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Razzimodellismo
Report
Spedizione in Spagna, agosto
2003. Terzo Razziraduno italo-spagnolo.
Testo pubblicato in tre puntate sulla ml di Razzimodellismo
tra il 13 e il 16 agosto 2003, con integrazioni e foto tratte dal sito di
José Luis Cortijos e dalla mia macchina fotografica. Integrazioni e note
dicembre 2003.
Quest'anno farò un report estremamente dettagliato e
corredato da dati inoppugnabili, cifre alla mano, cosicché non si possa
dire che faccio solo letteratura. Mi dispiace, ma la precisione e il
rigore devono tornare a regnare nella nostra lista, per cui il tono del
mio report sarà piuttosto preciso, drammatico e serissimo.
Vi
rapporto un pochino del terzo Razziraduno italo-spagnolo, tenutosi presso
l'Aerodromo di Alfès, vicino alla bellissima cittadina di Lerida, sabato e
domenica scorsi. In base ai dati raccolti Lerida oggi conta tra i
centoventimila e i centoventicinquemila abitanti. Non li ho contati, per
cui tenete nota di questo dato come incerto. Fonte delle notizie in
proposito è stata la signora Mari Pereira. Il cuore dell'organizzazione è
nelle mani del nostro José Luis Cortijos e in quelle dell'efficientissima
Mari, una donna vulcanica che ha delle incredibili capacità di relazione.
Lo noterete nel corso di questo report.
Da parte nostra la faccenda
era partita con delle iniziali intenzioni di partecipazione che si sono
negli ultimi giorni un pochino ridotte, sì che abbiamo pensato di
rinunciare al torpedone per utilizzare l'auto di Stefano. L'auto di
Stefano possedeva, alla partenza, quattro ruote e un motore. Vedremo alla
fine se i conti torneranno.
La spedizione, composta da
Giacomo Bosso e fidanzata Elisa (ciao Elisa!), da Stefano e dal
sottoscritto in qualità (come al solito) di partecipante non lanciante
(con compiti di supporto, di cronaca, di amministratore per le spese
generali e per lavori generici), si è riunita a Torino verso le dieci di
venerdì mattina sulla tangenziale. Giacomo è arrivato accompagnato da suo
papà Valentino, con un'attrezzatura del volume approssimativo di un metro
cubo. Il bello è che Stefano è riuscito a far stare praticamente tutta la
roba di Giacomo nel pur capiente vano bagagli della sua auto che
sicuramente NON arriva a un metro cubo. E non è stato necessario
rinunciare all'utilissimo computer portatile di Giacomo, con dentro tutte
le simulazioni dei suoi modelli.
Il viaggio iniziava così, molto
allegramente. Il tono dei discorsi dell'andata era misurabile tra i venti
e i quaranta milliTontos, unità di misura delle facezie. Il Tontos è
l'unità di misura della scioccaggine, e si ottiene solitamente quando un
premio Nobel della fisica si mette a discutere del tempo atmosferico o
della stagionatura del parmigiano reggiano con il leader del gruppo rock
di Memphis, i "Thirsty Boots". Evidentemente è un'unità di misura
estremamente grande, per cui nell'uso quotidiano se ne impiegano i
sottomultipli. Per un riferimento della poco conosciuta misura, tenete
conto che un normale testo di una canzone di Jovanotti misura circa
dodicimila MegaTontos.
Durante il viaggio, il traffico era
piuttosto scorrevole e si potevano fare tranquillamente i centotrenta e
anche qualcosina di più, ho potuto approfondire la conoscenza di Giacomo e
di Elisa. Due bravissimi ragazzi, entrambi studenti universitari, con i
quali si è parlato di razzi, di astronautica, di volo a vela, di tante
altre cose, cosicché il tempo scorreva via piacevolmente. Abbiamo
incontrato uno sterminio di caselli autostradali francesi, poi quelli
rarissimi spagnoli e infine, intorno alle ore ventitré, posteggiammo
all'hotel Ilerda, il medesimo che ci accolse anche l'anno scorso. José
Luis e la moglie Eva, Gerald Costa e la signora Mari erano sul posto ad
aspettarci e l'incontro è stato affettuoso e caloroso. La prima cosa che
notammo del posto era il caldo atmosferico, temperature alte sì
ma il contenuto di afa sicuramente inferiore a quello della nostra pianura
padana. Il tempo di prendere possesso delle nostre camere, posare i
bagagli e subito giù per andare in un vicino locale per la cena. La
signora Mari prese subito il controllo della situazione. Cena leggera e
veloce, e poco dopo l'una e un quarto fummo a letto. L'appuntamento per la
mattina era alle ore nove, quindi puntammo le sveglie per le
otto.
Sabato mattina fummo in piedi veramente intorno alle otto.
Stefano ed io dividevamo la camera e ci eravamo organizzati per benino con
i turni per la doccia, e anche la regolazione per il condizionatore non ci
aveva visti su posizioni troppo lontane, per cui le negoziazioni
andarono sempre per le spicce. Quindi alle nove eravamo giù per
la colazione.
Riunito il gruppo con l'arrivo di Giacomo ed Elisa e
José e sua moglie Eva, non restava altro che affrontare il breve tragitto
per l'aerodromo, un viaggetto di nemmeno venti minuti. Si era deciso di
installare le nostre attrezzature dall'altro lato dell'enorme campo,
diciamo a circa tre chilometri dal luogo in cui avevamo lanciato l'anno
scorso. Ma, naturalmente, prima c'era la sosta al ristorantino
dell'aeroclub, popolato dai caratteristici personaggi del luogo, alcuni
dei quali erano persone che avevamo conosciuto l'anno scorso. Ci fermammo
solo pochi minuti e decidemmo di andare subito sul campo per preparare le
attrezzature.

