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Quando il computer non
esisteva!
Gente
di Internet, lo sapete che una volta (e mica un secolo fa...) il
computer NON esisteva? Esistevano delle macchine complicatissime, degli
scatoloni pieni di schede elettroniche di dubbia affidabilità e di
scarsissime potenze di calcolo, ma il personal computer era ancora di
là da venire.
Bene,
in quell'epoca la gente per scrivere, per lavorare, per rapportarsi con
le altre persone doveva usare la macchina per scrivere.

Ecco,
lo so che ho dato una grossa spallata alle vostre radicate convinzioni,
pensate che addirittura nel mondo c'è gente che sostiene che nel 1969
due americani vestiti di buffissime tute hanno camminato sulla luna...
bof, il mondo è pieno di gente menzognera. Però DOVETE credermi, è
proprio così. La macchina per scrivere è nata concettualmente nel
settecento ma solo nel diciannovesimo secolo ha visto la sua reale
costruzione. Non farò qui la storia della macchina per scrivere
partendo dal cembalo scrivano per arrivare alla
Olivetti ET 2450 di sinistra memoria, però in questa pagina metterò
poco per volta qualche ricordo di gioventù personale e qualche dato
storico probabilmente poco conosciuto. Il mio lavoro verte sulle
macchine per ufficio e in tanti anni ho visto cose semplicemente
stupende ed incredibili. Inoltre ho la possibilità di fotografare
macchine bellissime e anche sconosciute ai più.

La
macchina per scrivere è il trionfo della meccanica di precisione e la
macchina calcolatrice è un vero miracolo dell'ingegno umano. Davanti ai
miei occhi sono passate migliaia e migliaia di macchine per ufficio e
io stesso sono in gradi di mettere le mani su alcune di esse per smontarle,
ripararle e... rimontarle sì da renderle nuovamente
efficienti e pronte a lavorare per la gioia dell'utente che NON usa il
computer per i più svariati motivi.


Devo
dire fin d'ora che non è per nulla facile smontare e rimontare una
macchina per scrivere o una calcolatrice meccanica, è un lavoro
solamente per seri professionisti ed è un lavoro oscuro e
misconosciuto, avaro di soddisfazioni economiche ma denso di
soddisfazioni personali perchè spinge il cervello a sviluppare
inventiva, capacità critica, di osservazione, di logica, di modifica e
di costruzione. Non c'è paragone con altre attività anche molto
interessanti. Chi dice che costruire un razzomodello sia difficile deve
prima vedere quanti pezzi sono contenuti in una Olivetti
Divisumma 24 (circa TREMILA) e sapere che esiste gente (molto
anziana oggigiorno) in grado di togliere TRECENTO pezzi per sostituirne
uno all'interno. E bisogna credere che la macchina deve essere poi
rimontata con precisissime fasature, rispettando un precisissimo e
rigoroso ordine cronologico per poi essere in grado di funzionare e
poter svolgere il lavoro per cui essa è stata progettata. Dico che
riparare una calcolatrice meccanica equivale al lancio di un missile
spaziale per complessità di procedure, per l'impegno che richiede e per
la precisione che è necessaria. E solo dopo molte ore di
lavoro la macchina è... pronta al "lancio" e il momento del
suo collaudo è qualcosa di tremendo, di ansiogeno ed è il momento della
verità: se qualcosa prima è andato storto per disattenzione o per un
piccolissimo errore, la macchina NON funzionerà e addirittura potrà
riportare seri danni. Se tutto è stato svolto alla PERFEZIONE la
macchina "canterà" e il riparatore si sentirà come il direttore di
lancio del Saturn V.
Queste
sensazioni per me sono NORMALI perché ancora oggi io lavoro con le
macchine per ufficio e mi capitano ancora abbastanza spesso. Qui sotto
alcune bellissime macchine che ho riparato recentemente. Se avete una
vecchia macchina per scrivere e volete rimetterla in funzione,
contattatemi per un appuntamento e vedremo di riportarla in vita.

* * * * *
Macchine
per scrivere che ho personalmente riparato o accarezzato!
Olivetti
Diaspron 82
Macchina per
ufficio manuale degli anni Sessanta. Affidabile, precisa e robusta,
progettata per lavorare moltissime ore al giorno. Non stanca
l'operatore grazie al cinematico particolarmente efficiente, basta che
la postura al tavolo di lavoro e alla sedia siano appropriati. Ancora
oggi riparabilissima.

