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Razzimodellismo
Acme per
criscaso: "le interviste del razzo" ...
ovvero come pensare sempre a un ex-amico, che invece ha veramente rotto i
ponti e ad Acme NON pensa più. Che ci volete fare? Stefano
Figini, proprietario del forum che tanto ha travalicato per anni le norme
civili riguardo la gestione dei testi che il forum contiene (scrivendone
addirittura moltissimi lui stesso e poi cancellandoli, come fece a suo
tempo in altri ambiti di discussione pubblici), ha pensato, tempo fa, di proporre sul sito Acme
un simpatico testo umoristico, immaginando un'intervista a un tipo che...
mi assomiglia. La cosa mi ha fatto molto piacere e noto lo sforzo
dell'"autore" per riuscire simpatico e divertente; non giudico
certamente la riuscita dell'intento, ma suppongo che ve ne fossero altri
meno nobili, come il riuscito accenno alla mia malattia agli occhi.
Eppure, qualche idea divertente c'è e ripropongo il testo per aumentare,
come SF stesso chiede gentilmente, il numero di letture dell'opera
letteraria. Brevissimo e divertentissimo, addirittura in forma di
commedia, forse ispirato alle opere di Brecht. Il testo qui
copiato deriva direttamente dalle pagine del sito Acme così come si è
trovato pubblicato per anni. La pagina originale così come era stata
pubblicata è stata salvata per eventuali memorie future. Da qualche tempo
questo testo e altre pagine del sito Acme sono sparite, chissà perché.
Credo che questo testo, letto da moltissima gente che se lo ricorda e può
testimoniare, sia direttamente riconducibile alla mia persona e non è
certo un elegante esempio di "amicizia" nei miei confronti.
Naturalmente l'autore può sostenere che sia tutta una mia invenzione, ma
suppongo che fornire copia delle pagine originali possa produrre qualche
elemento di prova.. * *
* * *
L'intervistatore del Razzo
Le interviste impossibili
Come tutti gli hobby, anche nel nostro spuntano di tanto in tanto personaggi curiosi e strambi. Si va da quelli convinti di essere grandi scienziati a quelli che si credono la reincarnazione di grandi rivoluzionari, da quelli che vogliono fare razzi stratosferici in cantina a quelli convinti di essere circondati da spie che nemmeno il kappagibì…
Un bel catalogo di disturbi della personalità, insomma.
In questa sezione raccogliamo una serie di interviste ad alcuni di questi personaggi realizzate dal nostro misterioso "intervistatore del razzo".
Queste interviste stanno avendo uno strepitoso successo, al punto che pochi istanti dopo la loro pubblicazione vengono già lette avidamente e fatte rimbalzare su newsgroups e mailing lists.
Questo ci indica che abbiamo estimatori talmente attenti - e con molto tempo a disposizione - che visitano anche questa sezione secondaria del nostro sito con grande assiduità. Ringraziamo tutti questi estimatori per la costante attenzione riservata e li invitiamo a diffondere il più possibile queste interviste, magari aggiungendo un link al nostro sito.
Naturalmente i personaggi intervistati sono un puro frutto della fantasia, inventati di sana pianta basandosi su alcune delle degenerazioni psichiche di cui sopra. Perciò nessun nome è reale, e ogni riferimento a persone
realmente esistenti è puramente, assolutamente ed inequivocabilmente casuale. Sapete com’è…maggiore il disturbo mentale, minore il senso dell’umorismo!
Ma lasciamo parlare il nostro intervistatore…
Intervista a Casimiro Pensionati
Incontro questo buffo personaggio e ho subito un lieve mancamento. La natura è stata davvero inclemente con lui: ricorda da vicino uno struzzo con gli occhiali, ha i capelli leccati, naso largo, orecchie a sventola, un buffo difetto di pronuncia per cui le “esse” diventano una specie di “escie”. E’ vestito con maglioncino della scuola, camicia non in tinta dal collo anni ‘70, pantalone marrone di velluto a coste, clark imitazione ai piedi. Gli manca solo la 24 ore nera per completare il quadretto del tipico studente da istituto tecnico per periti elettronici degli anni ‘80.
