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Razzimodellismo
Telemetria nel RM -
possibilità e suggerimenti
testo scritto sull ml "razzimodellismo" domenica 8 dicembre
2002
Telemetria. Semplici considerazioni.
Il nostro hobby è, oltre che un piacevole passatempo, anche un'attività che si presta
molto bene alla ricerca scientifica o quantomeno a fornire interessanti supporti a quanto
si studia a scuola, dico questo per i ragazzi più giovani. E' veramente possibile mettere
in pratica alcuni aspetti tecnologici che sono nascosti ma importanti nella nostra vita di
tutti i giorni, oppure ripetere, naturalmente in piccola scala, momenti storici che hanno
segnato il nostro tempo.
Lanciare un razzomodello è senza dubbio interessante e divertente, serve a concludere il
lavoro della costruzione, serve a controllare che tutto sia stato eseguito a regola d'arte
e, lo sappiamo, non avremo mai la certezza del buon esito del lancio, con buona
approssimazione a quello che capita ancora oggi a Cape Canaveral. Ma il semplice volo
del nostro razzomodello potrebbe anche servire a qualcos'altro: potrebbe rappresentare,
piuttosto che la conclusione di un lungo lavoro di costruzione, l'inizio di un nuovo
stimolante lavoro successivo a quello del montaggio. Il razzomodello può diventare così
non più fine del nostro hobby ma anche, se vogliamo, strumento per realizzare una nuova
esperienza.
Il razzomodello è una macchina, piuttosto complicata nella progettazione ma molto semplice
nella sua realizzazione. Una volta assemblato è un veicolo che può durare molti voli. Grazie
al fatto che si usino motori commerciali di sicuro funzionamento, pochi pensieri abbiamo circa
la sua affidabilità. Quindi, dopo pochi voli, cominciamo a pensare che la sua vita sia
abbastanza scontata e magari pensiamo solamente a trovare un motore più potente per farlo
volare ancora più in alto.
Ma se cominciamo a considerarlo come un veicolo per strumentazione scientifica cominciamo
ad entrare nell'ordine di idee di trasportare un carico utile. Vale a dire una piccola
apparecchiatura che non ha alcuna influenza nel volo del modello, o addirittura ne è
peggiorativa, dato che rappresenta un peso inutile. Ma che ci può dare modo di imparare
alcune cose nuove che non potremmo in altro modo conoscere. Il razzomodello inteso come
estensione dei nostri sensi, diciamo che può diventare il nostro occhio, il nostro orecchio
lassù dove noi non possiamo arrivare, perché prima di salire su uno dei nostri
modelli, ne passerà del tempo.
Come prima cosa si pensa di imbarcare un altimetro, che ci dà la possibiltà di conoscere,
una volta recuperato il modello, l'altezza da esso raggiunta all'apogeo. Moderni apparecchi
sono in grado di diventare anche parte attiva del modello, consentendo la gestione del
funzionamento di una o più cariche di deploy e di arrivare così nel campo dei modelli da
grandi altezze dotati di doppio deploy. Il piccolo paracadute (drogue) che si apre in
prossimità dell'apogeo, in seguito alle decisioni prese dall'altimetro barometrico che
rileva che la quota del modello ha cominciato a diminuire dopo essere continuamente salita
in precedenza consente al modello di scendere molto velocemente verso terra, in modo da non
essere eccessivamente allontanato dal vento. L'altimetro, successivamente, alla quota
precedentemente programmata come idonea a espletare l'espulsione del secondo paracadute
(main), attiva una seconda carica di espulsione e il più grande paracadute rallenta la
velocità del corpo a valori tali che non si danneggi all'impatto con il suolo; e lo fa a
bassa quota, diminuendo la distanza che il proprietario del modello dovrà coprire a piedi
per recuperarlo.
Tutto molto interessante, molto stimolante.
Ma c'è una cosettina che si può fare per aumentare il grado di difficoltà e di interesse
alla cosa.
Se io prendo un trasmettitore radio di piccole dimensioni, che funzioni su una frequenza
facilmente ricevibile da un ricevitore, e lo metto all'interno della payload del missile,
e se predispongo un circuito atto a trasformare il segnale di un sensore barometrico in una
frequenza variabile in funzione del suo segnale in uscita, ottengo un semplice sistema
analogico di telemetria.
Ciò significa che ottengo un sistema in grado di raccontarmi in diretta, via radio, secondo
per secondo, la variazione della pressione a cui il veicolo è sottoposto durante il suo volo.
Posso ricevere a terra il segnale, ascoltarlo e registrarlo per poterlo poi elaborare con
comodo. Anzi, senz'altro c'è qualcuno in grado di progettare un circuito e un semplice
software che permetta di elaborare in diretta questo segnale su un computer e tracciare
così in diretta il grafico che rappresenta nel tempo la quota via via raggiunta dal modello
dopo il lancio.