Olivetti
Lettera 22
In
Italia è stata resa famosa dai grandi giornalisti, Indro Montanelli ed
Enzo Biagi, che ogni tanto la citano persino nei propri articoli. E' un
gioiello degli anni Cinquanta, meccanica stupenda e di precisione,
anche se non di eccelsa qualità della scrittura. Insomma, un muletto
affidabilissimo su cui contare in qualunque momento. Robustissima, è in
grado di funzionare anche se molto usurata: infatti chi ce l'ha in casa
se la tiene stretta e la tramanda ai figli. Ahimè, i figli delle ultime
generazioni non capiscono che gioiello hanno in mano e la dimenticano
in cantina, facendola arrugginire... Ne riparo ancora parecchie perché
i giovani che vogliono fare giornalismo devono fare l'esame di Stato
per forza con la macchina per scrivere e siccome non vengono più
prodotte, consiglio sempre di portarmi la vecchia macchinina del papà o
del nonno, che la sistemo abbastanza bene per correre il GP
dell'esame.

Questa celebre foto ritrae
Indro Montanelli seduto su una pila di libri al lavoro su una macchina
per scrivere. Molti riferimenti dicono che si tratti della sua
inseparabile Lettera 22 ma evidentemente la macchina che ha sulle
ginocchia NON è la Lettera 22. Potrebbe essere la piccola Olivetti
degli anni Quaranta.

Olivetti
Lettera 32
La meno
mitica Lettera 32, modello nato per sostituire la stupenda Lettera 22.
E' una macchina degli anni Settanta, progettata soprattutto per
facilità di produzione. E' la classica macchina per scrivere che si
teneva in famiglia, tutte le famiglie ne avevano una o la volevano,
pensando ai figli che dovevano entrare nel mondo del lavoro e sapere
usare la macchina per scrivere poteva dire avere qualche occasione
migliore. Non è un problema ripararla ancora per qualsiasi
inconveniente.
Olivetti
ICO
ICO
sta per "Industrie Camillo Olivetti". Questa portatile nasce alla fine
degli anni Trenta, ed è una vera macchina per scrivere portatile,
dotata di una valigetta di legno ricoperta in carta nera. Il fondo
della valigetta rimaneva fissato alla macchina per mezzo di due
levette, quasi tutti la usavano con il fondo attaccato. La piccola ICO
è oggi ancora rinomata ma quasi spariti i ricambi. Molto delicata
perché prodotta in tempi di autarchia (materiali poveri e di scarsa
resistenza), ma è carinissima. Ancora oggi si può osservare funzionante
da qualche parte (mio papà ce l'ha). In versione con la finitura a
buccia d'arancia grigio è relativamente più giovane, la prima serie ha
la verniciatura nero lucido. Se bella di carrozzeria e perfettamente
funzionante, può valere ancora parecchio.
Foto criscaso. Ed ecco la ICO pronta a scrivere
su un candido foglio di carta. Incredibile, vero? Eppure, dovreste
provare a picchiare sui tasti di questa macchina: i martelletti vengono
azionati dai tasti mediante ingranaggi invece che tiranti e la battuta
è precisissima e dolcissima.

Foto criscaso. Particolare dei caratteri della
Olivetti ICO (anni '30). Questa macchina per scrivere è una stupenda
portatile impiegata da giornalisti, medici e scrittori fino agli anni
'40. Molto delicata, ha anche un certo valore commerciale, ma SOLO se
in perfette condizioni

Olivetti
Valentine
Famosissima
macchinina dei primi anni Settanta. Design modernissimo e giovane, era
apprezzata dai giovani giornalisti. La meccanica è quella della Lettera
32. Particolare curioso: la valigetta era una specie di cestino entro
cui la macchina si infilava dall'alto e rimaneva agganciata con due
gommini. Infatti sul retro della macchina c'è il coperchio della
valigetta con la maniglia basculante. I giornalisti usavano la
valigetta verticale come cestino per la carta straccia.