Foto SpainRocketry. Il campo di lancio. Sullo
sfondo gli hangar dell'aeroporto ex militare ora utilizzato dagli
appassionati di volo.

Foto SpainRocketry. Alcuni preparativi sul
campo. Il primo gazebo pronto è quello di Giacomo.
Montammo così i nostri gazebo, la rampa di José
Luis e la sua centralina. A un bel momento José mi consegnò la tabella per
la registrazione dei lanci, il risultato lo vedete sul suo sito nella
pagina dedicata al raduno. Sono veramente felice del fatto che tutti i
dati, nonostante la mia grafia piuttosto caotica, siano stati esattamente
interpretati.

Immagine SpainRocketry. La tabella dei lanci
del terzo Razziraduno. Professionalità ed entusiasmo in grandi e piccoli
appassionati.
Stefano ha dato
inizio alle danze con il suo Aspire, un modellino estremamente leggero ed
aerodinamico. Dotato di un motore D12-5 tanto per saggiare le condizioni
meteorologiche (facile, caldissimo e assenza di vento), il modello è
schizzato a circa seicento metri. Dotato di uno streamer che si è
strappato, l'atterraggio è stato veloce.

Foto SpainRocketry. Il decollo dell'Aspire di
Stefano.
Non ricordo a quale distanza ma veramente molto
vicino, da quel momento in poi sono stato piuttosto preso con tutti i
ragazzi presenti circa le incombenze relative alla mia tabella da
riempire. Ciò presupponeva un certo andirivieni tra la nostra postazione e
quella della rampa, ove intervistavo le persone che via via si preparavano
al lancio del loro modello. Sono stato anche più volte LCO, in alternanza
con Eva, anch'essa estremamente seria e preparata. La centralina di lancio
del gruppo spagnolo ha lavorato perfettamente sfruttando la batteria
dell'auto di José. Questo fatto era per noi importante, in vista del
lancio del nuovo modello di Giacomo che ci aveva molto preoccupato e per
il quale ci eravamo molto preparati in anticipo.
Devo ricordare i
lanci simpaticissimi dei due giovanissimi Ania e Genìs Parareda (spero di
averlo scritto giusto!), due fratelli che arrivavano a turno con i loro
modelli. Bravissimi e disciplinati, hanno avuto le loro soddisfazioni,
sono presenti sulla tabella finale.
Finalmente arrivava il turno di
Giacomo Bosso. Il nostro eroe aveva pronto il suo nuovo modello, un
"Carbonix", interamente rivestito in fibra di carbonio, a vista in alcune
zone. Il modello era dotato per la prima volta nel nostro gruppo, di un
motore H148R, che indica un nuovo tipo di formulazione del
propellente (simile al Blue Thunder) dotato della caratteristica di
produrre una vivace fiamma rossa. Questo modello era frutto di notevoli
studi di Giacomo ed era dotato di un altimetro che poi sarebbe servito per
un ben più importante lancio, cosicché per Giacomo era una sorta di prova
di affidabilità dell'apparecchiatura. Quindi si era preoccupato di far
eseguire il deploy al motore. Il sistema di paracadute era estremamente
tecnologico ed avanzato, un sistema RocketMan dotato di deployment bag in
Nomex e paracadute estrattore, una cosa simile a quella che si vede nei
voli spaziali dell'Apollo, tanto per intenderci. Immaginate il momento del
deploy, con un piccolo paracadute che serve ad estrarre una busta in Nomex
che avvolge completamente il main, che viene estratto per la decelerazione
dal pilot. Niente deve essere affidato al caso, e l'opera di piegamento e
disposizione del sistema all'interno del vano è delicata. Il lancio è stato entusiasmante, e per la prima volta
assistemmo alla fiammata rossa del motore, veramente uno spettacolo.