Otteniamo così la misurazione via radio di un parametro del volo del nostro modello,
altrimenti assolutamente impossibile da ricavare se non a posteriori dopo il recupero
del modello. Già, ma se il modello atterra in un luogo inaccessibile, oppure cade senza
paracadute e si schianta al suolo disintegrandosi (e distruggendo l'altimetro)?
La soluzione della telemetria rappresenta un grosso vantaggio: significa che l'informazione
giunge indipendentemente dal fatto che il veicolo possa arrivare a terra intero o a
pezzettini, è assolutamente svincolata dal veicolo, e tocca solo a noi approfittarne
e coglierla nella maniera più ampia e costante possibile, in modo da salvare il dato
ricercato.
Questo aspetto è alla base della missilistica, perchè il veicolo è solo il mezzo per
trasportare la payload, e non il soggetto principale, il protagonista del volo. Ricorderete
tutti che fino a prima dell'avvento dello shuttle nello spazio si andava con enormi missili
e si tornava con una minuscola capsula. Tutto il resto dell'enorme Saturn V veniva lasciato
indietro, non aveva altra funzione. Ma a terra si sapeva TUTTO di tutti i sistemi, si poteva
controllare non solo il funzionamento dei motori di tutti gli stadi del vettore, ma anche lo
stato delle batterie del modulo di comando Apollo, del battito cardiaco e della respirazione
dei tre astronauti.
Bisogna dire che all'alba dell'esplorazione dello spazio la telemetria era ancora agli
albori, e un sistema per trasportare semplici informazioni con un segnale radio era
veramente molto simile a quello che vi ho poco prima spiegato (e che tra poco approfondisco un pochino). Ad esempio, le temperature interne ed esterne dell'Explorer I venivano
trasformate in toni audio che venivano impiegati per modulare semplici portanti di bassa
frequenza, che venivano miscelati e trasmessi su un unico canale radio, e poi a terra
nuovamente separati per mezzo di filtri selettivi centrati per le varie frequenze. I valori
della tensione delle batterie venivano controllati con lo stesso sistema.
La faccenda è piuttosto semplice, se vogliamo realizzare qualcosa di simile.
Certamente senza alcuna pretesa di precisione, diciamo che illustro semplicemente il
principio, che è valido ed applicabile, dato che in passato l'ho realizzato proprio con
questi principi di base. Ricordate che vi ho parlato di quando ho lanciato un rozzo
accelerometro su un piccolo razzomodello bimotore di mia progettazione e realizzazione
circa dieci anni fa. Sto semplicemente pensando a una cosa molto simile, adattando quello che pensai all'epoca
a ciò che ho imparato nel frattempo.
Posto che un normale sensore di pressione, come ad esempio il XFPM-115KP, utilizzato in
molti circuiti commerciali e reperibile anche in Italia molto facilmente, alimentato a
cinque Volt fornisce in uscita una tensione continua variabile in funzione della pressione
a cui si trova, basta realizzare un semplice circuito VCO per ottenere una frequenza
variabile in funzione dell'altezza a cui il sensore si trovi. Adattata l'uscita del VCO
per renderla idonea a modulare un piccolo trasmettitore VHF, abbiamo già il sistema di
telemetria analogico molto simile a quello che si impiegava sull'Explorer. A terra basterà
registrare l'uscita del ricevitore e magari impiegare uno dei software di cui abbiamo
parlato pochi mesi fa (GRAM, per esempio) per ottenere il grafico che visualizza l'andamento
della pressione a cui il sensore è stato sottoposto durante il volo all'interno della payload.
Tutto è migliorabile, tutto può essere fatto meglio. Certamente, persone abituate a lavorare
con i microprocessori potranno realizzare circuiti atti a trattare in maniera digitale le
informazioni e a predisporre circuiti sia in trasmissione che in ricezione, per utilizzare
i computer per l'immediata trasformazione dei segnali ricevuti in un grafico immediatamente
visualizzabile in diretta sullo schermo del computer.
Però, volete mettere l'emozione di ascoltare il fischio via radio trasmesso dal missile che
sta volando sopra le nostre teste, che assomiglia a quello che si sentiva con le primissime
sonde e con i primissimi satelliti degli anni '50? Bisognerebbe proprio ascoltare il bip bip
dello Sputnik, il fischio dell'Explorer I, i semplici toni audio che arrivavano a terra negli
anni dei primi missili che riuscivano con fatica a porre in orbita i primi piccoli satelliti,
per provare quelle emozioni. Non so come spiegarvelo, ma per me è stato proprio così.
Documenti:
Il
bip bip dello Sputnik 1
Il
tono della telemetria di Explorer I
Vedi il mio
esperimento di telemetria analogica con Policarpo
Cristiano
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