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POLICARPO  (1992 - 1995)

Un interessante programma di sperimentazione scientifica condotto per mezzo di razzomodello interamente progettato e realizzato autonomamente.

Accelerometro Maxwell-Xyz



Nel febbraio 1993 il programma Policarpo non era ancora ben definito, tanto che in effetti ancora non si chiamava nemmeno Policarpo. Avevo però ben chiaro, fino da allora, che il tono radio emesso dal trasmettitore imbarcato nella capsula volante dovesse essere modulato in bassa frequenza, onde trasportare una qualsiasi informazione, non foss'altro che per potersi effettuare la corretta sintonizzazione e ovviamente per documentare, mediante registrazione su nastro magnetico, l'avvenuto collegamento. Questo era l'aspetto principale che dovevo tenere presente. Pensai, allora, di unire un piccolo circuito elettronico che producesse un bip-bip (analogamente a quanto fecero i tecnici sovietici con il loro Sputnik nell'ottobre del 1957), un fischio o una musichetta (avevo disponibile un microscopico carillon elettronico che diffondeva "White Christmas"). 
Questo accorgimento avrebbe reso possibile a chiunque di riconoscere la "voce" della capsula nel caso che, durante il volo, le continue variazioni del suo assetto, nella posizione del filo di antenna e considerata la bassa potenza dell'emissione radio, si rivelasse oltremodo difficoltoso distinguere, nel rumore di fondo, il segnale che mi interessava.


I lavori di progettazione, costruzione e di assemblaggio delle parti costitutive il vettore proseguivano lentamente senza problemi (ciò significa che un vero progetto NON esisteva sulla carta, il vettore nasceva gradualmente mentre definivo via via le dimensioni di tutti i componenti), dato che non dipendevano da questi aspetti. Non così invece quelli di costruzione della capsula, dato che, per questioni derivanti dalle dimensioni, dalla gestione dei vani e dalla conformazione del particolare giunto vettore e del nose-cone fisso, lo spazio disponibile per un circuito aggiuntivo era piuttosto ridotto.

Nel maggio 1993 Maxwell, già mio direttore di lancio di Cape Cadaveral negli anni 1978 - 1982‚ competente in elettronica digitale applicata, lanciò un'idea che, apparentemente esagerata, era invece una interessante sfida tecnologica, specie se applicata al circoscritto ma assolutamente inesplorato campo razzomodellistico. L'idea di Maxwell era, in parole povere, di tentare di misurare, trasformandole in variazioni di frequenza di un semplice circuito oscillatore, le forze verticali a cui il missile (cioè la sola capsula, che comunque si trovava, per parte del volo, a viaggiare in cima a un missile) era, sotto la spinta dei due possenti motori, sottoposto. Addirittura, era teoricamente possibile rilevare, probabilmente, il momento preciso degli eventi che si susseguivano durante il volo quali senz'altro il momento del decollo, della cessazione della spinta prodotta dai motori, la decelerazione per effetto aerodinamico e l'attivazione della carica di separazione. Questo era in pratica il lavoro che poteva svolgere soltanto un accelerometro, la cui progettazione richiese circa un mese. Maxwell elaborò il circuito digitale, che risultò molto piccolo, tenuto conto del fatto che nella capsula lo spazio si misurava in centimetri cubici; inoltre, dopo una serie di studi condotti tenendo conto delle mie indicazioni circa le caratteristiche meccaniche del veicolo (io ero il costruttore della macchina, mentre lui era il progettista del carico utile), si elaborò un semplice sistema meccanico a cui affidare il compito della trasformazione delle accelerazioni verticali all'interno dell'ambiente-capsula in variazioni della posizione di una banda semitrasparente che oscurava parzialmente una finestra fissa da cui un raggio di luce emessa da un LED rosso colpiva la superficie sensibile di una fotoresistenza; quest'ultima, collegata al circuito VCO realizzato con una porta logica delle sei di un circuito integrato comunissimo, realizzava il cambiamento continuo della frequenza emessa da quest'ultimo. Ho cercato di usare le parole più povere che si potevano scegliere per rendere l'idea.

