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Razzimodellismo
POLICARPO (1992 - 1995)
Un interessante programma di sperimentazione
scientifica condotto per mezzo di razzomodello interamente progettato e
realizzato autonomamente.
Gli obiettivi
Policarpo è il nome che diedi a un interessante
programma di esperimenti nel campo del razzimodellismo, condotto per mezzo
di un razzomodello interamente progettato e costruito da me medesimo, che
si è svolto, per quanto riguarda la parte relativa ai soli lanci, a
Correggioli di Ostiglia (MN) tra il 5 e il 16 agosto 1993, presso il
campetto che nominai CAPE CADAVERAL ai tempi dei miei primi esperimenti di
microrazzotecnica verso la fine degli anni '70.
. Il programma Policarpo prevedeva la
progettazione, la costruzione e lo sviluppo di un relativamente "grande"
vettore (grande per l'epoca, oggi potrebbe fare piuttosto tenerezza), per
la prima volta dotato di un cluster di due motori di pari classe e
potenza, con cui portare ad una quota di circa cento metri di altezza una
capsula contenente un radiotrasmettitore e un sistema accelerometrico
piuttosto rozzo e rudimentale: si sarebbero svolti esperimenti scientifici
nei campi della semplice telemetria analogica, della trasmissione radio
nella banda radioamatoriale dei 145 MHz e del tracking
dell'apparecchiatura volante per il sicuro rinvenimento della capsula una
volta ritornata a terra. Venne poi previsto, in sede di avanzato progetto,
un ulteriore esperimento, volto a studiare un diverso tipo di paracadute e
una diversa capsula di diametro maggiore del vettore, con lo scopo di
segnalare visivamente a terra la direzione del vento in quota, per mezzo
di una lunga striscia di carta autosrotolante (esperimento di
aerodinamica).
Tutto questo rappresentava per me, all'epoca, un
impegno di notevole portata, considerato che gran parte delle
tecniche di progettazione, costruzione, sviluppo e collaudo delle
apparecchiature volanti, chiaramente derivate dal razzimodellismo a cui mi
ero da poco avvicinato, erano impiegate per la prima volta e in molti
aspetti unite alle mie antiche e nuove tecniche di sperimentazione
impiegate in tanti campi e quindi non del tutto collaudate.
Per realizzare questo programma sono stati
necessari dieci mesi di lavoro, durante i quali sono stati sviluppati,
oltre a un robusto ed affidabile vettore bimotore riutilizzabile, un
sistema di rampa di lancio, due diverse capsule recuperabili, un semplice
ed efficace sistema elettromeccanico di accelerometro ed una
serie di procedure tecniche di coordinamento del personale, di
preparazione della missione, di lancio e di recupero. Inoltre ho cercato,
con l'aiuto di Claudio K2, di documentare fotograficamente alcuni aspetti
del programma, quali l'apparecchiatura che costituisce il carico utile e
alcuni lanci. Infine, tutto quello che è stato fatto è stato
coscienziosamente annotato e registrato. La mia passione per la
registrazione audio mi ha consentito di salvare dei documenti audio che
conservano voci e suoni degli esperimenti.
Insomma, un lavoretto scientifico che all'epoca mi
aveva dato grosse soddisfazioni e che ancora oggi ricordo con
piacere. Elenco gli obiettivi che avevo fissato
quando il programma fu chiaro, diciamo verso il dicembre 1992.
- Progetto, costruzione e sviluppo di un modello di
razzo "booster" bimotore impiegante tecnologie razzomodellistiche
convenzionali e contemporaneamente frutto delle mie precedenti
esperienze.
- Progetto, costruzione e sviluppo di una capsula
autonoma dotata di apparecchiature elettroniche di trasmissione radio
nella banda VHF dei 145 MHz per la ricezione di segnali radio da breve e
lunga distanza.
- Progetto, costruzione e sviluppo di sistema di
accelerometro per la misurazione (o perlomeno per la sola rilevazione)
delle forze verticali durante il volo della capsula radiotrasmittente,
realizzando così un vero esperimento di radiotelemetria analogica, il
tutto senza alcuna informazione proveniente dall'esterno.
-
Progetto, costruzione e sviluppo di una capsula autonoma di dimensioni
maggiori del razzovettore, a cui si adatta mediante apposito giunto
accoppiatore, recante a bordo un rotolo di carta destinato a fuoriuscire
in quota e a srotolarsi appeso a un apposito paracadute per segnalare a
terra visibilmente l'intensità e la direzione del vento (ma soprattutto
per sorprendere gli eventuali spettatori!). Questo esperimento viene
definito, per mancanza di più consoni elementi descrittivi che non
siano di cattivo gusto, di "Dinamica Aerodinamica", tanto per fare le cose
in grande.
- Costruzione e sviluppo di una nuova rampa di lancio a
pad rettangolare, in pesante legno, dotata di 2 aste in acciaio di diverso
diametro per consentire il regolare decollo e la corretta immissione in
rotta di modelli fino a 500 grammi di peso.
- Lancio del vettore Policarpo con la capsula
radiotrasmittente per la trasmissione a terra di segnale radio contenente
dati codificati per la rilevazione (se non proprio per la misurazione) di
sollecitazioni verticali (accelerazioni). A terra, in apposite sedi di
ricezione, una in sito e un'altra remota, ricezione e registrazione dei
segnali radio per successiva opera di elaborazione e studio. Possibilità
di ripetere più volte l'esperimento con le medesime apparecchiature,
dipendentemente dallo stato di esse dopo ogni lancio.
- Lancio del vettore Policarpo con la capsula "B"
contenente un rotolo di carta dotata di artifici per lo srotolamento
automatico in quota per la formazione di una striscia di carta visibile da
lontano e soggetta a movimento in conseguenza delle condizioni climatiche
per l'osservazione e lo studio dei venti. Beh, in questo caso potremmo
dire molto più onestamente che lo scopo fosse quello di produrre per aria
una stella filante molto grossa.
- Raccolta di dati, immagini, suoni e quant'altro
per successiva opera di divulgazione al pubblico. Quest'ultimo aspetto fu
il più interessante e carico di soddisfazioni, perché parte di questo
lavoro venne pubblicato, nel dicembre 1994, dalla rivista "Unoaotto" edita
da MantuaModel.
Il programma, nominato nel marzo 1993 Policarpo
(perché altri nomi altrettanto fantasiosi erano stati scartati), iniziò di
fatto nell'ottobre 1992, quando la prima idea di un carico utile
elettronico è finita per la prima volta sui miei quaderni di
appunti. Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti nella
misura del 100% con soli quattro voli di Policarpo 2D, tre dei quali con
la capsula radioemittente. Gli esperimenti hanno confermato le aspettative
e addirittura hanno superato le prestazioni minime richieste. Parte delle
apparecchiature volanti è stata conservata dopo la conclusione del
programma di lanci.
Xyz 23.06.1996 - dicembre
2003
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