Razzimodellismo

 

 

 

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Nota tecnica Astrocam

 

 

 

Estes Astrocam (1992)

 

 

 

E così, all'inizio del 1992, misi il piede nel "vero" razzimodellismo. Entrai, ai primi di gennaio, nel negozio di modellismo di Via Rembrandt e ne uscii con il modello dell'Astrocam. Il kit era nella versione "antica", vale a dire che non era uno starter set e non conteneva né centralina di lancio né rampa, ma di questo non mi preoccupavo perché ci avrei pensato da solo con le mie vecchie esperienze in elettronica e in meccanica.

La scatola conteneva, oltre alle parti del modello da montare, anche una confezione di motori C6-7. Al negoziante avevo chiesto un paio di confezioni di motori aggiuntive ed il valent'uomo mi cedette i C6-5, dato che al momento non aveva quelli da sette secondi di ritardo. Avevo capito che per il modello era necessario l'uso dei motori C6-7 per via del lungo ritardo ma non insistetti, avrei fatto un pochino di esperienza lo stesso.

Montai il modello piuttosto velocemente, per i miei tempi: in sole quattro fine-settimana, studiando per benino le istruzioni, ebbi il modello pronto al lancio. In particolar modo ero rimasto affascinato dalla meccanica della fotocamera a scatto singolo che costituiva l'ogiva. Anche l'apparecchio era da montare e la cosa mi aveva soddisfatto, mi piace la meccanica e in effetti la cosa non fu nemmeno difficile.

Nei due mesi seguenti ideai e costruii la mia prima centralina elettrica, che sarebbe risultata molto più potente ed affidabile di quella che si vedeva sul catalogo Estes del 1989 che possedevo.

La mia prima centralina, febbraio 1992. Funziona ancora. Notare il volume di istruzioni.

 

Una scatola plastica conteneva una batteria al piombo-gel da 6 Volt e 2 Ah, più la minuteria necessaria per il collegamento con la piattina, la presa per la ricarica, uno strumentino microamperometrico per la visualizzazione dello stato di carica della batteria, un LED rosso per avvertire dell'avvenuto collegamento, un cicalino per fornire l'avvertimento sonoro, un interruttore a chiave per il circuito di sicurezza e infine un pulsante con autoritorno per lo start. Perfetto, una centralina assolutamente sicura.

Ruppi le scatole a molti fotografi della zona in cui abito e con grande fatica trovai un paio di caricatori del tipo 110. Solamente che sulle istruzioni di montaggio del modellino era scritto che la pellicola ideale per le riprese con ogni tipo di illuminazione era il 400 ASA, che non si trovava. Fu giocoforza ripiegare sul 100 o sul 200, oggi non ricordo bene e non è una cosa che ho annotato.

Per il periodo delle festività di Pasqua fui, come al solito, in vacanza a Cape Cadaveral.

Cape Cadaveral aveva visto i miei ultimi lanci ufficiali nell'aprile 1982, con gli ultimi Rattol. Escludendo una brevissima parentesi nell'agosto 1986 per prove di ripresa audio con un paio di piccoli razzetti,da dieci anni non lanciavo alcunché di mia costruzione. E con questo modello entravo finalmente nel vero razzimodellismo.

Non avevo ancora costruito una vera rampa di lancio, dato che non avevo molto tempo libero e così risolsi velocemente la faccenda con una piccola assicella di legno su cui fissai un'asta di acciaio da quattro millimetri. Un vassoio di plastica, forato al centro, rappresentava il "pad" da cui sarebbe decollato il modello.

Il diciannove aprile 1992, domenica di Pasqua, segna l'inizio della mia seconda fase nel razzimodellismo. La mia centralina funzionò benissimo ed ebbi solo alcuni problemi con gli accenditori che all'epoca non erano dotati dei tappini plastici. Il fissaggio con nastro adesivo non era soddisfacente e il primo lancio fu subito vittima di un misfire. Jaegermeister mostrava chiari segni di insofferenza e io stesso ero alle prese con la mia evidente inesperienza.

Ma, quando il cielo volle, il comando di accensione arrivò al motore ed il propellente del possente C6-7 prese vita. L'Astrocam ruggì e decollò velocissimo, ricordandomi i miei vecchi Rattol di dieci anni prima.