L’intervista sarà dura, ma ci provo lo stesso.
D: Buongiorno, come si chiama?
R: Intanto bisogna vedere se è un buon giorno davvero. Possiamo fare finta che sia buono, se lo desidera lei, mah… comunque io non mi chiamo, mi chiamano sempre gli altri.
D: Incominciamo bene…Mettiamola così: qual è il suo nome?
R: Nome o nomeecognome?
D: Oh mamma! Nome e cognome, sa… è per l’intervista…
R: Pensionati Casimiro, o Casimiro Pensionati, se preferisce. Senta, scriva bene mi raccomando. Voi giovani non sapete scrivere… se vuole poi il pezzo glielo correggo io,,,
D: No, guardi la ringrazio ma sono perfettamente in grado di scrivere da solo.
R: Non deve dire così, lei non sa quanti errori si fanno. Ricordo che molti anni fa corressi i temi di tutta la mia classe. Impiegai talmente tanto che non mi rimase più tempo per fare il mio e mi beccai un quattro secco…bello quel registratore, lo posso smontare?
D: Senta, per favore… lei non smonta un bel niente, mi serve e poi cerchiamo di andare avanti con l’intervista. Allora, dove abita?
R: Peccato per il registratore… sa, io smonto tutto, è una cosa che mi fa impazzire. Pensi che una volta, nel Settantadue, smontai una fotocopiatrice e…
D: Ora le arriva un cazzotto…Le spiace rispondere alle domande? Altrimenti si fa notte…
R: Ecco! Lei riassume troppo e poi si perde il senso del tutto!
D: Ma, santo cielo! Le ho solo chiesto dove abita. Avessi chiesto una critica su un saggio filosofico capirei, ma così…
R: Senta, se proprio insite glielo dico…. ma qual’era la domanda?
D: Era: dove abita…
R: Ah, si. Abito in un luogo che ad alcuni può sembrare molto brutto ma in realtà basta farci l’abitudine (mi raccomando: “l’abitudine” va scritto con l’apostrofo!), è una città per certe persone grande ma piccola se la
rapportiamo ad altre ben maggiori metropoli europee od extra-europee (…col trattino, ed “europee” ha due E alla fine), che si estende nella pianura del Nord Italia, nella zona compresa tra i fiumi Ticino, che nasce sul Gottardo, attraversa il territorio svizzero fino a Locarno dove si getta
nel lago Maggiore (detto anche Verbano) e dal quale ne esce nei pressi di Sesto Calende, passando sotto il noto ponte in ferro per poi proseguire il suo lungo viaggio che lo porterà a gettarsi nel Po nei pressi di Pavia, non prima di essere passato sotto il noto ponte coperto della summenzionata città universitaria, e l’Adda, che nasce all’inizio della Valtellina, la percorre interamente bagnando Sondrio (mi raccomando, “bagnando” va scritto con la “gn”, voi giovinotti non sapete queste cose…) si getta nel lago di Como (altrimenti detto Lario), dal quale ne esce nei pressi del paese di Garlate per poi proseguire non senza interruzioni create da dighe e passando tra profonde gole piuttosto insolite per il terreno sostanzialmente pianeggiante che attraversa per il resto del suo corso, e gettarsi anche lui nel Po. Ci sono tantissimi fiumi che si gettano nel Po, sa? Praticamente tutti quelli del Nord Italia, perché invece nel centro Italia tendono a gettarsi in altri fiumi e addirittura direttamente in mare, a volte.
D: Si, e magari i fiumi americani tendono a gettarsi nell’Oceano, vero?
R: Si, ma lei come lo sa?