Altezza notevole, diciamo un mezzo chilometro ad occhio, anche se Giacomo
mi diceva che Rocksim prevedeva circa seicento metri. Una volta
recuperato, però, l'altimetro indicava mediante i bip-bip un'altezza di
soli duecentosette metri. Stefano studiò subito la faccenda e giunse alla
conclusione che la piccola sezione del payload in cui si trovava
l'altimetro era forse soggetta a variazioni repentine di pressione,
trovandosi appena al di sotto dell'ogiva. Una cosa che andava
assolutamente chiarita prima del nostro lancio più importante.
Si
sono visti, ovviamente, i classici Optima, Arreaux, Arcas, Astrobee. Ma ad
un certo punto han cominciato a vedersi i grossi calibri. José ha
estratto, dopo un notevole lavoro di preparazione, il suo famoso Corvan,
dotato di un H97. Per questo lancio il movimento di fotocamere e cineprese
è stato notevole e possiamo dire che è stato il lancio finale, dato che si
stava alzando il vento. Ma altre persone osavano sfidare le condizioni
meteorologiche e, dopo un paio di modelli felicemente recuperati, Stefano
pensava bene di lanciare di nuovo il suo Aspire con un E9, tanto per
sperimentare le grandi altezze. Decideva così di NON dotarlo di paracadute
o streamer, perché il forte vento lo avrebbe fatto probabilmente arrivare
in Portogallo. Stefano fu saggio perché il suo modello, dato il forte
vento, sospinto da trenta Ns, è quasi sparito alla vista di tutti alla
sommità della traiettoria e durante la discesa, anche alla sua. Era
sparito a circa DUE chilometri verso sud, e Stefano indicava una zona di
alberi e case, al termine di una vallata.
 Foto Xyz. Deserto. Dal punto in cui siamo arrivati a cercare il
modello disperso di Stefano.
Che fare? Tanto il forte
vento avrebbe impedito altri lanci e l'ora per la cena era ancora lontana.
Quindi ci siamo messi in cammino, dimenticando borracce e bussola. Vagammo
per il deserto nella direzione indicata e sparpagliandoci a ventaglio,
nella speranza di rinvenire il piccolissimo e affusolato modello. Alcuni
di noi manifestarono la volontà di essere lasciati indietro, moribondi
sulla sabbia, per non ostacolare la missione. Mi offrii più volte di dare
il colpo di grazia ma si vede che non era necessario. In alto giravano i
condor. Ma vedemmo arrivare furbamente in macchina Gerald, che si era
unito alla spedizione. Dopo quasi un'ora di ricerche Stefano dichiarò
ufficialmente disperso il suo modello e ci contammo. Pochissimi i morti e
accettabile il numero di dispersi, cominciammo la marcia di ritorno.
L'Aspire di Stefano risulterà essere l'unico modello che non sia ritornato
a casa.
Non era tardissimo, almeno per i canoni spagnoli. Così,
dopo aver smontato tutto, scoprimmo che avevamo il tempo di andare in
città per visitare il famigerato centro commerciale! Ragazzi, e intendo
per ragazzi Tommaso e Vyger, abbiamo ripetuto esattamente la visita
dell'anno scorso! Di nuovo nel posteggio e di nuovo nel centro
commerciale, in mezzo alla simpaticissima folla di Lerida. E poteva
mancare la visita al magazzino di calzature? Nossignori!. Dentro anche
lì.
Per fortuna alle nove han chiuso e solo dopo una mezz'ora di
coda alle casse riprendemmo la strada del nostro albergo, ove con comodo
avremmo avuto quindici minuti per fare la doccia. Per poi ritrovarsi giù e
recarsi al ristorante poco fuori città. La serata era dolcissima, con
un clima asciutto e freschissimo, pensate: ventisei gradi
soltanto.
Cena tranquillissima, clima cordiale e tra l'altro anche
poca fame, dato che avevamo "pranzato" tra le sedici e le diciotto! Ma la
