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Razzimodellismo
Accenditori - semplici
esperimenti per conoscerli un po' meglio
ACCENDITORI!
Nell'ottica di capire a fondo e utilizzare al meglio la tecnologia RM, ho
molti anni fa focalizzato la mia attenzione sugli accenditori Estes Solar
Igniter, che vengono forniti insieme alle confezioni di motori Estes. Allo
scopo di trovare sistemi per un utilizzo ottimale e per non sprecarli, ho realizzato una lunga serie di esperimenti, i cui risultati vengono qui
esposti.
Innanzitutto e' d'obbligo precisare che NON era e NON è tuttora mia intenzione tentare la fabbricazione di un accenditore e mettere a punto la relativa
tecnologia, dato che gli accenditori commerciali sono affidabilissimi e per
di più anche economici: la fabbricazione di un elemento autocostruito, dotato di caratteristiche similari, presuppone studi, prove,
test, esperimenti, disponibilità od allestimento di un piccolo laboratorio,
reperimento di materiali diversissimi. Tutto sommato una faccenda che non
può essere portata a termine da chiunque. Meglio utilizzare componenti
commerciali e attenersi alle istruzioni date dai fabbricanti. Ovviamente
se qualcuno vuole capire il funzionamento della tecnologia che usa, DEVE
per forza fare alcuni esperimenti, più o meno come ho fatto io.
Tuttavia i miei esperimenti, iniziati nel febbraio 2000 e a tutt'oggi
(2004) non ancora conclusi, mi hanno permesso di rendermi conto di alcuni particolari
che per i razzomodellisti hanno o possono avere una qualche rilevanza.
Inutile dire che in questa pagina NON si leggerà di come costruire un
accenditore perché ritengo sia una cosa delicata e anche potenzialmente
pericolosa. Mi limito ad esporre una serie di esperienze svolte con quelli
commerciali con lo scopo esclusivo di fornire utili informazioni su come
impiegarli in difficili situazioni (o anche in quelle normalissime, che
forse è meglio).
BASE DI PARTENZA
Anni fa in un magazzino di componentistica elettronica osservai una serie di filamenti di tungsteno che, realizzati per lampadine, venivano venduti
(all'estero) per provocare l'accensione dei motori per razzi (così mi
spiegò il negoziante, ma all'epoca ero ancora all'inizio della mia seconda fase,
primi del 1993, e non ci feci caso).
Avendo come riferimento gli accenditori Estes Solar Igniter, di cui feci piccola scorta anni fa per i miei esperimenti con la mia complicatissima rampa di lancio e con
l'altrettanto complesso sistema di accensione multiplo, ed avendone bruciati a decine in casa con lo
scopo di metterli a punto, posso dire oggi di trovarmi titolare di una discreta esperienza in proposito.
Innanzitutto bisogna pensare a come caspita succeda di accendere un motore.
Come è spiegato sul libro di Stine, i motori a razzo, costituiti da polvere
nera o da propellente composito, richiedono, per l'accensione, la contemporanea presenza di ALMENO DUE condizioni:
1. Temperatura elevata
2. Picco di pressione
Un terzo elemento che è sempre presente, anche se non ricercato, è parimenti importante e Stine ne parla in occasione degli esperimenti che ha
svolto quando si trattava di sperimentare l'accensione in volo di un motore
superiore (staging): la
3. Quantità di calore. Ovvero quantità di materia calda.
Vale a dire una certa quantità di materia (il pirogeno) che, raggiunta la
temperatura di accensione, la trasmetta al propellente del motore. E alla maggior
quantità di propellente possibile. Ciò significa che NON basta SOLO la alta temperatura:
potrei benissimo avere un filamento incandescente e tuttavia non riuscire ad
accendere il motore. Questo perché il filamento ha una piccolissima superficie e probabilmente,
anche toccando fisicamente il grano del propellente, una piccolissima
quantità di esso riceverebbe calore. Non avremmo la necessaria energia di attivazione. Il pirogeno ha la funzione di produrre una
miniesplosione tutta all'interno dell'ugello del motore, fornendo contemporaneamente tutti e tre gli
elementi richiesti per una corretta e veloce accensione. La sola aria calda non e' sufficiente.
E' un sistema straordinario, perfettamente realizzato e sicuramente
insuperabile per prestazioni.