D: Mah.. una premonizione…! Senta… non bastava dirmi che abita a Milano?
R: Insomma! Io spreco il mio tempo,la mia fantasia e bravura nello scrivere, mi spremo le meningi per voi, e lei mi riassume tutto così!
Credo proprio che devo interrompere l’intervista sa? Non posso andare avanti così, non ce la faccio mi costa troppi sforzi.
D: Vabbe’, se proprio vuole…
R: Ma cosa fa? Se ne va? Io non ho ancora finito, ho moltissime cose da dire ai miei lettori! Voi non mi capite, eppure sono anni che dico le stesse cose ai ragazzi…
D: Quali cose?
R: Cose? Quali cose? Boh.. non lo so nemmeno io…
D: Senta, crede di riuscire a dirci la sua data di nascita e la sua età?
R: Si, certo. E’ il 2 novembre. E sono molto vecchio, anzi vecchissimo. Ho ben trentanove anni, pensi lei…
D: Ma … trentanove anni …non mi pare affatto vecchio!
R: Lei cosa ne vuol sapere! Lei non sa il peso terribile degli anni su queste povere spalle ricurve, la sofferenza che devo provare alla mia veneranda età, e vedere tutti questi baldi giovini attorno che si muovono tranquilli come se nulla fosse, ridono, mangiano, bevono…
D: Che allegria…! Ci può parlare ora delle sue realizzazioni in campo
razzimodellistico?
R: Prima di tutto ci tengo a dire che io NON sono un razzimodellista.
D: Ah no?, e cos’è allora?
R: Io sono uno scienziato ricercatore.
D: Me co..! Allora ci parli dei suoi progetti.
R: Certamente. Nel millenovecentosessantasette costruii il mio primo razzo utilizzando pezzi della macchina da scrivere del mio datore di lavoro che avevo smontato per vedere come funzionava…
D: Mi scusi, ma nel sessantasette aveva due anni…
R: Io NON ho mai avuto due anni!! Sono nato che ne avevo direttamente trentuno! E il mio datore di lavoro mi licenziò perché diceva che era stufo di comprare fotocopiatrici e macchine da scrivere che io
regolarmente gli facevo a pezzi… non capiva la scienza, la ricerca…
D: Bene, e poi…
R: Nel millenovecentosettantadue costruii il razzo Patroclo, un sofisticatissimo progetto scientifico che consisteva nel montare un’orologio a cucù della Foresta Nera all’interno della apposita capsula (non scriva ogiva! Era una capsula!). Il razzo veniva lanciato e l’esperimento consisteva nel percepire il cinguettio dell’uccellino del
cucù tramite un cornetto acustico in ottone preso dalla mia collezione di protesi, registrarlo su un grammofono a rulli dei tempi di quando Edison era in vita, convertire questo suono su un registratore a filo metallico a manovella e ricavare la quota raggiunta misurando lo strangolamento
dell’uccellino del cucù durante il volo.
D: Interessante… e l’esperimento riuscì?
R: No. Avevamo dimenticato di caricare l’orologio prima del lancio, le pigne attaccate alle catenelle dell’orologio si sono incastrate alla rampa e il giorno del lancio entrava in vigore l’ora legale, e noi non lo sapevamo. Però i preparativi furono entusiasmanti… iniziammo sette mesi
prima, sono cose che richiedono un tempo lunghissimo e vanno fatte lentissimamente perché così c’è più soddisfazione. Ogni settimana spostavamo le lancette avanti di un minuto in modo che saremmo arrivati
all’ora esatta solo al momento del lancio…
D:…ma l’avete sbagliata lo stesso. Ma scusi, non potevate fare tutto il giono prima? C’era bisogno di sette mesi di preparazione?
R: Lei non capisce… questo non è un passatempo qualunque, è innanzitutto sofferenza, privazioni, tanta tristezza e tanti tentativi. C’è una soddisfazione enorme a fare le cose così lentamente, anzi vorrei arrivare a farle così lentamente da da non farle affatto, sa che
soddisfazione?
