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Razzimodellismo O modellismo spaziale, o astronautica in miniatura. Ci sono tanti modi per definire quello che è un hobby affascinante e stimolante. Non semplicemente l’arte di montare un modello di razzo e infilarci il motore più potente possibile con l’unico scopo di vederlo salire (e magari sparire) il più in alto possibile ma anche, evidentemente, un bellissimo campo di studio e sperimentazione. Per me vale più la seconda.
Breve storia di me medesimo come razzimodellista In questa pagina parlo di me e di quello che combinavo quando ancora in Italia i razzimodellisti erano disuniti, disorganizzati, distratti e disorientati (oggi invece è diverso).
Breve storia di me medesimo come razzimodellista La mia esperienza – parte prima. Preistoria 1978 - 1982. La cosa per me è ricominciata nel 1992, con l’acquisto di un modello Estes, l’Astrocam. Ma molto prima, nel 1978, mi dedicavo, con pazienza, precisione e testardaggine, a estrarre la polvere nera da piccoli petardi e mi arrabattavo a costruire improbabili microscopici razzetti che erano destinati a scoppiare nella maggioranza dei casi. Solo che ero un testone e non mi arrendevo e ogni volta traevo spunto dagli errori e ne modificavo la costruzione. Trattavo tutti i miei razzetti come esperimenti scientifici e prendevo nota di come li costruivo, dell’esito del lancio e delle condizioni dell’eventuale “pilota” a bordo. Tra poche righe capirete cosa intendo dire. I primi anni di “sperimentazione pirotecnica”, che non si può definire in altro modo, erano tecnicamente piuttosto deprimenti ma sicuramente molto allegri e rilassanti, perché i miei primi razzetti QUASI MAI decollavano, però gli scoppi e le deflagrazioni mi divertivano e divertivano anche molto di più i miei amici che collaboravano. Inutile dire che data la scarsa affidabilità e la scarsissima potenza dei miei razzetti non era possibile fare disastri e non c’era alcun pericolo, ma la cosa interessante era che notavo che le mie realizzazioni erano in costante sia pur lentissimo miglioramento. Già nel settembre 1979 avevo qualche lancio riuscito appeso alla cintura e, insieme al gruppo di ragazzini di cui ero a capo nel paesino di campagna sede delle attività, denominammo il campetto dietro casa con il nome di Cape Cadaveral. Sì, perché nei miei razzetti c’era lo spazio per infilare formiche, i nostri “piloti” “astronauti”. Siccome il numero di fallimenti dei veicoli era elevatissimo, le vittime del progresso erano numerose e l’omaggio doveroso (e fonte di ulteriore divertimento).
Un lancio quasi riuscito. Bei tempi...
Fu così solo nel 1981 che
arrivai a costruire un razzetto del peso di venti grammi che poteva
arrivare a una quota di circa venti metri. Si chiamava Rattol, e ne
conservo ancora qualche esemplare. Con i Rattol, dotati di appositi
abitacoli, lanciai mosche e formiche, che rappresentavano per me gli
“astronauti”, verso quote che magari le mosche potevano benissimo
raggiungere autonomamente, ma che le formiche naturalmente non avevano MAI
visto. Grande soddisfazione.
La faccenda si concluse nel 1982 perché, evidentemente, con le mie
tecniche e con i propellenti assolutamente inadatti di cui disponevo, non
mi era possibile fare di meglio e del resto NON mi veniva in mente di
sperimentare polveri e miscele pericolosissime. Pensai così di prendermi una
piccola pausa di riflessione.
Intermezzo
Da "La settimana enigmistica" di non so quanti anni fa. Non male.
* * * * *
La mia esperienza – parte
seconda. Dal 1992 a oggi. La piccola pausa di riflessione durò
esattamente dieci anni. Nel frattempo tante cose erano cambiate: il
diploma, l’anno di università, il lavoro, altri impegni e il poco tempo
libero. Ma avevo continuato ad occuparmi di registratori audio e
microfoni, avevo approfondito le mie sperimentazioni nella attività di
fonoamatore e avevo persino lavorato come un matto per impiantare la mia
radio pirata tra il 1986 e il 1990, tutte cose di cui parlerò in altre
pagine future. Proprio girando per Milano per lavoro, capitai in maggio 1991
davanti a un negozio di modellismo in Via Rembrandt (io non ho mai
frequentato negozi di modellismo, non sono mai stato un modellista "vero")
e vidi in vetrina una cosa che mi colpì. Si trattava di un modello di
razzo della Estes, ditta americana di cui avevo sentito molto parlare
anticamente, ma della quale non avevo mai preso in mano un articolo. Era
un modellino carino, non ricordo il nome, ma capii che era un kit completo
e che volava grazie ai motori che avrei sempre voluto avere. Solo che era
quello il periodo che mi stavo occupando del mio progetto di registrazione
digitale e dato che dovevo acquistare un costoso registratore Sony e
mettere a punto la mia attrezzatura audio, non mi distrassi. Ma pochi mesi
dopo, ripassando nuovamente davanti a quel negozio osservai una cosa nuova
ed entusiasmante, un nuovo razzetto, l’Estes Astrocam. Era un missiletto
dotato di macchina fotografica automatica, con cui era possibile scattare
immagini da “alta” quota. Non resistetti molto tempo e lo acquistai in
gennaio 1992. Dell’Astrocam parlo estesamente nell'apposita pagina. La faccenda per me ricominciò
da allora e per questo motivo produco una serie di lunghe pagine in cui
racconto tutti i miei antichi esperimenti. Ripartendo con l’Astrocam
entrai finalmente nell’ambito del vero razzimodellismo e cominciai a
costruire e lanciare una piccola serie di miei modelli che inizialmente
ricalcavano i miei antichi razzetti e quasi sempre erano del tipo a volo
singolo, cioè costruiti velocemente e da buttare dopo l’atterraggio
(qualcuno anche prima, se venivano particolarmente male...). Così
per tutto il 1992 feci numerosi lanci che mi servirono per prendere
confidenza con le nuove tecnologie e con i nuovi motori. Intanto
prendevano corpo alcune idee che si materializzavano, successivamente, nel
programma Policarpo, nel programma Alkermes, nel progetto e nella
costruzione di una rampa di lancio tremenda interamente in alluminio,
nell’acquisto del libro di Harry G. Stine (1994), nella stesura di alcuni
articoli di razzimodellismo pubblicati dalla rivista “Unoaotto” della
MantuaModel (1994-1995) e altre cose minori.