E adesso parliamo brevemente di come è fatto un Estes Solar Igniter. Più
avanti approfondiremo il discorso per altri tipi di accenditori.
Il cuore del sistema e' un filo di nichel cromo, del diametro di 0,15 mm., piegato a U e saldato elettricamente ai due fili di supporto (non rame, credo che sia
anche lui lega di nichel-cromo, data la durezza e la evidente compatibilità nella saldatura elettrica con
l'elemento resistivo) che vanno ai contatti (con le pinzette). La lunghezza dell'elemento e' di circa 8 mm.

Schizzo dell'accenditore Estes
Il sistema viene immerso nel pirogeno che lo deve ricoprire che talvolta assume forma allungata a goccia, con una punta rivolta verso l'alto.
Non e' facile "smontare" un accenditore. O, perlomeno, per farlo, bisogna che
ci capiti un "misfire" o mancata accensione che dir si voglia (in italiano!).
In pratica, se tentiamo di lanciare un missile quando abbiamo le batterie quasi scariche,
è facile ottenere la parziale bruciatura dell'accenditore senza provocare l'inizio della combustione del propellente.
A me è successo parecchie volte specie negli anni in cui (1992-1993) le confezioni dei motori non erano corredate dei tappini di fissaggio.
Con la rara maestria di cui sono notoriamente dotato (ma ahimè negata nel
ramo rm italiano, peccato...) ho simulato alcune accensioni a bassa tensione e volutamente lo ho fatto come faceva qualche mio collaboratore a Cape Cadaveral
quando realizzavo missiletti sperimentali fatti con materiali poveri.
Una cosa che mi faceva impazzire era il vedere che il Direttore di Lancio a cui avevo spiegato COME schiacciare il pulsante di START (e
cioè raccomandandomi di MANTENERLO premuto a lungo), dimentico dei miei consigli
perché rapito dall'emozione dell'operazione, schiacciava il pulsante per uno o due decimi di secondo e poi toglieva il ditino dal pulsante e si
aspettava che il missile partisse. In sostanza, schiacciava il pulsante di
START della centralina come si schiaccia un tasto della tastiera di un computer.
Sarà capitato anche a voi, presumo.
Questa manovra è all'origine di molti misfire. Succede che il filamento in nichel cromo dell'accenditore, percorso per brevissimo tempo dalla
corrente, NON diventa caldo abbastanza da accendere tutta la quantità di pirogeno di cui
è ricoperto. Ne brucia una piccola parte, scoprendo il filo che, a contatto con l'ossigeno, brucia ed apre il contatto. Vale a dire,
NON è PIU' una resistenza. Questo succede spesso ma non sempre. Può infatti accadere che,
percorso per pochi istanti dalla corrente, il filamento non abbia fatto in tempo a bruciarsi e a dividersi in due. Con un secondo
colpo di pulsante, l'accenditore potrebbe ancora completare l'opera e consentire l'accensione del propellente. Anche questo mi
è capitato.
Ma non e' la regola. La regola-chiave nell'utilizzo degli accenditori è
quella di schiacciare il pulsante e di mantenerlo premuto per ALMENO DUE SECONDI.
Perché dico ciò?
Perché ho misurato il tempo di completa bruciatura di un elemento. Che corrisponde al tempo della bruciatura della resistenza di nichel-cromo.
Sistemi di misura del tempo di accensione basati sul lampo di luce che
l'accenditore produce al momento dell'accensione NON vanno bene perché
fermano il cronometro al momento in cui il pirogeno comincia a bruciare e
ad emettere luce. In realtà se andiamo a vedere molto in profondità,
scopriamo che il filamento, continuamente percorso dalla corrente, ha un
lasso di tempo di "vita", variabile in funzione delle sue
caratteristiche elettriche e della corrente in esso circolante. Per
impiegare bene un accenditore è buona cosa sapere come funziona. Ordunque
andiamo più giù.
ESPERIMENTO
Un accenditore normale Estes ha una resistenza di circa 1 ohm (poco più, poco meno). Esso
può funzionare bene tra i 6 ed i 12 Volt. Molto meglio a 12. Assorbendo correnti di circa 2,5 Ampere.
In realtà il comportamento e l'assorbimento di corrente di un accenditore
variano a seconda della tensione di alimentazione, e questo può essere
all'origine di molti misteriosi misfire.