Una serie di disegni renderà più chiaro ciò che poi verrà esposto con le foto. Disegni Xyz, foto anche Xyz. Se non capite un accidente sapete con chi prendervela.

 


Disegno 1. Schema del sensore inerziale.

 

Disegno 2. Schema dei componenti del sistema sensore inerziale.

 

Disegno 3. Schema costruttivo del sensore ottico.

 

Quindi vediamo i componenti del sistema dal vero.

Foto Xyz. Telaio capsula Policarpo lato sensore e circuito VFO. Dall'alto si nota la molla di sospensione superiore, la banda trasparente che si infila nel gruppo sensore costituito da una fotoresistenza posta di fronte a un LED rettangolare rosso. In primo piano i due fili rossi sono della FR. Sotto il gruppo sensore ottico la banda trasparente affonda in un cilindro che contiene la massa oscillante. La materia azzurra è gomma pane colorata che racchiude le sferette metalliche che costituiscono la massa oscillante. Il cilindro che costituisce la massa oscillante è racchiusa in un altro cilindro in cartoncino che costituisce un freno a stantuffo. All'interno è posta la molla di sospensione inferiore.All'interno del gruppo sensore ottico la banda trasparente è ricoperta di una sezione triangolare di cartoncino nero opaco. Sulla destra si nota il circuito VFO montato su basetta millefori. In alto è visibile il trimmer potenziometrico per la riduzione dell'ampiezza del segnale elettrico che entra nel circuito BF del trasmettitore.

 

Disegno originale della disposizione dei sistemi nella capsula. Se volete scaricare un'immagine più grande e definita (de gustibus...), cliccate QUI. L'immagine è enorme e ci vorrà un sacco di tempo.

 

 

 
Nasceva così un vero e proprio esperimento scientifico imbarcato su una apparecchiatura volante con propulsione a razzo, destinato a produrre informazioni che si dovevano raccogliere a distanza tramite collegamento radio. In pratica, questo fu il nostro primo esperimento di radiotelemetria in forma analogica. Grande la nostra soddisfazione nel vedere che sia teoricamente che praticamente il piccolo esperimento era realizzabile e implicava lo studio di tecnologie elettroniche e meccaniche. Se il tono radio fosse stato abbastanza potente da essere ricevuto a terra con continuità, il tono audio ci avrebbe raccontato in "diretta" le sensazioni che un sistema di accelerometro anziché un passeggero avrebbero rilevato all'interno della capsula posta in cima a un piccolo missile di nemmeno mezzo chilo.

Realizzato in circa tre settimane, dopo una serie di tentativi falliti causa di notevoli ripensamenti costruttivi, il sistema di accelerometro Maxwell-XYZ era funzionante per la prima volta, installato nella capsula finalmente completata, il 25 luglio 1993. Le prime prove indicarono, se non una eccelsa precisione (in effetti la fase della taratura dello strumento era stata estremamente ridotta e imprecisa, stante il fatto che l'apparecchio era stato costruito fissato nella capsula in maniera irrevocabile), una incredibile sensibilità, riuscendo a misurare, già nelle primissime prove, le sollecitazioni verticali prodotte dall'atto del camminare da parte di chi trasportava la capsula attivata e funzionante in giro per casa.
Stimammo, con procedimenti poco accurati ma abbastanza indicativi, che la massima accelerazione misurabile (valore di fondo scala meccanico, dato che la massa oscillante non poteva correre per più di un certo numero di millimetri) doveva essere intorno ai 7g, cioè‚ un valore di sette volte la gravità terrestre, mentre per le variazioni negative il sensore non poteva andare oltre il valore di 4g. Il sensore nella posizione più alta incontrava la torretta di supporto della fotoresistenza.