D: Immagino… Lei parla al plurale: chi c’era con lei?
R: Abbiamo formato un gruppo che funzionava proprio come la NASA, ma molto meglio. C’erano i miei amici Petrus Boonekamp, Dom Bairo e Fernet Branca.
Dom Bairo era l’addetto al caricamento del cucù, Petrus Boonekamp girava la manovella del registratore e Fernet Branca premeva il pulsante di lancio. Io stavo al cornetto acustico…
D: E invece i progetti di oggi?
R: Sto lavorando molto lentamente, un passettino per volta. Vuol mettere la soddisfazione? Sa, poi magari c’è il rischio di concludere le cose e allora sai che guaio! Ho un completo programma spaziale composto da tre veicoli: Ossimoro, Anacoluto e Sineddoche.
D: Interessante. Di cosa si tratta?
R: Prima di tutto il razzo Ossimoro. Si tratta di un esperimento
avanzatissimo, mai realizzato in Italia e forse neppure nel resto del mondo. Faccia attenzione perché la lascerà di stucco da tanto è geniale: è il primo razzo che ha entrambe le estremità ermeticamente tappate, quella
superiore dall’ogiva che è solidamente incollata al corpo, quella inferiore con un tappo ricavato da una
fotocopiatrice cementato anche lui al corpo in modo indissolubile. Geniale vero?
D: Mi scusi ma mi sfugge la genialata… se dietro è chiuso come fa a metterci il motore?
R: Non si mette alcun motore. Il razzo non lo permette. L’ho battezzato Ossimoro perché è un razzo fermo.
D: Cioè, non vola?
R: Nossignore. Nemmeno a calci. Il razzo resta rigorosamente fermo sulla rampa. Noi facciamo finta di portare i cavi per l’accensione, avviciniamo le clip, ci allontaniamo e facciamo il conto alla rovescia. Tutto come al solito con la sola differenza che non parte un bel niente. E’ un’esperimento unico, nessuno lo ha mai fatto prima…
D: Vorrei ben vedere… Scusi, ma cosa dimostra questo esperimento?
R: Nulla, ma vuol mettere la sofferenza, la privazione, la enorme soddisfazione nel mettere mesi di lavoro in un’opera di questo tipo? Il passo seguente sarà un perfezionamento. Le pinne avranno i bordi taglienti
come rasoi, e annegheremo nel corpo alcune sottili lamette da barba che sporgeranno appena dalla superficie in modo da essere quasi invisibili.
D: Una sofisticata soluzione aerodinamica?
R: No. Ma prendendo in mano il modello mi tagliuzzo e mi sgarbello tutte le dita, e guardando la mano sanguinante potrò dire a me stesso :”Che sofferenza, che dolore, che soddisfazione!”
D: Cambiamo discorso: ha altre passioni nella sua vita?
R: Certo. Lo sa che scrivere mi fa impazzire? Io in realtà sono l’erede del
Manzoni, non lo sapeva? Ora purtroppo i miei vecchi occhi malati e stanchi non mi permettono più di scrivere come una volta e non posso praticamente più stare al computer. Mi limito a leggere quelle quarantacinque mailing lists sull’astronautica, sui veicoli spaziali, sul numero di bulloni delle Soyuz, e sulla quantità di pipì che ha fatto Armstrong prima di scendere sulla Luna. Anche i miei messaggi su queste mailing list si sono ridotti moltissimo. Ora sono di poche diecine di
megabyte l’uno. Sapesse che sofferenza, che dolore… Però trovo ancora il tempo di leggere dei buoni libri. L’ultimo, che mi è piaciuto tantissimo, è di Giovanbattista Noia e si intitola “Dialogo tra un ragioniere depresso
ed una vedova ad una veglia funebre”. Bellissimo… Sto anche scrivendo un romanzo, sa? L’ho intitolato “Dramma interiore di un sassofonista col labbro leporino”. E poi sono abbonato alle riviste “Terza età”, “Dentiera oggi”, “Protesi 2000”, “Il Capello Bianco”, e “INPS News”. Un’altra delle mie passioni è la musica. Vado matto per il country, è una musica bellissima che ora non è più come una volta, infatti ascolto solo i dischi di cantanti country deceduti oppure molto molto malati...