birra era gradevolissima, tanto che l'ho assaggiata anch'io. Fu facile
tirare l'una e un quarto, e infine, a letto. Stefano puntò la sveglia alle
otto meno un quarto, ma sapevo già che non mi sarebbe servita. Stefano
russa poco, devo dire, ma anche se lo facesse non mi darebbe fastidio. Non
so se io lo faccio nei miei quarti d'ora di sonno, chiedetelo a
lui.
Domenica mattina arrivò puntuale. Evidentemente la terra gira
uguale anche in Spagna. Meglio così, un pensiero di meno. Mi piace avere
tutto sotto controllo, è veramente consolante sapere che al mondo esistono
alcune certezze. Colazione con José Luis e Eva, poi di nuovo in macchina
per il campo. Mentre gli spagnoli facevano la colazione spagnola noi
montammo le nostre tende e le attrezzature, mentre José Luis e Gerald
giravano avanti e indietro per portare sedie, ombrelloni, basamenti
d'appoggio. Sicché alle dieci eravamo già pronti.
Stefano e Giacomo
avevano saggiamente preparato alcuni motori la sera precedente, quindi si
poteva dare inizio alle danze. Cominciava il nostro Giacomo, che
nell'attesa di lanciare il suo modello bimotore che avrebbe rappresentato
il pezzo forte del raduno, aveva l'intenzione di riprovare l'altimetro che
avrebbe dovuto effettuarne il deploy. Siccome il volo del giorno
precedente non era stato soddisfacente per la valutazione della quota da
parte dell'apparecchiatura, si era deciso di rifare il volo del suo
CarbOnix, dopo avere leggermente aumentato di diametro i fori della
sezione payload. Quindi un volo di prova anche questo.
Con un H123
il modello di Giacomo ha volato perfettamente e al recupero il tono audio
dell'altimetro indicava finalmente una cifra che pareva molto più
realistica. La quota indicata era di circa quattrocento metri. Quindi, via
libera per l'operazione "Deuce's Wild". Notavo Giacomo diventare sempre
più agitato e lo sottoponevo a una serie di battute rilassanti, basate su
arcaiche forme di scongiuro, esagerazioni di incidenti trascorsi nel campo
del razzimodellismo, racconti mitologici di lanci falliti e quant'altro.
Naturalmente ero impegnato nella registrazione di tutti i lanci, quindi
saltuariamente ero sotto la nostra tenda per osservare la preparazione del
grosso modello, ma Stefano era sempre lì, addosso a Giacomo. Elisa intanto
aveva fatto amicizia con la moglie di José Luis Sanchez, ciò che da noi si
definisce una "sagoma", veramente una persona simpaticissima.
Han
volato molti modelli, poi è arrivato il Sudden Rush di Stefano,
caratterizzato dalla doppia espulsione, tutto perfetto come al solito,
solo una quota che avrei detto non così alta come preventivatomi da
Stefano. Sarà che di solito all'apogeo non vedo più i modelli meno che
enormi, e il Sudden Rush invece sono riuscito a seguirlo per tutto il
volo, tutto qui.
Josè Luis ha lanciato ben due modelli, prima il
suo Amraam con un motore Red Line I238, credo, con una quota di circa
seicento metri. Eva ed io lo abbiamo recuperato a circa duecento metri di
distanza, notando un lieve danneggiamento di una pinna. José dice che non
è grave, la riparazione sarà effettuata nei prossimi giorni.
L'altimetro bippava allegramente di circa milleottocento piedi. Quindi,
dopo alcuni voli di modelli più piccoli, è stata la volta del suo
Astrobee, quello che abbiamo visto al nostro MIR in giugno come
partecipante alla mostra di riproduzioni. Lanciato con antenne e
ganci, sotto la spinta di un G64 che pare essere il motore più adatto per
questo modello, i suoi bravi quattrocento metri sono stati ancora una
volta raggiunti.