Ho preso un accenditore e l'ho messo in circuito con in serie una resistenza
da 1 Ohm da 2 Watt. Ho in pratica realizzato un partitore. Alimentando il circuito con 12 Volt, teoricamente ho ai capi della resistenza circa 6 Volt,
ovvero la metà della tensione totale, presumendo che i due elementi abbiano
suppergiù lo stesso valore di R. Questo è l'esperimento-base della
sperimentazione, che vedrà più avanti prove di accensione comparate per
tensione con un circuito un po' più sofisticato.
Ed allora, ai capi della resistenza aggiuntiva ho, durante il funzionamento
del circuito (cioè dal momento in cui collego la batteria fino al momento
in cui l'accenditore brucia e si interrompe), uno scorrimento di corrente che posso misurate mediante un semplice voltmetro: in pratica sfrutto la
resistenza come shunt. Siccome non dispongo di un oscilloscopio con memoria,
ho pensato che potessi utilizzare uno dei miei registratori, immettendo
nell'ingresso linea la tensione che si genera ai capi di R (riducendola con
un ulteriore partitore realizzato con un trimmer). Ottengo così la registrazione audio del transitorio del circuito. Emozionante.
La registrazione così ottenuta è poi digitalizzata su PC con un sw
di elaborazione audio, ad esempio il "Goldwave" , un ottimo
programma ormai arrivato a livelli di eccellenza. Impiegando il
Goldwave è possibile elaborare il segnale audio e visualizzare sul
monitor la forma d'onda della tensione che si forma ai capi della
resistenza di shunt durante il funzionamento del circuito di prova.
Oggetto dell'esperimento è ottenere il cronometraggio della vita del
filamento sotto tensione. Ciò è possibile perchè ai capi della
resistenza di shunt si producono violenti transitori esattamente al
momento del collegamento della tensione della batteria al circuito (inizio
dell'alimentazione dell'accenditore) e quello dell'interruzione del
circuito (momento della bruciatura completa del filamento
dell'accenditore). I due eventi vengono registrati dal registratore
perché sono componenti di tensione caotica ed alternata: la tensione
continua che si genera ai capi della resistenza di shunt NON può essere
registrata. In ogni caso il sw mostrerà chiarissimi i due fenomeni e
potremo facilmente risalire al tempo esatto di bruciatura del filamento
dell'accenditore. Sarà come impiegare un oscilloscopio con memoria.
(Bisogna avere una certa cura dei particolari, onde non danneggiare i circuiti di ingresso del registratore o della scheda audio, ma la cosa
è fattibilissima e mi pare di averla spiegata per benino, in caso di dubbi
che vi dovessero sorgere sono qui, basta chiedere.)
E allora si nota che il tempo della completa bruciatura di un elemento
Estes Solar Igniter, alimentato a 6Volt, valore tipico delle piccole
centraline di lancio, è di circa UN SECONDO. Naturalmente bisogna anche
considerare che le batterie stilo di una piccola centralina NON sono il
generatore ideale per svolgere questo lavoro, ma ne parleremo più avanti.
Basti pensare, e dico questo per i giovani RM, che avendo quattro batterie
alcaline nuove l'accensione di un modello di razzo sarà garantita. Mano a
mano che le batterie si scaricheranno, per uso o per invecchiamento,
minore tensione esse forniranno e sotto il carico dell'accenditore
collasseranno, di fatto ritardando moltissimo l'accensione e arrivando
magari a NON farcela nemmeno. Morale: tra poco parleremo di usare nuovi
tipi di batterie.
Questo e' a mio avviso importante e ovviamente spiega perché bisogna schiacciare il pulsante di start e mantenerlo premuto a lungo (almeno DUE
secondi). Seguendo questa regola ci si mette il cuore in pace e si ha la coscienza tranquilla. Se il motore non si accende, non
sarà per l'errata manovra del Direttore di Lancio. Allora si controllerà se per caso il
pirogeno NON sia stato bene a contatto con il grano del propellente. Se anche questo aspetto, una volta controllato, viene riscontrato a norma,
la conclusione non potrà che essere di natura elettrica: vale a dire batteria
non in grado di sviluppare la potenza richiesta oppure connessioni che non
permettono il regolare flusso di corrente. Non c'e' altro da dire.
Cristiano
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