Vidi il modello salire velocissimo e quasi sparire. Poi il puntino rosso nel cielo blu scuro delle tredici e un quarto di un aprile spazzato dal vento mi fece capire che il paracadute si era aperto. Questione di un paio di minuti e riebbi in mano il modello. Beh, la soddisfazione del momento era certamente notevole, ma non mi distrassi e subito operai la manovra di salvataggio della meccanica dell'otturatore della capsula fotografica.

Passarono dieci minuti e fui pronto a lanciare nuovamente. Altri problemi con l'accenditore e infine il decollo del modello. Recuperato nuovamente felicemente il modello, fu l'ora del pranzo. Il vento si era fatto teso e per quella giornata fu tutto. Nei due giorni seguenti altri quattro lanci si susseguirono. Da rimarcare il fatto che proprio l'ultimo della serie fu piuttosto drammatico. Il modello, dopo l'apertura del paracadute, fu portato dal vento come di consueto verso Ovest e finì sul tetto di una casa vicina alla rampa di lancio, a circa cento metri. Il suo proprietario era fuori casa e non si fece vedere che il giorno successivo, che tra l'altro era per me quello del ritorno a Milano. Fu una immensa fortuna che questo signore accettò con calma la notizia che un "missile" fosse caduto sul suo tetto e che volessi recuperarlo. Naturalmente dovetti spiegargli che era una faccenda minuscola ed insignificante e quando lo vide sorrise e penso che debba avere rinunciato ai propositi di richieste di risarcimento danni che potessi avergli causato alle preziose tegole della copertura della sua dimora.

Così quella mattina tornai a casa sollevato e con il mio modello. Si trattava ora di estrarre la pellicola per farla sviluppare e vedere cosa ne sarebbe sbucato fuori.

Beh, ecco qui le foto dei primi tre lanci, quelli eseguiti con i motori C6-7. Sono foto veramente niente male, anche se digitalizzate molto tempo fa. Possiedo ancora gli originali e anche i negativi, magari in futuro cercherò di scansionarle (scandirle?) nuovamente con migliore definizione.

 

Primissima ripresa, questa, del 19 aprile 1992. Campi coltivati a circa trecento metri di distanza, da una quota approssimativa di cento metri, con un'angolazione di circa quarantacinque gradi.

 

 

Secondo lancio dello stesso giorno. Questo scatto riprende le case del paese, a pochissima distanza SO dal luogo di decollo. L'altezza stimata è di circa novanta metri e l'inquadratura è quasi perfettamente verticale (cioè il modello puntava decisamente a terra). In base alle dimensioni delle case fotografate (abbastanza conosciute) possiamo dire che il lato lungo della foto riprende un tratto della lunghezza di circa ottanta metri.

 

Ultima ripresa eseguita con il motore C6-7. La foto è di lunedì 20 aprile 1992. Anche in questo caso l'inquadratura è angolata di circa quarantacinque gradi e la casa immersa nel grande giardino si trova a circa duecentocinquanta metri dal punto di decollo del modello. L'altezza del modello in quel momento doveva essere superiore ai cento metri. In questo caso, come nel primo volo del 19 aprile, è evidente che il deploy prodotto dal motore è stato lievemente anticipato e il modello non puntava ancora verticalmente verso il basso.

 

* * * * *

Possiedo anche le riprese degli ultimi tre lanci, ma dato il tipo di motore impiegato, C6-5, le immagini non sono un granché. Solo cielo e nuvole, e nemmeno nitide. Chi volesse insistere per vederle, mi scriva che gli darò di che impegnarsi per vedere, nelle striature di vari colori, qualche cosa che possa essere definita come "immagine utile".

Dal 22 aprile 1992, data del fortunoso recupero, il mio Astrocam è a riposo, in perfette condizioni. Non volerà più. Tutti i miei modelli fanno pochissimi voli, anzi, a dire la verità, proprio l'Astrocam è, a tutt'oggi, il mio modello che ha all'attivo più lanci.

 

Approfondimenti

Nota tecnica sulla meccanica della fotocamera automatica. Rilevazione di difetto di costruzione - risoluzione problema dello scatto dell'otturatore.

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