Foto SpainRocketry. A sinistra l'Amraam e a
destra l'Astrobee, entrambi di Josè Luis.
E arrivava così il momento tanto atteso. No, non
quello del pranzo, avevamo deciso di NON pranzare, tanto per cambiare.
Cioè avevamo deciso che lo avremmo fatto DOPO questo evento. Quindi la
delegazione dell'Acme si è compattata e come un sol uomo ha lavorato per
il lancio di Giacomo. Stefano aveva la situazione sotto controllo e dopo
aver ricontrollato tutto ha dato l'OK per il lancio. Immagino come dovesse
sentirsi Giacomo, anche se dissimulava veramente bene. Abbiamo installato
il modellone (che pesava quattro chili) sulla rotaia. Accurate
operazioni di connessione elettrica degli accenditori, foto di
gruppo davanti al modello PRIMA del lancio, quella che vedete sulla pagina
di José Luis.

Foto SpainRocketry. Ecco l'"Equipo" prima del
lancio del Deuce's Wild di Giacomo. Da sinistra io, Sanchez, Gerald, il
modellone di Giacomo, Stefano, José Luis, Andreu e Cinto. Accosciato, il
nostro aitante Giacomo.
Stefano ha ricordato a Giacomo la possibilità
di ottenere un migliore volo accendendo l'altimetro, e fummo pronti. Tutti
erano attorno alla rampa di lancio, e nessuno voleva fare l'LCO. Quindi,
nuovamente mi assunsi il compito, e Giacomo mi osservava e trovava anche
il tempo di notare che lo guardavo durante il count-down. Ero curioso
soprattutto di vedere come avrebbe reagito LUI.
Al momento del
T=zero, naturalmente, tutti gli sguardi erano sui motori. Il motore di
sinistra denunciò l'attivazione dell'accenditore, fumino bianco, colpo
secco e pausa. L'altro invece non disse nulla. Continuavo a tenere premuti
i pulsanti della centralina, quello di sicurezza e quello di start, ma mi
rendevo conto che i secondi passavano e mi allarmai. Ma non cedetti e
improvvisamente il motore di sinistra ricominciò a produrre rumore, e in
circa mezzo secondo prese vita, con la lingua di fuoco rossa che raggiunse
una lunghezza di circa trenta centimetri. Il modello decollò con
un'accelerazione apparente di non più di quattro g e lasciata la rampa
oscillò solo alcune volte, spostandosi lateralmente di circa un metro
prima di diventare assolutamente stabile.

Foto SpainRocketry. Lo spettacolare decollo del
Deuce's Wild di Giacomo. Notare la caratteristica fiammata rossa del
motore Redline, notare che UN solo motore ha preso vita.

Foto SpainRocketry. Già molto alto di quota,
circa centoventi metri, il motore di sinistra si spegne e,
inaspettatamente, si accende quello di destra, realizzando così, come
giustamente sottolineato da José Luis, una sorta di bistadio. Il modello è
salito quasi perfettamente stabile nonostante i due episodi di propulsione
sbilanciata.
Perfetto, mi aspettavo di vedere ruotare
furiosamente l'intero modello sotto la spinta di un solo motore, ma in
quel momento compresi che il veicolo era già salvo qualunque cosa
accadesse. Circa al momento del burnout del motore destro osservai la scia
di fumo bianco ingrandirsi, il che indicava che anche l'altro motore si
era acceso, veramente curioso e addirittura inaspettato (cioè avevo
pensato che l'intero volo si sarebbe effettuato con un solo motore).
Quindi il modello raddoppiò la quota e rimase bassino, quanto si può
esserlo con seicentoquaranta Ns, naturalmente. Il modello dimostrò una
perfetta espulsione dei paracadute e Giacomo si era già avviato per
recuperarlo. Lo seguii e dietro di me anche Stefano. Lo raggiungemmo in
mezzo a un campo concimato popolato da un impressionante numero di mosche,
con in mano il suo modello e tutto il sistema di recupero sparso. Scambi
di complimenti, Giacomo aveva compiuto l'impresa per la quale valeva la
trasferta. Del resto un simile lancio si poteva fare solo nel bellissimo
campo spagnolo, veramente uno spettacolo a cui si doveva
assistere.
La tensione era ormai caduta, e ascoltavo Giacomo che
già faceva supposizioni sull'accensione. Di questo parleremo in lista più
avanti, anzi la faccenda dell'accensione di cluster di compositi mi
incuriosisce alquanto e per me rimane un bellissimo campo di
sperimentazione seria nel razzimodellismo, cose che hanno veramente molto
da insegnare.
Decidemmo che il raduno si era concluso, e fummo
veloci nel mettere via tutto. Alle sedici e un quarto ci riunimmo al
ristorante dell'aeroclub per il "pranzo", menù della casa. Alla fine del
pranzo vidi la signora Mari e Gerald e Andreu prendere in mano la tabella
riempita con la mia scrittura disordinata per ricomporla e per controllare
il tutto. Il risultato, sulla pagina di Josè, è veramente preciso (la
tabella è riportata in alto su questa pagina).

