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Razzimodellismo


POLICARPO  (1992 - 1995)

Un interessante programma di sperimentazione scientifica condotto per mezzo di razzomodello interamente progettato e realizzato autonomamente.

La preparazione ai lanci (i test di ricezione radio)


L'inizio del programma Policarpo risale alla sera del 2 agosto 1993. In una breve riunione post-cena io e K2 Claudio concordiamo una serie di test di ricezione radio con la capsula Policarpo da condursi a terra. La capsula, trasportata da un collaboratore nei dintorni di Cape Cadaveral con tutti i sistemi funzionanti, avrebbe permesso di effettuare alcuni controlli, di fissare il migliore canale radio e di scoprire eventuali problemi prima del volo. A quell'epoca non si era ancora provveduto a fissare la data del primo lancio ma volevo effettuarlo entro il 10 di agosto. In caso di disastri avrei avuto ancora molti giorni di ferie per riparare il vettore.

K2 mi mise gentilmente a disposizione un ottimo ricevitore, un Yaesu FRG 9600. La prima sessione di prove viene però effettuata nel tardo pomeriggio del 5 agosto, utilizzando il ricevitore Xyz VHF a larga banda, un kit di Nuova Elettronica da me montato l'anno precedente e da me pesantemente modificato per l'aggiunta di filtri, di uno strumento S-meter e per prese audio esterne. Questo ricevitore avrebbe dovuto sostenere il compito di ricevere il segnale radio del Policarpo al centro di ricezione a Cape Cadaveral, cioè sarebbe stato il ricevitore principale. Il ricevitore di Claudio sarebbe invece servito per la ricezione dei segnali da postazione remota, vale a dire da casa sua.

Così, il pomeriggio del 5 agosto, cominciai le prove. Faceva il caldo tipico della bassa mantovana, bellissimo, di un'afa consolante. Preparai la capsula Policarpo e con l'aiuto di Maxwell costruimmo un sistema di tracolla. Max avrebbe girovagato ripetutamente in bicicletta per il paese con alle spalle la capsula accesa e funzionante. Io a casa con il ricevitore e con due diverse antenne avrei cercato di ricevere tutto il ricevibile e di stabilire soprattutto a quale distanza si poteva ricevere il segnale della capsula a livello del suolo.

Cominciammo le prove alle tre del pomeriggio, fidando nell'abitudine dei paesi della provincia di considerare l'ora come dedicata al pisolino pomeridiano, una faticosa e stancante attività tipica estiva. Quindi avremmo potuto non dare nell'occhio. Il tono audio generato dalla capsula, il cui accelerometro oscillava in conseguenza dei movimenti di Max ai pedali della bici e delle asperità del terreno, oscillava naturalmente intorno ai quattrocento-cinquecento Hertz. Tenevo il volume dell'altoparlante piuttosto alto mentre cercavo di sintonizzare la frequenza, dato che il mio ricevitore analogico, un doppia conversione, NON era stabilissimo e lo shift in frequenza era molto forte nei primi minuti.

Il tono audio era oggetto di commenti da parte di alcuni familiari poco interessati all'esperimento. Tra i più gentili ricordo che veniva definito, in dialetto mantovano: "al par an sansalòn". Sembra uno zanzarone.

Siccome le operazioni di prova richiedevano ripetizioni continue delle manovre, riducevo i segmenti di ascolto a circa due o tre minuti per volta, per non infastidire troppo i presenti che evidentemente non avevano nulla di meglio da fare che criticare. Insomma, la prova fu svolta con non grandissima soddisfazione ma con tremenda tenacia e testardaggine. I risultati furono estremamente positivi, ero riuscito a ricevere frammenti di segnale anche quando Max si trovava a circa quattrocento metri di distanza. Il mio ricevitore VHF si dimostrava molto sensibile. Verso le sedici e trenta Max fu nuovamente di ritorno e pensai che la prima prova poteva dirsi conclusa.  

Il giorno seguente ripetemmo la prova in identiche condizioni, ma utilizzando il ricevitore di Claudio. Ciò mi serviva soprattutto perché il RX Yaesu FRG 9600 è stabilissimo ed è un ricevitore digitale a sintesi di frequenza, quindi il valore della frequenza letta è esattamente quella ricevuta. Con il mio ricevitore, che dispone di una scala parlante a lancetta, non potevo essere precisissimo. Collegai al ricevitore di Claudio le mie due antenne, uno stilo e una Yagi per i 144 MHz, a quattro elementi. 

Max girò ancora per il paese, alla stessa ora. I test furono più brevi ma ottenni comunque validissime indicazioni. Innanzitutto rilevai come il ricevitore digitale fosse notevolmente MENO sensibile del mio basato sui kit di NE. Però questo lo avevo riscontrato con altri ricevitori: ad esempio il mio Sony ICF-SW7600 è meno sensibile di un piccolo ricevitore analogico multibanda, sempre Sony.

Ogni volta le prove vennero effettuate su una frequenza di ricezione leggermente diversa, per stabilire quale fosse quella in cui si potevano raggiungere le maggiori distanze. Trovai che la migliore era esattamente quella di 144,975 MHz, con ottima approssimazione di quanto indicato da NE sul volume che spiegava le prestazioni del TX LX 667. Il trasmettitore sprecava in un vasto campo di spettro radio la sua potenza, a causa della eccessiva modulazione audio del circuito di oscillatore dell'accelerometro, troppo frettolosamente montato, senza quindi una eccelsa taratura. La potenza di uscita del TX, verificata secondo le istruzioni di NE con una piccola sonda di carico, era di circa 40 milliWatt.  Altri particolari sulla capsula e sul carico utile in apposita pagina.

Il pomeriggio del 6 agosto 1993 fui abbastanza soddisfatto delle prove. La capsula funzionava benissimo, e il segnale radio era assolutamente notevole, dato che a livello del suolo era possibile riceverlo in alcuni casi a quattrocento metri, molto più di quanto sperassi. Inoltre avevo verificato che il mio ricevitore era in grado di svolgere più che bene il compito richiesto. Quindi non esistevano ostacoli e non vi erano motivi per rimandare il primo lancio. La sera stessa con Claudio stabilimmo che si poteva subito procedere. Il grande giorno era così quasi arrivato. Concordammo le modalità di preparazione al lancio, le operazioni di collegamento radio via CB, le operazioni da svolgere per documentare il tentativo e fissammo tra le 19 e le 19,30 la finestra di lancio per il Policarpo I.

Dopo il briefing conclusivo, una partita a tressette "ciapanò".




Xyz 05.05.1996 - dicembre 2003

 

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