Un razzo così grosso non lo costruirò MAI.
Ma è nella primavera del 1999
che mi trovavo ad essere possessore di una casella di posta elettronica e
con l’aiuto di mio fratello Maxwell entravo in contatto con internet.
Girovagando le prime volte mi imbattei in una pagina di testo che parlava di modelli di razzi e di come farli
volare. Molto interessante ma non approfondii, dato che non avevo pratica
nel mezzo informatico ed ero veramente perso nel vasto mare. La cosa si
ripeté in luglio e appresi che esisteva un piccolo nucleo di persone che
erano in contatto tra di loro e che portavano avanti una certa piccola
attività gruppo. Intanto però, dopo il lavoro di
alcuni anni, ero quasi pronto a mettere insieme una grande quantità di
attrezzature tecniche relative al mio programma Alkermes. Per tutte le tre
settimane di ferie in agosto nel paesino di campagna del mantovano (Cape
Cadaveral!) lavorai per mettere a punto il lancio inaugurale del mio
quadrimotore, con il primo collaudo della nuova complicatissima rampa di
lancio e del sistema di controllo ed accensione. Il lancio avvenne il
ventuno di agosto e fu un successo che mi diede grande soddisfazione, ma
in effetti era solo un collaudo di tante apparecchiature. Ritornato a casa
a Milano con molti dati, appunti, registrazioni audio e video, pensai a
quelle persone sconosciute che avevo sfiorato su internet e mi sforzai di
contattarle. Mandai alcuni messaggi su diverse caselle di posta e
ricevetti un contatto il trentuno di agosto. Da quel giorno cominciò così lo "scambio culturale" con altre persone in giro per l'Italia e anche con qualcuna in giro per l'Europa. Furono anni anche divertenti, anche istruttivi per certi versi, ed ebbi modo di conoscere alcune persone che col tempo sono diventare veri amici. Ho avuto modo di parlare di me e delle mie esperienze e nello stesso tempo di osservare altre persone molto più esperte di me nel ramo del modellismo. E, naturalmente, anche qualche persona molto esperta nel RM. Sono stato per lungo tempo anche parte attiva nel gruppo e nella sua organizzazione ma mi sono anche accorto ad un certo punto che gli ideali di molte persone non coincidevano con i miei e si preferiva perseguire una non ben definita "diffusione" del RM attuata anche con mezzi non molto onorevoli e rincorrendo troppo l'aspetto commerciale anziché quello dello studio e della tenace ricerca. La faccenda ha cominciato a deviare nel gigantismo assurdo e sregolato e in effetti anche da noi il RM ha cominciato ad assomigliare all'aeromodellismo, fatto di tutto pronto da acquistare. Problemini han cominciato a sorgere qua e là e mi è sembrato che la cosa potesse diventare pericolosa e sottoposta a controlli troppo di parte e interessati e siccome mi sento responsabile di quello che insegno e di quello che posso rappresentare se rimango all'interno del gruppo, ho deciso che era meglio ritirarmi e continuare i miei studi e le mie ricerche in maniera analoga a quanto facevo fino al 1999, naturalmente con in più il vantaggio di avere a portata di mano molte più risorse tecniche. La cosa mi sta nuovamente dando soddisfazioni e questo è quello che conta di più. Nuove idee, nuove sperimentazioni, nessun rischio con cose piccole e potenti, e soprattutto minori responsabilità. Solitudine? Nemmeno per sogno: come me la pensano altre persone e con costoro è attiva una certa collaborazione; inoltre il mio sito è diventato una sorta di vetrina e di biglietto da visita per contatti anche con RM all'estero e noto che è possibile scambiare impressioni ed esperienze anche con altri gruppi, sia in Italia che all'estero. Il limite ora è dato solo dal tempo libero, piuttosto ridotto rispetto a quello che potevo avere tredici anni fa, ma la quantità di idee e di spunti che posso approfondire è enorme e disponendo di tutto il mio tempo per le cose che ritengo più importanti riesco a mandare avanti cose molto interessanti. Il RM non è solo "modellismo", come si cerca di trasmettere per renderlo facilmente appetibile da parte del vasto pubblico, è anche, per fortuna, un bellissimo modo di studiare, ricercare, di progettare e di costruire. Di INVENTARE, insomma. Tutti i miei modelli sono del tutto originali e molto pensati, e spesso nascondono caratteristiche tecniche che ben pochi altri nel mondo hanno fatto. Non so se siete riusciti a leggere fin qui. Eroici i finalisti. Del resto non si vince nulla. Eppure ho cercato di stringere il più possibile e la mia passione per la scrittura e la narrazione potrebbero riempire ancora pagine e schermate. Nelle altre pagine cerco di descrivere ed analizzare tutto quello che nell’ambito del razzimodellismo ho in passato pensato e realizzato e altre cose che invece sono in fase di sviluppo o di semplice ideazione. Quindi idee, tecnologia per la risoluzione di problemi, pensate ed esperimenti fattibili con i razzomodelli. Cristiano (settembre 2004)
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