Foto SpainRocketry. Questa foto si chiama
"grupo final". Da sinistra Elisa, io, Stefano, Eva, la signora Mari,
Cinto, Gerald e José Luis.
Accosciati sono Giacomo e Andreu. Momento
straordinario.
Alle diciotto e trenta prendemmo la
decisione di trasformarci in turisti. La signora Mari ci fece da guida per
una veloce visita alla cattedrale di Lerida. Stupenda e piena di storia,
soprattutto una storia di devastazione dissennata. Ma la storia recente
dice che vi è uno sforzo di recupero della memoria, di ricostruzione nei
limiti del possibile e di divulgazione delle tante vicissitudini che
quest'opera dell'uomo ha passato.

Foto Xyz. L'ho ripresa dalla camera
dell'albergo con lo zoom, la cattedrale di Lerida.
Alle venti e quaranta doccia, poco dopo le
nove e trenta a cena. La cena è stata rilassante e nello stesso localino
in cui l'anno scorso io e Vyger aspettammo inutilmente il gelato, mentre
gli altri gozzovigliavano con i fritti. La signora Mari ci mostrò anche
una serie di foto di manifestazioni culturali incredibili, rievocazioni
storiche in costume, e che costumi, di una ricercatezza e di una
preziosità incredibili.
Fu il momento dei saluti, la spedizione
volgeva al termine. Salutammo Mari e Andreu, invitandoli da noi al
prossimo MIR. José Luis e Eva rimasero con noi in albergo, per poterci
salutare l'indomani al momento della nostra partenza. Così fu e lunedì
mattina la preparazione della macchina di Stefano fu una cosa laboriosa e
precisa. José ed Eva, grazie di tutto. Ci imbarcammo e le dodici ore di
viaggio tranquillissimo volarono allegramente, anche grazie ai dodicimila
caselli francesi. Trovammo a Torino il papà di Giacomo, e passai
con lui un quarto d'ora di chiacchiere di astronautica (grande
appassionato anche lui!), mentre gli altri sbaraccarono armi e bagagli. Mi
trovai così da solo con Stefano, per l'ultimo tratto di autostrada.
Improvvisamente mi squillò il telefonino, era Vyger dall'Olanda.
Salutammo Vyger e la Michaela e raccontammo dei lanci che avevamo appena
concluso. Vyger disse che eravamo come i pescatori, chissà cosa voleva
dire...
Ragazzi, chiudo qui il report della spedizione spagnola. Il
Razziraduno è ormai una tradizione, notate soprattutto l'impegno dei
nostri amici, la loro amicizia e la considerazione che essi hanno per noi.
Sono cose importanti, che testimoniano cosa si nasconde nel nostro hobby,
non solo il lancio di modelli di razzi. Ecco, quello che mi interessava
trasmettervi è soprattutto quello che non ho scritto precisamente mediante
le parole, non lo so se ci sono riuscito ma l'intenzione c'era. Vi
ringrazio per l'attenzione, e un pensiero particolare è per i nostri amici
spagnoli. L'anno prossimo dobbiamo veramente organizzare una spedizione
numerosa e cospicua. Ragazzi, non prendete impegni e cominciate fin da ora
a segnarvi l'anno prossimo la partecipazione al quarto
Razziraduno.
Ancora una cosa, questo è un ringraziamento personale
per José Luis, che di questo lunghissimo report ha fatto la traduzione in
catalano per metterla sul suo sito. José Luis è un grande
amico.
Cristiano
Leggi
la versione spagnola di José Luis Cortijos
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report Razziraduno 2003

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