Una Valentine passata per le
mie mani.
Olivetti
Studio 42
Anni
Quaranta. Non è una portatile, è una macchina per scrivere da tavolo
che può essere "spostata" perché era venduta con una valigetta di legno
rivestita di carta. Piuttosto delicata nella meccanica, è molto bella
ed elegante con manopole in bachelite. Se le manopole non sono
disintegrate (introvabili) e se la macchina non è caduta rovinosamente,
è possibile ancora farla scrivere. Non darà certamente mai una
scrittura perfetta ma farà la sua figura di oggetto di altri tempi.
Olivetti
M40
La
mitica Olivetti M40. La macchina per scrivere manuale per ufficio, che
invase gli uffici di Italia e del mondo. Ce ne sono ancora tante in
giro perché prodotta in numerosissimi esemplari. Sono particolarmente
affezionato a questa macchina, che ancora oggi è in funzione presso
alcuni affezionati anziani amici, perché è un gioiello di macchina.
Progettata e realizzata durante gli anni immediatamente precedenti alla
seconda guerra mondiale, è costruita con soluzioni tecniche
stupefacenti ma nel contempo con materiali poco robusti, specialmente i
martelletti che sono in metallo tenero e tendono a deformarsi con l'uso
intenso. Ma possiede una tastiera con un tocco dolcissimo perchè ogni
cinematico è dotato, singolarmente, di un microscopico cuscinetto a
sfera. Il tocco su questa macchina è straordinario. Chi la possiede, se
in ottime condizioni, ha certamente un piccolo capitale in
mano.
Adler
Junior 12
Questa è
una macchina per scrivere da studio, vale a dire non propriamente
portatile, bensì... "campale"! Tedesca, precisissima e fatta con
materiali eccellenti, è piuttosto delicata e richiede costante cura se
vogliamo avere un'eccellente scrittura. Anni Sessanta, con una
valigetta arrotondata che la rende faticosamente trasportabile, dato il
peso. Il caratteristico rumore della sua scrittura è il tipico marchio
di fabbrica della meccanica di precisione tedesca.
Adler
Tippa
In
pratica, è l'equivalente della Olivetti Lettera 22, ma non così famosa,
almeno in Europa. In Germania sì, evidentemente. E' una portatile di
elevata precisione, certamente superiore a quella di cui era dotata la
rivale italiana, ma più delicata e quindi più soggetta a visitare i
centri di assistenza. Molto sottile e leggera, è una macchinina di
altissima classe.
Hermes
Baby '70s
E questa è la portatile degli anni Settanta realizzata in Svizzera.
Inutile dire che è quasi un orologio, per precisione e per qualità
della scrittura, addirittura a livelli migliori della Adler Tippa di
cui sopra. E' un gioiello e ancora oggi ha quotazioni elevatissime se
in ottimo stato.
Hermes
Baby '50s
La versione
più antica della macchina di cui abbiamo appena parlato. Ultrapiatta,
carrozzeria di lamiera sottilissima, è carinissima e ha un design
caratteristico, caratterizzato dalle coperture delle bobine del nastro
apribili lateralmente mediante cerniera. Sì, insomma, due "orecchie"
basculanti. Non c'è pericolo di perdere la cappottina, ma le due parti
di metallo leggerissimo tendono a deformarsi facilmente. Se ne avete
una in casa avete un capitale in mano.
SIM
N. 6
E'
una delle tante marche italiane sorte e morte negli anni
Trenta-Quaranta, in tempi di autarchia e di crisi degli
approvvigionamenti. All'epoca si dava molta importanza alla filosofia
dell'arrangiarsi e nello stesso tempo del costruire macchine che
dessero alle aziende italiane attrezzature necessarie senza doverle
importare. Le aziende produttrici di macchine per scrivere fiorirono e
spesso ebbero vita breve, quasi sempre acquistate o rilevate al
fallimento da Olivetti. Questa macchinina è piuttosto rara, carina e
difficilmente riparabile se guasta in maniera grave.
Swissa
Piccola
Modello
particolare della Hermes, con un diverso marchio di
commercializzazione. Ma per nulla economica, anzi dotata delle stesse
caratteristiche di precisione della casa madre. Piuttosto rara, se in
perfette condizioni può valere parecchio.
Olivetti
Studio 44
La studio
dell'Olivetti degli anni Sessanta. Affidabilissima, robustissima,
praticissima, elegantissima. Certo, non precisa come le Adler e le
Hermes, ma vuoi mettere che la porti dappertutto, la tratti male, la
dimentichi in soffitta eppure ti funziona sempre?
Olivetti
M20
La mitica
macchina per scrivere italiana prodotta a partire dagli anni Venti
(donde il nome), è l'antesignana della M40. La M20 è la prima macchina
prodotta in grande serie dalla Olivetti, dopo la M1 di poco precedente
che non era un capolavoro della meccanica. Era destinata a fare
concorrenza ai prodotti americani, dei quali copia molte particolarità
tecniche. Rarissima, se in buone condizioni può valere cifre elevate.
Si
può riparare?
La
macchinina per scrivere Olivetti Lettera 32 che il papà ha comprato
quando era giovane e doveva fare i lavoretti per mantenersi agli studi
è CADUTA! Chi è stato? Le indagini, come al solito, non portano ad
individuare il colpevole, ma il fattaccio rimane... Abbiamo il caso di
una macchina con la carrozzeria spezzata e piegata: assistiamo alle
fasi della riparazione, del lavaggio della meccanica e a qualche
sostituzione. Seguirà un lungo lavoro di messa a punto e la macchinina,
pur recante cicatrici, riacquista le sue funzioni!
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