 

Foto Xyz. Sequenza che mostra il movimento verticale della massa oscillante e della banda trasparente ad essa applicata. A sinistra il sistema è fermo, segnalante la condizione di 1g. Nella foto al centro con una pinzetta ho praticato una pressione alla banda e ho fatto scendere la massa oscillante verso il basso, condizione di massima accelerazione misurabile (circa 7g), si nota apparire sotto il gruppo sensore ottico il pezzetto triangolare di cartoncino nero. Nella terza foto con la pinzetta ho sollevato la banda trasparente. La massa oscillante si porta in alto e la massima escursione, quando tocca il gruppo fotosensore, rappresenta una accelerazione di circa 4g (notare il triangolino di cartoncino nero spuntare superiormente). Le misurazioni erano state fatte abbastanza rozzamente mediante pesi aggiuntivi nel cilindro della massa oscillante. Le misurazioni NON erano chiaramente precise, ma almeno le tendenze erano chiaramente avvertibili e in ogni caso segnalavano precisamente i tempi degli eventi rilevati.

Notammo che il sistema, costruito con sensore ottico per incontrare la minore quantità di attrito possibile, era discretamente disturbato dalla luce ambientale (nei pomeriggi di fine luglio, in interni) e ciò sarebbe stato sicuramente motivo di perturbazione nella misurazione dato che il missile avrebbe viaggiato nel cielo di agosto, inondato di luce. Il rimedio impiegato fu quello di ricoprire la parete interna della carrozzeria della capsula di un paio di strati di spessa ed opaca vernice nera. Molto migliori furono le poche prove successive.

Telaio capsula e contenitore. La porzione di fusoliera della capsula è internamente rivestita di svariati strati di vernice nera opaca.


La componentistica elettronica impiegata per il sistema accelerometrico Maxwell-XYZ si riduce a un integrato CD 4093, un paio di trimmer potenziometrici, tre resistenze, un paio di condensatori, un LED e una fotoresistenza, per una spesa di (esageriamo!) settemila lire, valuta del 1993.

 

Foto Xyz. Sulla destra il semplice circuito VFO Maxwell. Un integratino per sei porte logiche di cui solo una usata, un condensatore e un paio di resistenze. Un trimmer in alto per la regolazione dell'ampiezza del segnale mandato al TX.

 


Il tono audio emesso a riposo, con la capsula in stato di quiete, era di circa 400 Hz (regolabile a piacere) e poteva arrivare a circa 1000 Hz al fondo scala indicante la massima accelerazione misurabile. Il circuito oscillatore dava un segnale di una ampiezza esagerata, che richiese l'applicazione di un partitore di parzializzazione a trimmer potenziometrico sull'uscita BF, per non saturare il circuito di ingresso del trasmettitore VHF N.E. LX 667 imbarcato. Nonostante l'astuta pensata, a causa di fretta nella taratura, il segnale era ancora eccessivo, talmente forte che costringeva il trasmettitore a coprire una vastissima banda di frequenze intorno alla centrale 144,975 MHz, sovramodulandolo ben oltre i limiti della FM larga banda Hi-Fi. Il segnale era demodulabile anche in AM.

 

Foto Xyz. Capsula lato trasmettitore VHF. Si tratta del TX di Nuova Elettronica LX 667, antico ma validissimo. Ne ho montati tre, uno dei quali, questo, è stato modificato secondo le indicazioni della rivista, per la trasmissione sulla banda dei 144 MHz. Ha funzionato perfettamente. Notare il filo bianco-blu dell'antenna, lungo 78 centimetri..


Il sistema accelerometro MAXWELL-XYZ volò con Policarpo 2D per la prima volta il 7 agosto 1993, producendo con inaspettata facilità i risultati ricercati.Il secondo volo riprodusse fedelmente quanto rilevato con l'esperimento precedente; tuttavia, la sera del 14 agosto 1993, a conclusione della seconda missione radiotelemetrica sperimentale, il frettoloso esame visivo che diedi alla capsula non rilevò (non ero orbo, ero solo troppo contento) una discreta ammaccatura nel giunto, che avrebbe dovuto farmi pensare a un brusco atterraggio capace di danneggiare la delicata meccanica del sistema accelerometrico. La capsula non fu esaminata nel suo interno e la si preparai in maniera piuttosto superficiale per l'ultimo lancio in programma per il secondo giorno successivo.

