfette condizioni. L'atterraggio sulle foglie di barbabietola ha
grandemente contribuito a minimizzare i danni al sistema di paraurti,
che si risolsero in una leggerissima piegatura di un elemento di
alluminio e nella perdita di un gommino. Il veicolo rispondeva alle
sollecitazioni manuali e poteva essere immediatamente rifornito di
motore, batterie e polvere per il deploy ed essere nuovamente in
condizioni di volare. Fummo tentati di farlo e cominciai a lavorare sul
motore, ma alle ore sedici le nuvole cominciavano a farsi minacciose.
Sgombrammo il campo e rientrammo alla base. Alle diciassette e trenta
un breve acquazzone rinfrescò la giornata non particolarmente calda.
Un'enorme quantità di foto e dati era la raccolta ricavata dal secondo
volo. Una notevolissima quantità di informazioni poteva certamente
essere ricavata dall'esame di foto, filmati e del veicolo.
* * * * *
Mi
sovviene il dubbio che questa pagina sia diventata un po' troppo lunga!
E pensare che si tratta di un riassunto del riassunto di... due
riassunti di quanto avevo scritto sul mio sito nella precedente
versione! E questi riassunti rappresentano una minima frazione di
quanto il programma Casimiro ha prodotto in tutto questo tempo. Ad ogni
modo, esattamente come era successo per le vecchie pagine, anche ora il
sito Criscaso espone la maggior quantità di dati e informazioni sulla
sperimentazione di modelli di razzo con stabilizzazione attiva nel
mondo, relativamente, s'intende, al mondo degli sperimentatori del
settore. Negli altri mondi, quelli del modellismo, di questi argomenti
si parla poco e solitamente a vanvera! Ma sempre con tanti punti
esclamativi e parole definitive, mentre invece noi sperimentatori siamo
sempre di dubbi e di curiosità.
Mi
fermo qui e spero che questo lungo documento, che sarà ora oggetto di
attenta revisione critica e di una serie lunghissima di
microcorrezioni, sia ad un tempo interessante e divertente. Chi noterà
il contenuto tecnico avrà recepito esattamente quanto avevo intenzione
di divulgare.
Nella
prossima pagina di Casimiro:
Casimiro
produce risultati ancora!
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Documentazione storica: filmati e foto di test e dello sviluppo,
registrazioni audio
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Analisi dei sistemi e dei voli - ideazione modifiche e sistemi per
nuovi veicoli
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Riconoscimenti da persone e dal web (2004 - 2007)
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Casimiro è conosciuto da tecnici NASA!
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Pubblicazione su Sport Rocketry
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Esperienze accumulate, nuovi progetti, sviluppo
-
Nuovi veicoli in costruzione e nuovi campi di sperimentazione
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Mi chiedono lumi... e piani di costruzione
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