D: Orca… mi viene sonno solo a pensarci. Ma la musica italiana non le piace?
Chesso’, Lorenzo Jovanotti per esempio.
R: Aaaahhhhh!! Non mi nomini quel nome!! Uso i suoi CD vecchi per arrotolarci i tubi di cartone e li imbratto tutti di colla. Poi li metto nel mio lettore di CD in modo che si rovini così potrò smontarlo per ripararlo. Che soddisfazione, che piacere, che godimento! No, guardi, io sono un amante di certi cantautori veri, naturalmente scomparsi…
D: Un nome tra tutti?
R: Fabrizio De Andrè. Le sue canzoni sono sempre pervase da tanta allegrezza.
D: Davvero? A me per la verità mi pare che non fosse un campione di allegria. Bravo di certo, ma in quanto ad “allegrezza”…. Può farmi un esempio? Qual è l’album di De Andrè che preferisce?
R: Il suo migliore è sicuramente “Tutti morimmo a stento”, un ellepi pervaso da tanta allegrezza…la canzone che preferisco è “Cantico degli impiccati”.
D: Va bene. Mi ha messo talmente tanta allegria che potremmo chiudere qui, però prima vorrei che lei desse qualche consiglio ai principanti.
R: Eh.. questi giovinotti… dovrebbero fare tesoro dei consigli degli anziani decrepiti come noi… Ho tante cose da dire, sa? Cose piccoline, forse, ma molto importanti! Lo dicono sempre anche a quella divertentissima trasmissione trasmessa dall’EIAR, o RAI, come si chiama da poco, presentata da Nunzio Filogamo e che si intitola “Almanacco cordiale”, una cosa molto moderna…
D: Ok, ma il consiglio?
R: Ha ragione, ma sa, sento le arterie indurirsi a poco a poco, molto lentamente, lentissime… Il consiglio che posso dare riguarda la prova della centralina prima di ogni raduno. E’ importantissimo essere certissimi che funzioni benissimo. Portatevi dietro quei cento, centocinquanta accenditori e accendeteli uno ad uno con la centralina, è
un a prova importantissima…
D: Ma, scusi, dimostra qualcosa?
R: No, ma ogni accensione potrete vedere la magia degli elettroni fluire nel filo di nichel cromo e creare calore per effetto Joule, e questo calore spandersi libero all’interno del pirogeno, infiammandolo per poi trasmettere l’accensione al motore che, spingendo il mirabolante veicolo spaziale leva la prode ala italica verso spazi sconfinati e misteriosi dove potrà coprirsi di onore e gloria…per tutti i scoli dei secoli, amen!
D: Ma lei è un pazzo scatenato! Suoraaa…! Suoraaaa…! Venga a riprenderselo!
R: Lei NON capisce! Lei semplifica e riassume! Lei NON scrive bene! Lei NON mi fa smontare il registratore! E poi è troppo giovane, e NON può permettersi di lanciare razzi grandi e pesanti come bruti senza aver trascorso anni ed anni di privazioni, esperimenti, sofferenze, drammi … E
si ricordi, io NON sono un razzimodellista! Io NON costruisco razzi come tutti gli altri! Io NON sono giovane! Io NON sono sano di mente! Io NON sono normale! Io NON sono…
Sirena. Ambulanza. Fine dell’intervista.
* * * * * Un grosso applauso all'amico Stefano. Fa
veramente ridere.
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