Durante i preparativi al lancio, la sera del 16 agosto, la capsula Policarpo emetteva un segnale radio troppo disperso nello spettro delle VHF, e il tono audio a riposo era intorno ai 50 Hz. Ciò indicava che la massa oscillante si era spostata verso l'alto e che non si muoveva correttamente nel cilindro di contenimento. Mi fu chiaro che l'accelerometro non lavorava correttamente ma si trattava dell'ultimo lancio del programma e non avevo comunque il tempo per tentare la riparazione, avrei dovuto rimandare il lancio di uno o due giorni e non mi andava di mandare tutti gli amici a casa e richiamarli un'altra volta.


Il terzo volo della capsula radioemittente non confermò, evidentemente, i precedenti risultati, ovviamente perché l'accelerometro non lavorava correttamente; in effetti il lancio del 16 agosto rispondeva alle sole esigenze di avere la documentazione fotografica del lancio di Policarpo 2D con la capsula radio, dato che nel secondo volo il nostro fotografo K2 Claudio non era riuscito a immortalare il sensazionale decollo. In ogni caso il segnale radio fu ricevuto come di consueto e comunque conteneva una certa informazione, sebbene piuttosto degradata.  

In sede di esame tecnico della capsula Policarpo a Milano, il giorno 25 settembre 1993, scoprii che la sospensione (molla tirante in acciaio ramato) inferiore del sensore oscillante dell'accelerometro risultava sganciata. In pratica, la banda semitrasparente risultava appesa alla sola molla di sospensione superiore. Per tale motivo essa a riposo si collocava a fondoscala negativo e aveva un ridotto movimento meccanico. E' in tali condizioni che il sistema aveva funzionato nel volo del 16 agosto. Nulla di grave, in fin dei conti. Riparai il problema e ancora oggi la capsula Policarpo è perfettamente funzionante come allora.

Posso dire che il pur rozzo ed impreciso sistema accelerometrico di prima generazione Maxwell-XYZ ha svolto in maniera più che soddisfacente i compiti per i quali era stato ideato e costruito. Un appunto che posso muovere, di ordine progettuale per scarsità di esperienze in proposito, è per l'eccessivo peso della massa oscillante applicata al sensore che, durante i voli, segnalava come eventi di accelerazione le oscillazioni in progressivo smorzamento della massa sospesa dell'accelerometro (vedi pagina elaborazione dati telemetria Policarpo), causando ripetute false letture di grosse sollecitazioni che in effetti non esistevano; in pratica, l'eccessiva inerzia del sensore, che non era efficacemente annullata dal sistema di ammortizzazione a stantuffo di cui era dotato, produceva indicazioni di difficile interpretazione.


La misura di fondo scala (circa 7G) è stata raggiunta in ambedue i voli durante i quali l'accelerometro funzionava regolarmente: ciò indica che tale valore è stato sicuramente superato; le simulazioni al computer svolte a Milano nel 1994 indicavano 9g come accelerazione massima del veicolo in esame con motori Estes D12 (impiegando il software RASP-93 di Harry G. Stine, versione antichissima in Basic modificata da me per il calcolo di cluster). 


CONCLUSIONI

Potrei dire che la progettazione, la realizzazione e la prova dal vero del sistema accelerometro MAXWELL-XYZ è stata il vero risultato dell'intero programma Policarpo che, congiuntamente con la sperimentazione della trasmissione radio nella banda radioamatoriale dei 145 MHz, ci ha permesso di sviluppare nuove ed assolutamente inedite esperienze nel campo della radiotelemetria, cosa che nel razzomodellismo, perlomeno in Italia, era sicuramente pura avanguardia (e forse ancora oggi). 
Avrei molte idee per lo sviluppo di questa interessantissima sperimentazione, alcune per quanto riguarda l'ideazione di un nuovo sensore, altre invece per l'utilizzo di sensori di accelerazione commerciali, ma quello che mi manca è soprattutto l'esperienza in elettronica e nella programmazione per poter impiegare i microcontrollori. In ogni caso, tutte le esperienze che ho raccolto con il Policarpo potranno essere di aiuto nella futura sperimentazione. Vedremo. 

 


XYZ 22.06.1996 - dicembre 2003

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